—– IL 27 GIUGNO 2026 COMMEMORAZIONE DELL’84° ANNIVERSARIO DELL’ABBATTIMENTO DELL’S.M.79
Pesaro, 27 giugno 2026 – Il filo di speranza che non si spegne
Ad aprire la conferenza del 27 giugno 2026 è stato il Colonnello Francesco Angelini, Presidente della Federazione Provinciale di Pesaro e Urbino dell’Istituto del Nastro Azzurro, il quale ha salutato il Generale Gianni Spaziani dell’Aeronautica, il Maggiore Michele Ciuffreda del 28° Reggimento “Pavia”, Maurizio Piacentini in rappresentanza dell’Associazione Vigili del Fuoco e i rappresentanti delle associazioni presenti all’evento.
Il valore umano della memoria
Nel suo intervento, il Generale Gianni Spaziani ha restituito il senso più profondo della conferenza: andare oltre la ricostruzione del fatto militare per riportare alla luce l’umanità dei singoli, il dolore delle famiglie e il valore delle testimonianze custodite nel tempo.
«L’Associazione Aeronautica, come tutte le Associazioni d’Arma, ha tra i propri compiti quello di mantenere e tramandare la memoria e i valori di chi, in guerra o in pace, ha servito le Forze Armate. Però devo sottolineare il valore aggiunto di questa occasione, perché lavori come questo escono fuori da quella che è la normale narrazione. Il fatto militare della Battaglia aeronavale di Mezzo Giugno è conosciutissimo; è stato studiato e ne è stato riconosciuto il valore storico tanto che in questa occasione sono stati menzionati sia gli aspetti tecnici sia quelli militari: le armi, gli aerei utilizzati, le dinamiche dell’azione. Però quello che manca nella storiografia ufficiale, quella che si legge nella maggior parte dei libri, sono le storie dei singoli e il trasparire dell’umanità che c’è stata dietro questa azione. Una battaglia è una battaglia, e a noi militari la fanno studiare sin da piccoli per non ripetere gli errori che sono stati commessi in passato. Purtroppo queste testimonianze rimangono spesso orali, restano nel perimetro della famiglia e nell’interesse di qualcuno. […] Quando questi racconti li troviamo scritti nei libri, a volte purtroppo libri di nicchia che pochi conoscono e che rimangono circoscritti, oppure in occasioni come questa, dove c’è la possibilità di far conoscere quello che è stato fatto, allora si riesce a trasmettere un messaggio. […] È questo il messaggio che deve passare: certi valori, soprattutto il valore dell’umanità che c’è dietro questi combattenti.
Questa era gente comune. Sono tutti eroi. Sono diventati tutti, loro malgrado, eroi. Tutti hanno fatto la loro scelta: quella di tornare a combattere nonostante la malattia, dentro un certo “romanticismo dell’epoca”.
Riccardo Spina
Riccardo Spina, il più anziano dell’equipaggio, con i suoi trentatré anni, avrebbe potuto sottrarsi al servizio ma il senso del dovere, verso la Patria, ha prevalso. La sua storia restituisce il profilo morale di un uomo consapevole, non trascinato dagli eventi ma deciso a restare al proprio posto: lo dimostra la testimonianza dell’amico Enzo Cimaglia, trovata sul giornale “Il faro di Vieste” del 31 agosto 1950 e ricordata da Maurizio Polei.

«Lo salutai a Vicenza dove venne a trovarmi per l ‘ultima volta poco prima di partire per sempre, mi svelò i suoi timori, mi disse della sua convinzione di doversi arrischiare su mezzi esauriti dal lungo logorio ed ancora una volta, con le lacrime agli occhi, gli chiesi nel mio egoismo fatto di affetto e di attaccamento, di restare con noi. Sarebbe bastato un certificato medico, gli sarebbe bastato dire “non mi sento”. Dai suoi occhi trasparve il disappunto. Dovevo sapere, proprio io che gli ero stato fratello, dovevo sapere che nel consegnarmi la busta da passare al suo Dominicantonio era il presagio di non tornare più, era la decisione di non tornare indietro.».
(da www.portaledellememorie.it)



