Il trentacinquenne, assassinato a colpi di fucile in località Defensola, era considerato vicino al gruppo riconducibile a Marco Raduano. Arrestato nel 2022 per aver favorito la latitanza di Gianluigi Troiano, il suo nome compare anche nelle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Matteo Pettinicchio, che lo descrive come una fonte di informazioni sugli equilibri criminali del Gargano
L‘omicidio di Antonello Scirpoli, 35 anni, conosciuto negli ambienti criminali con il soprannome di “Musulin”, riporta ancora una volta l’attenzione sulle dinamiche della criminalità organizzata del Gargano. L’uomo è stato assassinato nella tarda serata di ieri in località Defensola, nelle campagne di Vieste, mentre viaggiava a bordo di uno scooter. Un’esecuzione compiuta con colpi di fucile che, per modalità e contesto, viene letta dagli investigatori come un possibile agguato di matrice mafiosa.
Scirpoli era un nome già noto alle forze dell’ordine e alla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Negli ultimi anni era finito al centro di importanti indagini sulla criminalità viestana, in particolare per il suo presunto ruolo di sostegno alla latitanza di Gianluigi Troiano, detto “U’ Minorenne”, storico esponente del gruppo criminale riconducibile a Marco Raduano, entrambi oggi collaboratori di giustizia.
Il 16 dicembre 2022 i carabinieri eseguirono un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Antonello Scirpoli e di Luciano Calabrese, conosciuto come “Cupptiell”, quest’ultimo ritenuto vicino agli ambienti della Società foggiana e imparentato con la famiglia Moretti.
Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia, i due avrebbero garantito a Gianluigi Troiano, allora ricercato dopo l’evasione dagli arresti domiciliari avvenuta nel dicembre 2021, appoggi logistici, ospitalità, denaro, mezzi di trasporto e coperture per consentirgli di sottrarsi alle ricerche.
Per gli inquirenti quel sostegno contribuiva ad agevolare il clan facente capo a Marco Raduano, considerato uno dei gruppi mafiosi dominanti sul territorio di Vieste.
Durante la stessa operazione, nell’abitazione di Luciano Calabrese furono sequestrati anche oltre 900 grammi di hashish, circostanza che determinò per lui un ulteriore arresto per detenzione ai fini di spaccio.
La figura di Scirpoli emerge anche nelle dichiarazioni rese nel 2025 dal collaboratore di giustizia Matteo Pettinicchio, ex esponente di primo piano del clan Li Bergolis-Miucci.
Nel corso dell’interrogatorio, Pettinicchio racconta di aver condiviso con Scirpoli prima un periodo di detenzione a Foggia e successivamente quello nel carcere di Benevento.
Secondo il pentito, fu proprio Scirpoli a riferirgli numerose informazioni sugli equilibri criminali di Vieste, sui rapporti interni al gruppo di Marco Raduano e sulla latitanza di Gianluigi Troiano.
Pettinicchio sostiene che Scirpoli gli raccontò anche del periodo trascorso da Troiano a Foggia durante la sua fuga, riferendo episodi e dinamiche che riguardavano gli spostamenti del latitante e i suoi rapporti con altri esponenti della criminalità organizzata.
Il nome di “Musulin” compare anche nella corrispondenza sequestrata agli investigatori durante la detenzione di Matteo Pettinicchio.
In una lettera indirizzata a Enzo Miucci, boss reggente dell’omonimo clan garganico detenuto a Palermo, Pettinicchio racconta di aver ricevuto conferme “da uno di Vieste” appena arrestato, identificato proprio in Antonello Scirpoli, sulle tensioni e sui mutati equilibri criminali all’esterno del carcere.
Nella missiva emerge il clima di forte preoccupazione vissuto dagli appartenenti al gruppo Li Bergolis-Miucci, convinti che fuori dal carcere fossero in corso profondi cambiamenti negli assetti mafiosi e negli interessi economici sul territorio garganico.
Tra i passaggi più significativi delle dichiarazioni di Pettinicchio vi è anche il riferimento all’odio maturato nei confronti di Gianluigi Troiano.
Interrogato dalla Dda, il collaboratore di giustizia ha affermato senza esitazioni che il gruppo dei Li Bergolis-Miucci stava cercando Troiano con l’intenzione di ucciderlo.
Secondo il suo racconto, il latitante sarebbe stato ritenuto responsabile di un presunto tradimento ai danni di Enzo Miucci, in particolare per il ruolo che avrebbe avuto nell’omicidio di Omar Trotta, delitto consumato nel luglio 2017.
Alla domanda del pubblico ministero sul motivo della ricerca di Troiano, Pettinicchio rispose in maniera netta: “Lo dovevamo ammazzare”.
L’uccisione di Antonello Scirpoli si inserisce in un contesto criminale che negli ultimi anni è profondamente cambiato.
Da un lato la scelta di collaborare con la giustizia di figure di primo piano come Marco Raduano e Gianluigi Troiano, dall’altro le dichiarazioni di collaboratori provenienti dal fronte opposto, come Matteo Pettinicchio, hanno consentito agli investigatori di ricostruire molti degli equilibri interni alle organizzazioni mafiose del Gargano.
L’omicidio di “Musulin” rappresenta ora un nuovo episodio sul quale gli investigatori sono chiamati a comprendere movente e possibili collegamenti con gli assetti attuali della criminalità organizzata garganica.
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