Oggi, come tutti i giorni, ricordiamo Don Giorgio a 5 anni dalla sua morte in terra.
Ora è dinanzi a Dio.
Un ricordo a chi ha rappresentato tanto nella vita di ognuno di noi.
Rocco Ruggieri
I PRIMI 5 ANNI DALLA DIPARTITA DI DON GIORGIO TROTTA. “SORELLA MORTE” IL SUO TESTAMENTO SPIRITUALE
VIENI, SORELLA MORTE, DA SEMPRE ATTESA; VIENI, PORTA DELLA VITA, DESIDERATA E INVOCATA; VIENI, NUOVO ESALTANTE INIZIO;
VIENI, AMICO GESÙ’, AD APRIRE LA PORTA. SPALANCAMI IL TUO CIELO,
DOVE SARO’ CON TE PER L’ETERNITÀ’.
NON TEMO LA MORTE,
MI E’ COMPAGNA DI CAMMINO E INGRESSO ALLA VITA VERA.
Quando giungerò al limitare della morte, benedirò il Signore per questo dono che mi regalerà la vera vita. Bandisco la paura da questa ultima esperienza umana e invoco con forza il Signore di concedermi, malgrado la mia debolezza e i miei peccati, il premio desiderato: Lui Padre, Figlio e Spirito Santo.
Volgo indietro il mio sguardo e con gratitudine ringrazio il Signore,
- Che mi ha concesso di nascere in famiglia cristiana
- Che mi ha fatto vedere la luce della vita e della fede lo stesso giorno, 6 aprile 1942, lunedì di Pasqua,
- Che mi ha concesso di essere cresciuto e formato nella conoscenza della fede,
- Che mi ha fatto sentire fortemente il dono della vocazione e in tenera età di avermi trapiantato in Seminario,
- Che mi ha donato il Sacerdozio e dato possibilità di svolgere il ministero sacerdotale:
- Per tredici anni come educatore e formatore nel Seminario
- Per otto anni come parroco a S. Maria della Libera in Rodi Garganico.
- Per otto anni nella parrocchia di San Giuseppe Operaio a Vieste,
- Per avermi portato per un anno a contemplare in Terrasanta il mistero della Trasfigurazione sul Monte Tabor,
Per avermi lasciato per il restante dei miei anni come quasi parroco e rettore del Santuario S. Maria di Merino in Vieste.
Di fronte a questi impegni della mia vita secerdotale, mi prende un desiderio grande di invocare la bontà del Signore, perché abbia pietà di me per l’insufficienza della mia vita di santità. Se fossi stato santo, quale segno avrei impresso al mio apostolato! Avrei trasformato tutto questo in grazia.
Tuttavia ritengo che lo Spirito Santo abbia saputo supplire alla mia carenza, infondendo il suo dono. Per cui quel popolo, che temporaneamente ha camminato con me sulla via della salvezza, se pur non ha potuto sostenersi sul mio impegno di santità, ha potuto godere della grazia dello Spirito per il Corpo e il Sangue del Cristo, sparso per noi.
Il grande rammarico della mia vita, Signore, è il non aver saputo accogliere l’anelito alla santità che, se pure è stato il mio assillo quotidiano, non è diventato realtà. Non sono santo, ma penitente davanti a Te, misericordia infinita. Ti chiedo pietà, ma non considero la mia vita sciupata, perche spesa interamente per te. Non ho desiderato altro che Te,
Signore, la tua gloria, le anime. Tu sei stato il protagonista del mio apostolato. Se qualcosa di buono ho potuto fare, è grazie a Te e per Te, cui sono intimamente e personalmente legato. Per conto mio, Gesù, non posso che ringraziarti per l’eternità per avermi fatto figlio della tua Chiesa e l’essere unito a Te nel sacerdozio, Gesù.
La Chiesa, sgorgata dal tuo Sacratissimo Cuore per essere il tuo popolo di salvati, è la mia casa, il mio luogo, il mio rifugio. Anche se della Chiesa ho potuto assaporare la sua dolce maternità, ho anche gustato l’amaro calice della incomprensione; io amo la Chiesa nonostante tutto. E prego il Signore perché Lei sappia essere madre amabile e misericordiosa, casta e povera per tutti. La Chiesa è l’amore di Gesù. E l’amore è sempre accogliente, perdono, amabilità. La Chiesa sei Tu, Gesù luogo e rifugio di salvezza, che sfama d’amore i suoi figli.
Il sacerdozio! Quante cose Gesù, ho imparato sul sacerdozio! Prima di tutto che è la mia vera vita, in quanto mi unisce a Te nell’essere e nella persona.
Io sono tuo, nonostante e malgrado la mia indegnità ed estrema povertà.
Gesù sei stato tanto buono verso di me che hai voluto coprirmi della tua pienezza sacerdotale, rendendomi con te vittima e santificatore. lo tremo dinanzi a questa mia grandezza non meritata e sono certo che laddove non riesco da me ad essere Te, sei Tu a rendermi Te.
La vergine Maria, madre amorevole e tenerissima, da sempre ha voluto prendermi sotto la sua protezione e condurmi per le amene vie della grazia.
Che sarei diventato senza la sua guida materna? Non oso neanche immaginarlo, Maria, madre mia e mia guida!
Un ribelle, una umanità perduta! Grazie per avermi afferrato e portato a Gesù Eucaristia, mia luce di salvezza. Ti ho amato come Madre Purissima nel Seminario, come Madonna della Libera, come Annunziata di Merino.
Avete voluto o Gesù, pormi accanto la splendida figura sacerdotale di don Antonio Spalatro, che mi ha accompagnato per tutta la vita. Ho posto sotto gli occhi dei Viestani un Santo, ma che non è riuscito a santificare me.
Per tutto quello che io ho fatto per lui, credo che non avrà il coraggio di non portarmi come intercessore davanti a Dio! A Gesù Eucaristia, l’ultimo pensiero della mia vita. O Gesù Eucaristia, se avessi compreso appieno questo tuo dono alla Chiesa, all’umanità tutta, a me in particolare! Non ti ho servito, pregato, amato, e celebrato adeguatamente! Spesso sono stato solo un impiegato del sacro, un officiale dell’Eucaristia.
Ma nel mio cuore ci sei solo Tu, o Gesù.
Chiedo perdono per tutte le volte che non ti ho saputo ricevere, darti, predicarti, o Gesù Eucaristia. La mia fragilità è grande, ma più grande il Tuo amore per me.
Lo grido a tutti, perché meglio di me, ti sappiamo amare, o Gesù Eucaristia.
E bello per me pensare di poter venire, in vostra compagnia, a vedervi e cantare con tutto il Paradiso e l’eterno cantico di lode per il quale sono stato chiamato ad essere per un singolare dono d’amore della Trinità, ministro.
Grazie, mio Dio, grazie.
LE MIE VOLONTA’ IN MORTE
– II mio vestimento nella bara: contrariamente all’usanza di fare indossare l’abito liturgico violaceo, desidero essere vestito di camice e di casula bianca mariana. L’ho fatta confezionare per questo scopo e reca sul petto oltre che simboli mariani, la scritta MAGNIFICAT. Voglio che sia istuito da subito la mia scelta mariana. Da Maria, e in sua compagnia, voglio vivere quegli istanti del mio cammino di fede davanti a Dio. Lei, la mia guida e anche la mia accoppiatrice e la mia avvocata.
– Voglio stringere in quegli istanti fra le mie mani il mio Rosario bianco, la catena dolce che mi lega a Maria. Non dimentico di essere schiavo di Gesù per mezzo di Maria, anche se non ho saputo vivere lo spirito di questa schiavitù.
– Sul mio petto riposi per gli ultimi istanti in questa bara il calice che mi ha fatto con Gesù sacerdote e vittima per questa mia ultima celebrazione.
– Mio ultimo desiderio è di essere funerato a S. Maria di Merino. Da quel sacro recinto, dedicato a Maria, voglio salire a Dio, sperando che Egli, tramite la Mamma sua e mia, mi riceva nella sua dimora eterna.
– E non oso sperarlo, ma lo chiedo umilmente, se fosse possibile, trovare, nel giardino di S. Maria, un angolino dove far riposare, in attesa della risurrezione finale, questi miei poveri resti. Ho servito Maria in due suoi Santuari Diocesani: Rodi Garganico e S. Maria di Merino. Qui, come sentinella, attendere la Beata Risurrezione.
Vieste, festa dell’Assunta 2020
don giorgio trotta
DON GIORGIO TROTTA
è nato a Vieste il 6 aprile 1942 e lo stesso giorno fu battezzato nella chiesa di S. Croce.
Il 5 novembre 1954 entrò nel Seminario Arcivescovile “S. Cuore” di Manfredonia e nel 1959 nel Pontificio Seminario Regionale di Benevento
Il 23 luglio 1967 fu ordinato sacerdote da S.E. Mons. Andrea Cesarano nella Cattedrale di Vieste.
Dopo due anni nel Seminario Arcivescovile di Manfredonia come educatore, nel settembre del 1969 fu nominato Vice-Rettore nel Pontificio Seminario Regionale di Benevento.
Rientrò in diocesi come vice Rettore e poi Rettore nel Seminario Arcivescovile.
Nel 1980 fu nominato parroco nel Santuario “S. Maria della Libera” in Rodi Garganico.
Il 10 gennaio 1988 fu trasferito come parroco a “S. Giuseppe operaio” in Vieste.
Il 1° settembre 1997, dopo un anno sabbatico trascorso al Monte Tabor, in Terra Santa, fu nominato parroco presso il Santuario S. Maria di Merino, dove è rimasto fino alla fine dei suoi giorni.
Nel 2005 è stato nominato postulatone diocesano nella causa di canonizzazione e beatificazione del servo di Dio don Antonio Spalatro.
All’alba del 6 luglio 2021 ha concluso il suo pellegrinaggio terreno.



