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VIESTE/ IN AULA L’EX ASSESSORE CHE HA DENUNCIATO LE IPOTESI DI REATO: “CLIMA DI PAURA, IO LASCIATO SOLO”. LA REPLICA DEL SINDACO

Il consigliere Tano Paglialonga ha formalizzato il passaggio all’opposizione. La maggioranza ha lasciato l’aula durante il suo intervento, la seduta è stata sciolta per mancanza di numero legale. Il caso riguarda le ipotesi di reato contestate al sindaco e all’ex assessore regionale Starace.

Questa mattina, mercoledì 29 luglio, il consigliere comunale di Vieste Tano Paglialonga ha annunciato il passaggio dalla maggioranza all’opposizione durante la seduta del Consiglio comunale.

Paglialonga aveva chiesto di intervenire in Consiglio per illustrare ai cittadini le motivazioni del suo cambio di campo e per affrontare – nella sede istituzionale – le questioni legate al presunto tentativo di concussione che coinvolge il sindaco e l’ex assessore regionale al Turismo Graziamaria Starace, vicenda su cui sono in corso gli accertamenti dell’autorità giudiziaria.

Durante il suo intervento, tuttavia, prima l’ex assessore regionale Graziamaria Starace e poi i consiglieri seduti tra i banchi della maggioranza, su invito del primo cittadino Giuseppe Nobiletti, hanno abbandonato l’aula, facendo venire meno il numero legale. Il presidente ha quindi dichiarato sciolta la seduta per mancanza di numero legale. 

“Quello che è accaduto in aula è, a mio giudizio, di una gravità inaudita. Quando stavo affrontando un tema così delicato, la maggioranza ha scelto di abbandonare l’aula facendo venir meno il numero legale e impedendomi di concludere il mio intervento”.

Nel suo intervento in aula, Paglialonga ha descritto un clima di pressione sociale che, a suo avviso, si è diffuso nella comunità di Vieste dopo la sua scelta di collaborare con le forze dell’ordine in qualità di testimone. Ha ricordato la vicenda di un barista siciliano che, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, aveva denunciato gli estortori ritrovandosi poi isolato dalla comunità per paura di ritorsioni, tracciando un parallelo con la situazione attuale.

“Sostenere oggi, in un paese che si fregia di essere simbolo della legalità in tutta la provincia, dove è nata la prima associazione antiracket, si sta ripetendo lo stesso clima di paura e isolamento a che fisse quel barista siciliano” ha dichiarato in aula.

Paglialonga ha riferito di aver registrato un calo di clienti nel suo negozio di abbigliamento e di quelle del padre, e poi ha denunciato che persino mettere un “mi piace” ai suoi post sui social sarebbe diventato, secondo quanto gli viene riferito, un gesto da fare di nascosto, con chi lo fa che verrebbe “immediatamente avvicinato, ripreso e ammonito”.

“In qualità di pubblico ufficiale, rivestito dalla carica di consigliere comunale, non dovevo far finta di non aver visto e sentito, soprattutto in un comune che ama definirsi il comune della legalità. Secondo alcuni avrei dovuto negare tutto davanti al tenente dei carabinieri, secondo altri avrei dovuto rifiutare la collaborazione con le forze dell’ordine, perché queste cose non si fanno. Avrei dovuto essere omertoso, lasciare che un imprenditore venisse schiacciato da chi, grazie al proprio ruolo, poteva decidere del suo futuro economico, farlo sopravvivere o farlo morire”.

Il consigliere ha spiegato di essere testimone diretto di un’ipotesi di reato denunciata da Alessandro Corso – compagno di sua sorella ed ex marito di Graziamaria Starace, precisando che il segreto istruttorio gli impedisce di riferire pubblicamente i dettagli che hanno portato il pubblico ministero a emettere l’avviso di garanzia.

Ha criticato la scelta della maggioranza di considerare gli indagati innocenti a prescindere e ha respinto la ricostruzione che lo vorrebbe come un traditore mosso da interessi personali, definendola “una narrazione comoda costruita per spostare l’attenzione dalla notizia dei reati”.

“Io sono contento dalla mia scelta, la notte posso dormire tranquillo con la mia coscienza” – ha dichiarato in aula.

Nel post su Facebook, Paglialonga ha infine ribadito la propria intenzione di continuare a svolgere il ruolo di consigliere “con serietà, rispetto delle istituzioni e senso di responsabilità”, affermando che “la trasparenza e la democrazia non si proclamano a parole: si dimostrano garantendo il confronto, permettendo ai cittadini di ascoltare tutte le posizioni e affrontando ogni questione nelle sedi istituzionali, senza sottrarsi al dibattito”.

foggiatoday

La replica del sindaco

Al termine del Consiglio comunale, il sindaco Giuseppe Nobiletti ha replicato alle accuse dell’ex assessore. “Quella raccontata da Paglialonga è la sua versione, che a noi non interessa”, ha dichiarato, aggiungendo di non voler entrare nel merito dell’inchiesta giudiziaria. “Conosciamo poco dell’attività di indagine, attendiamo con fiducia i suoi sviluppi e parleremo quando sarà il momento”. Nobiletti ha inoltre spiegato la scelta della maggioranza di lasciare l’aula: “Credo che tutti i consiglieri non volessero sentire oltre, sentirsi abusati in un certo qual modo, per questo si sono alzati e se ne sono andati”. Il primo cittadino ha infine ribadito la compattezza della maggioranza consiliare.