Mentre il bel tempo e l’allentamento delle tensioni internazionali rilanciano i flussi turistici lungo tutta la Penisola, e in attesa che l’ennesimo vero o presunto “caso-frisella d’oro” monopolizzi il dibattito estivo, dal Ministero del Turismo arrivano numeri che ridimensionano uno dei luoghi comuni più diffusi: la Puglia non è una destinazione cara.
Secondo i dati riferiti a maggio 2026, il prezzo medio nazionale delle strutture ricettive è pari a 134,90 euro a notte. In Puglia, invece, la tariffa media si ferma a 108,40 euro, quasi 30 euro in meno rispetto alla media italiana e sostanzialmente in linea con la vicina Basilicata (107,80 euro). Si tratta di valori inferiori anche a quelli registrati in Campania (125,50 euro) e in Umbria (137,80 euro). All’estremo opposto della classifica si collocano la Provincia autonoma di Bolzano, con una media di 252,60 euro, e il Lazio, dove il prezzo medio raggiunge i 205,40 euro.
Il confronto con i principali competitor del turismo mediterraneo rafforza ulteriormente il dato pugliese. La Grecia, spesso considerata la concorrente diretta della regione, presenta infatti un prezzo medio di 128,60 euro a notte, superiore a quello pugliese. Più elevati risultano anche i valori della Francia (132 euro) e, soprattutto, della Spagna (160,60 euro).
Il Ministero del Turismo evidenzia anche un altro indicatore significativo: il tasso di saturazione OTA, ossia la quota di camere e posti letto commercializzati e prenotati attraverso le grandi piattaforme online (Online Travel Agency). A maggio l’Italia registra un tasso medio del 55,10%, un risultato superiore a quello della Grecia (50,29%), della Francia (44,34%) e della Spagna (42,34%).
«A maggio – sottolinea il dicastero – i tassi di saturazione più elevati delle strutture ricettive commercializzate tramite OTA si registrano nel Lazio (66,90%), seguito da Toscana (57,56%) e Veneto (57,46%). Seguono Campania (56,21%), Liguria (55,04%), Lombardia (53,96%) e Sicilia (53,90%)». La Puglia si attesta al 51,13%, mentre la Basilicata raggiunge il 49,56%.
Un dato che lascia intravedere ulteriori margini di crescita, nonostante le criticità che hanno caratterizzato il mese di maggio sul fronte della mobilità. I disagi sulla rete ferroviaria e i numerosi cantieri lungo l’autostrada hanno inevitabilmente condizionato gli spostamenti, incidendo sulla piena accessibilità della destinazione.
«La Puglia non è una destinazione cara – commenta Marina Lalli, ex presidente di Federturismo – ma una destinazione molto richiesta. Alcune strutture di eccellenza applicano tariffe elevate durante l’alta stagione, ma l’offerta regionale nel suo complesso resta ampia, competitiva e con un ottimo rapporto qualità-prezzo. L’estate 2026 si prospetta positiva, grazie anche alla crescita della domanda internazionale. La sfida sarà distribuire meglio i flussi turistici e continuare a investire sulla qualità dell’offerta».



