È disponibile la nuova edizione di Viestombolando. Raccolta di racconti, aneddoti e curiosità della Vieste del Novecento nella “tombola senza numeri”, il volume di Antonio Traja che torna in libreria in una veste ampliata e arricchita con nuovi racconti, fotografie e soprannomi della tradizione viestana.
Medico di professione, Antonio Traja affida alle pagine del suo libro un patrimonio di memoria collettiva, convinto che l’italiano sia la lingua della scrittura, ma che per raccontare davvero una storia serva il dialetto viestano. «La lingua nostra – sostiene – incolla bene le storie e le fa vedere». Un idioma che, come tutti i dialetti, possiede una straordinaria forza narrativa, capace di spalancare non solo le orecchie, ma anche gli occhi.
Il volume raccoglie fatti realmente accaduti, curiosità, aneddoti e testimonianze che restituiscono uno spaccato autentico della Vieste del Novecento. Un racconto corale costruito attraverso parole, immagini e i volti dei personaggi che hanno popolato la storia del paese, trasformando la memoria in uno strumento di condivisione e identità.
Nella presentazione del libro Traja scrive: «A una certa età, quando il futuro è più breve del passato, alcune persone sentono la responsabilità di lasciare in eredità non solo alla famiglia, ma alla propria gente, la memoria di quegli universi di conoscenze, relazioni e luoghi che li hanno formati e hanno permesso loro di realizzarsi professionalmente. C’è chi racconta, chi dimentica, chi preferisce non parlare e chi, invece, sceglie di scrivere. Viestombolando nasce proprio da questa esigenza: custodire e tramandare la memoria di una comunità».
L’originalità dell’opera risiede anche nella celebre “tombola senza numeri”, un’idea nata anni fa dall’esperienza di OndaRadio e divenuta oggi uno degli elementi più caratteristici del volume. Si tratta di una vera tombolata, completa di cartelle e tombolone, ma con una singolare particolarità: al posto dei tradizionali numeri vengono estratti i soprannomi della toponomastica familiare viestana.
Così non si chiamano più il “30”, il “42” o il “77”, ma soprannomi come accappavuccid, sparafucil e nzacca r’cott, utilizzati esclusivamente nello spirito del divertimento e senza alcun intento denigratorio. Ogni cartella riporta quindici soprannomi, proprio come una normale cartella della tombola contiene quindici numeri, dando vita a momenti di irresistibile comicità, nei quali si intrecciano identità, battute, memoria e riflessione sulla lingua locale. Emblematica la domanda che riecheggia durante il gioco: «Kieto scus, è stet fatt la quatern?».
Tra gioco e memoria, Viestombolando diventa così molto più di una raccolta di racconti. È un viaggio tra le “madeleine proustiane” della comunità viestana, capace di far ritrovare non solo i tanti personaggi che hanno segnato la vita del paese, ma anche quella genuinità che rappresenta un patrimonio da custodire.
Il dialetto racconta la storia di una comunità: è la sua etichetta, le sue radici, la sua carta d’identità. Per questo va salvaguardato e tramandato. Viestombolando non è un libro nostalgico, ma una boccata d’ossigeno puro, un invito a riscoprire il valore della memoria. Perché senza memoria non esiste identità e senza tradizione non esiste continuità.
n.
Note per la nuova Edizione
Durante i due anni trascorsi dalla prima edizione, ho assistito ad un riscoperto interesse del proprio passato e ad una ricerca delle proprie radici da parte dei lettori.
Ricordi coperti dalla polvere dell’oblio sono riaffiorati improvvisamente alla memoria, portando con sè nuove storie e aneddoti che in tanti hanno sentito il bisogno di raccontarmi.
E poi quella voglia di esserci o semplicemente di ritrovare il proprio soprannome di famiglia per riscoprirsi parte di una comunità e di un vivere collettivo.
Da qui la necessità di procedere non ad una ristampa ma ad una nuova edizione arricchita da altri racconti, soprannomi e foto fattemi pervenire e/o ricercate.
Ne è venuto fuori un libro che pur mantenendo la copertina e l’impostazione della prima stesura, si presenta come un lavoro nuovo, e offre al lettore l’opportunità di arricchire il suo bagaglio di conoscenza sulla storia del novecento viestano.
Antonio Traja
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