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SANITÀ/UN TETTO PER LE CURE FUORI PUGLIA, OLTRE LA SOGLIA PAGA IL PAZIENTE. PREVISTE LE INTESE CON 5 REGIONI

Accordi con Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Campania. Reparti rimodulati per più interventi e meno viaggi della speranza.

L’obiettivo non è più prorogabile: ridurre drasticamente i 246 milioni di euro spesi, in un anno, per consentire ai pugliesi di ricoverarsi nelle strutture sanitarie del Nord. Non si tratta di interventi salvavita e di patologie gravissime per le quali altrove hanno picchi di eccellenza medica e chirurgica che in Puglia ancora non ci sono. Si tratta di interventi di routine affrontabili, alle stesse condizioni, negli ospedali pugliesi.

Per centrare l’obiettivo, la giunta regionale, sotto la regia dell’assessore Donato Pentassuglia, si appresta ad approvare cinque delibere. Una per ciascuna delle Regioni che maggiormente attraggono pugliesi nelle proprie strutture: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Campania. Qui si spendono i 246 milioni di euro in ricoveri, dei 345 milioni complessivi sostenuti dalla Puglia nel 2025. La parte residua, pari a 99 milioni di euro, è prevalentemente destinata a prestazioni ambulatoriali, sempre al Nord.

Le delibere conterranno le indicazioni per accordi bilaterali con ciascuna Regione per tentare di invertire la marcia nei mesi che restano del 2026 e che saranno un buon test per il 2027. Accordi obbligatori perché previsti dalla legge di stabilità nazionale entrata in vigore il 1 gennaio del 2025 che, in estrema sintesi, riconduce il diritto alla libera scelta del luogo di cura che ogni cittadino può esercitare, all’interno di una programmazione finanziaria ed economica che sia equilibrata, riducendo i disavanzi e monitorando le liste d’attesa. Esattamente il caso della Puglia: scegliere dove curarsi è un diritto, a patto che sia per comprovate ragioni e non rischi di mandare sotto sopra i conti pubblici.

La nuova normativa nazionale capovolge il meccanismo di rimborso tra le Regioni sin qui applicato: non si paga più a fine anno, con un totale che corrisponde ai ricoveri eseguiti (difficili da prevedere), ma si stabiliscono preventivamente il numero di ricoveri e di prestazioni ambulatoriali necessari in un anno e, una volta raggiungo il budget, non sarà più possibile autorizzare nulla.

In buona sostanza: superata la soglia, chi vorrà comunque operarsi fuori, lo farà a spese proprie. Ma certamente a questo si deve arrivare, sapendo di aver garantito in Puglia una mole di interventi, ricoveri e prestazioni ambulatoriali sufficienti a coprire quello che eventualmente verrà tagliato dal budget delle cure fuori regione. E nei giusti tempi d’attesa. Ed è su questo che si sta lavorando in queste ore. Anzitutto analizzando le prestazioni che più di tutte determinano la fuga oltre i confini regionali: interventi di protesi agli arti inferiori, alle vertebre e di chirurgia bariatrica (obesità). Dunque, partendo da questi dati, si interverrà sulla rete ospedaliera pugliese su due aspetti: il personale e il modello organizzativo. Più chiaramente: per diminuire gli interventi di protesi d’anca effettuati al Nord (una delle voci che costa di più), bisognerà aumentarli in Puglia. Quindi le strutture che sono già specializzate in questo, come ad esempio l’ospedale di Putignano nel Barese, quello di Copertino nel Leccese, o anche il nuovo ospedale Monopoli-Fasano, dovranno aumentare gli interventi giornalieri, contando su un apporto maggiore di personale (anestesisti, chirurghi ortopedici, infermieri).

Così si farà anche con la chirurgia bariatrica che, ad esempio, nell’Ircss «De Bellis» di Castellana potrebbe essere intensificata. Fino a quando ogni Asl non avrà definito il proprio fabbisogno di personale, sarà necessario ridistribuire medici, infermieri e operatori verso le strutture chiamate ad aumentare l’attività, sottraendoli ai reparti oggi meno produttivi. È il caso di alcuni reparti che, come avvenuto nel leccese, i direttori generali hanno più volte tentato di accorpare durante l’estate perché il personale risultava insufficiente, senza però riuscirci a causa delle proteste dei territori. Una riorganizzazione che ora appare inevitabile: il piano operativo triennale, da presentare ai ministeri entro settembre, dovrà infatti dimostrare come la Puglia intenda riportare in equilibrio i conti della sanità dopo il disavanzo record del 2025.

corrieredelmezzogiorno