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Martedì, 07 Luglio 2020 14:53

I Giornali locali: martedì 7 luglio

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AVVISO PUBBLICO
Concessione sostegno economico alle aziende zootecniche locali con animali da latte, danneggiate a causa dell'emergenza COVID-19

La Giunta Comunale, con deliberazione n. 122 del 08 luglio 2020, ha disposto la concessione, a richiesta, di un sostegno economico a favore del sistema zootecnico locale, per alleviare in parte alla perdita di reddito subita. Si tratta di un aiuto forfettario, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili.
Si invitano, pertanto, le aziende zootecniche con animali da latte, con residenza in questo Comune, che hanno visto contrarre l’attività produttiva a causa dell'emergenza COVID-19, a segnalarlo all’Assessorato all’Agricoltura del Comune di Vieste, entro e non oltre il prossimo 21 luglio 2020, anche mediante messaggio pec all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Saranno esclusi dalla presente iniziativa di sostegno i concessionari di fida pascolo, che saranno beneficiari di specifica misura e le aziende zootecniche con animali da latte già beneficiarie di aiuto forfettario da parte di questo Ente.

Si invita a specificare nella segnalazione, oltre ai dati del firmatario e di quelli aziendali (numero di animali da latte allevati) che l’attività d’impresa è stata danneggiata a causa dell’emergenza COVID-19 (indicando oggettivamente la percentuale di contrazione delle vendite).

E’ indispensabile allegare alla segnalazione:
- copia registro di stalla (ovino-caprini) aggiornato;
- copia registro di stalla (bovini) aggiornato;
- copia del fascicolo aziendale AGEA aggiornato;
- copia del documento di identità in corso di validità.
I dati personali saranno trattati esclusivamente per la finalità del presente Avviso

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Martedì, 07 Luglio 2020 10:01

7 Luglio/ LA STORIA DI COLOMBINO

Alla corte vivevano solo uomini forti e intelligenti. Soltanto Colombino era una nullità. Se qualcuno gli diceva: «Vieni a combattere!», rispondeva: «Io sono più debole di te». Se qualcuno lo interrogava: «Quanto fa due volte sette?», rispondeva: «Sono più ignorante di te». Se qualcuno lo invitava a saltare un ruscello, replicava: «Non ne sono capace». Il re, allora, gli chiese: «Colombino, che cosa vuoi diventare?». Ed egli rispose: «Non voglio diven­tare, sono già Colombino!».

PETER BICHSEL

Peter Bichsel, che abbiamo già avuto occasione di citare, è uno dei più noti scrittori svizzeri contemporanei, autore di racconti, molti dei quali composti per bambini, come questa Storia di Colombino. Il con­trasto tra chi considera la forza, la cultura e l'abilità come i valori deci­sivi e chi sceglie la coerenza con se stessi e la propria identità, coi suoi limiti e i suoi valori, è descritto in modo limpido e incisivo. Vorrei sot­tolineare l'aspetto fondamentale della risposta di Colombino: egli ac­cetta se stesso, senza lasciarsi tentare dall'orgoglio e dall'illusione. Credo sia capitato a molti di incontrare persone che per tutta la vita hanno costretto se stesse a essere diverse dalla loro identità profonda.

Vivendo in una sorta di autoinganno permanente, hanno cercato di ammantarsi di intelligenza mentre erano ignoranti, di benessere e forse erano di estrazione modesta, di rigore morale pubblico mentre praticavano vizi privati, di sicurezza di sé ed erano invece incerti e timorosi. Anche se queste menzogne diventavano per loro verità, gli altri scoprivano che «il re era nudo». E così si attuava quella situa­zione imbarazzante per cui alla fine tutti sapevano la realtà e solo l'illuso continuava nel suo sogno. Ritorniamo, allora, al proposito del Salmista: «Non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze, ma sono tranquillo e sereno...» (131,1-2).

Gianfranco Ravasi

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La nostra è una storia di amore. Amore per la cucina e amore per questa terra. Abbiamo unito queste passioni ed è nato il ristorante Piazzetta Petrone. In una struttura unica nel suo genere nella quale possiamo esprimere tutto il nostro entusiasmo, tutta la nostra voglia di novità nel solco della tradizione della cucina pugliese. Siamo orgogliosi di accogliervi presso il nostro ristorante e di farvi gustare il meglio della nostra cucina.

Ristorante Piazzetta Petrone

via monsignor Palma, 41 - Vieste -

info: 0884-706453 /3479164243

www.ristorantepiazzettapetrone.it

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Lunedì, 06 Luglio 2020 10:23

6 Luglio/ LA GUERRA SANTA

La guerra santa è fatta di dieci parti: una parte consiste nel guerreggiare contro il nemico, le altre nove stanno nella guerra contro se stessi.

SUFYAN IBN 'UNAYNAH

Il termine arabo gihad usato per indicare la «guerra santa» ha in realtà una genesi «ascetica»: denota, infatti, innanzitutto la lotta con­tro se stessi. È ciò che ci insegna con questo aforisma Sufyan ibn 'Unaynah, un grande maestro musulmano, vissuto alla Mecca ove morirà nell'814.

Di lui si narra che a quattro anni sapesse a memoria il Corano e che vivesse solo di un pane d'orzo al giorno. Ho propo­sto questo suo motto, desumendolo dalla bella raccolta di Vite e detti di santi musulmani, curata da Virginia Vacca (1968), perché ben s'a­datta alla sostanza di ogni spiritualità, permettendoci anche di sco­prire la genuina religiosità dell'Islam, spesso deformata da luoghi comuni occidentali e da comportamenti insensati di certi suoi adep­ti (minoritari ma chiassosi e, purtroppo, pericolosi).

A essi (ma non solo) si potrebbe applicare un'altra battuta di que­sto mistico: «Un'epoca in cui la gente ha bisogno di persone come quelle è una brutta epoca!». Ma ritorniamo a questo monito, sempre vero e necessario, sul controllo di sé, sul dominio delle passioni, sul­la vittoria nei confronti dei vizi. Seneca aveva già dichiarato che «co­mandare a se stessi è la più alta forma di comando» (imperare sibi- maximum imperium est).

L'ascesi ha qui il suo nucleo ed è un impe­gno spesso disatteso, nella convinzione che siano altri i doveri pri­mari della spiritualità. «Vincere se stessi è la più bella vittoria» si di­ceva nell'antichità pagana. Questa dovrebbe essere anche l'insegna di una morale cristiana che ha in sé motivazioni ancora più alte per vincere orgoglio ed egoismo.

Gianfranco Ravasi

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Domenica, 05 Luglio 2020 08:36

5 Luglio/ LA NAVE CHE AFFONDA

L'Occidente è una nave che affonda, dove tutti ignorano la falla e lavorano assiduamente per rendere sempre più comoda la navigazione e dove non si vuol discutere che di problemi immediati... Ma la vera salute non soprag­giunge forse perché si è capaci di scoprire la vera malattia?

EMANUELE SEVERINO

A tutti è noto il filosofo Emanuele Severino: il suo sistema di pensie­ro è coerente, anche se può suscitare reazioni e perplessità. Ho voluto raccogliere una sua considerazione puntuta ma simile a una scossa sa­lutare e necessaria. Sono parole che egli scrisse nel 1969, in un articolo intitolato Sul significato della «morte di Dio»; esse, però, conservano in­tatto il loro valore, anzi si rivelano ancor più attuali. Suggestiva è l'im­magine di una sorta di Titanio speronato e squarciato che procede ver­so l'affondamento, mentre sul ponte si studia come migliorare la piscina o i servizi di bordo o il «comfort» delle camere.

Non ci si preoccupa più di tanto dei problemi veri della nostra esistenza, della società, della stessa Chiesa, e si cincischia su tante questioni marginali. Per guarire da una malattia - continua Severino - bisogna avere il coraggio di guardarla in faccia, nella sua gravità e non ricorrendo a rimedi illusori, a placebo o ad artificiose sicurezze. Si deve, quindi, ritornare alla serietà, all'autenticità, al rigore, spo­gliandosi della fatuità, della superficialità, della banalità. Non è un monito moralistico e pedante, ma è il necessario ritorno alla sostan­za dei problemi, ai valori e alle domande vere: solo così si scopre il sapore genuino della serenità.

Gianfranco Ravasi

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Nella capitale pugliese delle vacanze controlla diverse struttu­re ricettive, per una capacità complessiva che supera i 5.500posti letto, e dà lavoro a pieno regime a circa 400 persone. Gigi Manzionna è uno dei principali, se non il più im­portante, operatore turistico viestano, nonché tra gli arte­fici dell’operazione civica di “Vieste sei tu”, che portato da quattro anni all’amministrazione Nobiletti. L’Attacco lo ha intervistato nel momento in cui entra nel vivo questa anomala stagio­ne post Covid.

 Come è partita la stagione estiva?

In sordina da una parte e al­l’arrembaggio dall'altro. All'arrembaggio perché ci ha preso alla sprovvista. Dal 27 maggio ci siamo dovuti at­trezzare per poter poi aprire con tutte le difficoltà del ca­so, con normative non chia­re. Tutta la categoria si è sforzata, bene o male siamo riusciti in un mese ad aprire. Noi siamo operativi dal 3 giu­gno.

Oggi mi sembra che a Vieste abbiano aperto quasi tutti, tranne qualcosina aprirà più in là. Chiaramente con le prenotazioni in affanno, da marzo in poi abbiamo dovu­to rimborsare tutto. Sono saltati i clienti del periodo di Pentecoste, specie i tede­schi. Gli italiani sono venuti meno per scelte legate alla sicurezza o perché non sa­pevano che sarebbero tor­nati al lavoro. Abbiamo rimborsato e stiamo tuttora continuando a rimborsare le ca­parre.

La gente è spaventata, c’è una richiesta ma si prenota con grande difficoltà. Nei fi­ne settimana stiamo veden­do solo turismo di prossimi­tà, anzi provinciale. Ci sono poi prenotazioni da Lazio, Abruzzo, anche dalla Lombardia. Accettiamo tutti con le dovute precauzioni.

E gli stranieri? Si confer­ma la previsione di un mer­cato quasi esclusivamen­te interno oppure si stan­no registrando anche arri­vi dall’estero?

C'è da distinguere. C’è il tu­rismo dei villaggi e dei cam­peggi, legato alla Penteco­ste, che abbiamo perso. Quei clienti sono rimasti so­lo in scarso numero, giusto qualcosina si è visto degli abituali.

A saltare del tutto sono stati i gruppi di olandesi, francesi, tedeschi. Chi ne sta risen­tendo in maniera violenta so­no gli alberghi, che hanno dei grossi problemi que­st’anno.

Accetterà il bonus vacan­ze? Secondo il Corriere della Sera solo una strut­tura su quattro in Italia è pronta a farlo.

Rifiutarlo significa fare un di­spetto al cliente. Detto que­sto, c'è un problema oggettivo legato alla maniera in cui è stato concepito. Il sistema è molto farraginoso, non vorrei che si intasasse di nuovo tutto come avvenuto per la cassa integrazione.

Serve poi spiegare al cliente come funziona il meccani­smo e c’è da ricordare che a Vieste facciamo i conti con problemi di connessione, perché qui non c'è ancora la fibra. Ma, ripeto, sarebbe un dispetto al cliente dire di no e quindi lo accetteremo quan­do capiremo come funziona.

Quanto ha pesato dover restituire le caparre a cau­sa delle disdette ricevute?

Ha pesato molto, si tratta di cifre alte. Ancora adesso c'è qualcuno che chiama per di­re che non verrà più in va­canza ad agosto da noi. Stiamo cercando di recupe­rare ma il dato è ancora mol­to basso, stiamo a meno del 50% del lavoro nello stesso periodo negli scorsi anni.

Al momento non abbiamo il tutto esaurito nemmeno ad agosto, siamo aperti perché dobbiamo stare aperti cer­cando di tenere tutti al lavo­ro. Di circa 400 unità occupate quando siamo a pieno regi­me al momento tra le 280 e le 290 sono al lavoro. E’ una stagione tirata per ì capelli. In vita mia non ho mai vissu­to un anno così.

Ho 50 anni di mestiere e ho visto di tutto in passato, dalle estati degli incendi a quelle delle allu­vioni. Ma in passato dopo 2- 3 giorni ci rimettevamo in se­sto, invece quest'anno arri­vano colpi da tutte le parti. Spero che quest'anno bise­stile finisca presto, che ci faccia indebitare il meno possibile.

C'è la possibilità di chiu­dere almeno in pareggio?

È assolutamente impossibi­le andare a pari. Specie le grosse strutture sono co­strette ad andare sotto. Fac­cio un esempio molto sem­plice: per tenere 5 camere occupate in uno dei miei al­berghi ho bisogno di diverso personale, le spese supera­no i ricavi con presenze cosi basse.

Eppure, proprio in questo al­bergo, l'Hotel degli Aranci, eravamo riusciti negli scorsi anni a avviare un'ottima destagionalizzazione, lavo­rando da fine aprile fino a ot­tobre con i turisti stranieri. Quest’anno è saltato tutto, è andato tutto a ramengo.

Che tipo di stranieri?

Venivano gruppi per fare il trekking, soprattutto olande­si. Poi i francesi per le orchi­dee e gli inglesi nel loro tour in Puglia tra Gargano e Salento.

Pensa che Vieste abbia compiuto passi avanti nel­l'ottica della destagionalizzazìone negli ultimi an­ni?

Sì, è certo. Ma ci scontriamo con il limite oggettivo legato ai trasporti, ovvero alle pes­sime condizioni delle strade e all’assenza di un aeropor­to a Foggia.

Giriamo ancora sulla SP 53 costruita nel '64 da Mattei. Gli inglesi atterrano a Napo­li o a Pescara. Non voglio aprire diatribe, ma le cose stanno così.

C’è da riqualificare il turismo, ci sono i posti letto da occu­pare. Siamo ancora legati al retaggio antico dei 60 giorni di stagione estiva, ma 60 giorni non bastano. Le spese ci sono 365 giorni l’anno.

Ha aumentato i prezzi? Co­sa pensa del caso ormai noto del Gattarella Resort, che ha aumentato le pro­prie tariffe per far fronte ai danni dell’emergenza epi­demiologica?

Noi non l’abbiamo fatto. Il ca­so del collega l'ha spiegato lui stesso. Secondo me ci si è scandalizzati ma le tariffe non sono esageratamente più alte, io che sono del set­tore dico che non mi sembra eccessivo quello che ha fat­to il collega. Discorso a par­te è quello del rimborso del­la caparra, la devi rimborsa­re e non c'è nulla da fare.

Vieste può convertirsi al segmento lusso?

Il turismo di lusso lo devi fa­re ma abituando il paese a questo salto di qualità. Noi siamo partiti negli anni 70- ‘80 facendo di tutto. Bisogna evolversi se vuoi attirare an­che il segmento lusso.

Non puoi far trovare pizze al taglio ovunque, ambulanti e non negozi adatti a quella clientela. Devi sistemare il paese, offrire il modo di fare shopping di lusso, aggiusta­re il porto turistico, far attraccare yacht e anche qualche piccola nave da crociera, ri­qualificare il centro storico.

Ad oggi il comparto turisti­co viestano è ancora in prevalenza costituito da villaggi e campeggi.

Il problema è che è il turismo stagionale in Italia non è cal­colato, men che meno le si­gle sindacali dei campeggi e dei villaggi turistici. Come sindacato FAITA non siamo riusciti a sederci né al tavolo nazionale né a quello regionale.

Per loro non esistiamo, non siamo calcolati. Eppure vil­laggi e campeggi sono nu­merosissimi a Vieste. Ho provato a iscrivermi ai tavoli dove si decidono le cose co­me FAITA, ma nulla. Ho dovuto farmi sentire come sin­golo imprenditore.

Ha fiducia in Joseph Ejarque, il consulente ed esperto di marketing scel­to dell'amministrazione comunale per il rilancio tu­ristico post Covid e la di­versificazione del prodot­to turistico?

Ejarque è una personalità di rilievo, L'ho incontrato, ci siamo concentrati sulla que­stione della sicurezza. Ci ha detto cosa intende fare nel­l’immediato e siamo stati d'accordo.

Bisogna lanciare un mes­saggio preciso: quello che Vieste rappresenta un posto sicuro per tutti i vacanzieri. A tutte le strutture sarà dato del materiale apposito per trasmettere questo messag­gio. Prossimamente ci con­fronteremo con lui sulle stra­tegie per la diversificazione dell'offerta turistica e rag­giungere la destagionalizzazione.

Quanto tempo crede che sarà necessario per uscire dalia crisi causata dal Co­vid?

lo sono molto realista, penso che bisognerà attendere il 2022 per riprenderci e torna­re a guadagnare. Quest’an­no è saltato tutto.

Per esempio, al Villaggio turistico Spiaggia Lunga avevo intrapreso anche del­le iniziative nell’ambito del turismo sportivo, come le se­lezioni europee di freestyle e altre manifestazioni sporti­ve. Impossibile per ora pro­grammarle nuovamente. Non credo che prima del 2022 la situazione sarà buo­na, i danni sono grossi. E poi bisogna vedere chi vor­rà continuare ad investire dopo questa terribile anna­ta.

Ritiene che alcuni suoi colleghi, magari più picco­li e i più giovani del setto­re, saranno costretti que­st’anno a chiudere i battenti?

Ero… un po' stanco que­st'anno, ho fatto solo manu­tenzioni ordinarie che pure costano. Se avessi fatto co­se rilevanti mi sarei trovato in un mare di guai. Secondo me il rischio serio riguarda chi non può reggere due mesi senza liquidità. Per i piccoli è la fine.

Bisogna essere molto atten­ti in questa fase, peraltro, perché usura e delinquenza possono insinuarsi in questo tipo di imprese. In Comune hanno stimato che esistono circa 1000 famiglie indigenti e la gran parte dei lavoratori qui sono stagionali. Vanno tenuti gli occhi aperti, c’è da stare attenti ai cambi di ca­sacca nella gestione delle strutture turistiche.

Il prossimo anno si torne­rà al voto per le comunali. Auspica la continuità ri­spetto all'amministrazione Nobiletti?

penso che i risultati di que­sta amministrazione siano sotto gli occhi di tutti. Hanno instaurato un ottimo rappor­to con la Regione, un po' me­no con la Provincia, io ho contribuito alla nascita di questa lista civica, molto trasversale. Vieste appariva molto in affanno e soffriva di evidenti problemi legati alla criminalità comune e orga­nizzata.

Ora, invece, la si­tuazione è molto più tranquilla dal punto di vista della sicurezza grazie all'inter­vento della Squadra Stato. La criminalità sì combatte con l'intervento della Squa­dra Stato e con la mobilita­zione dei cittadini.

Pensa che sia nato altro, in questi quattro anni, e che possa concorrere per la guida di Palazzo di città nel 2021?

Non è nato altro. C'è piutto­sto chi sgomita per un posto a tavola, lo sono soddisfatto di questi amministratori, che fanno la politica nelle sedi istituzionali e non nei bar. Non voglio tirare la volata a nessuno, dico solo che era­no dei prestati alla politica e invece si sono trovati ad am­ministrare con buoni risultati un Comune indebitato e che appariva molto marginale ri­spetto a ciò che esprime a livello turistico in Puglia e in Italia. Mi sembra che in 4 an­ni abbiano fatto parecchio.

Che consigli dà alla pros­sima amministrazione?

Si potrebbe fare un porto funzionante, ma ci vuole un aeroporto per avere turismo tutto l'anno e devi convince­re gli operatori a tenere aper­ti i locali e loro strutture, lo di­co: iniziamo ad allungare la stagionalità ad aprile e poi arriviamo alla metà di marzo. Ma la questione primaria re­stano i collegamenti.

Cosa pensa dello scontro tra il sindaco Giuseppe Nobiletti e il presidente della provincia Nicola Gat­ta?

La provincia è una sola, i campanili non servono. Le battaglie si combattono tutti assieme. Bisogna creare e vendere il brand unico della provincia di Foggia. Fuori dall'Italia non valgono parole come Bovino o Vie­ste. Siamo un unico territorio e così dobbiamo saperci promuovere.

Lucia Piemontese

L’attacco

Pubblicato in Turismo
Sabato, 04 Luglio 2020 09:36

4 Luglio/ A TAVOLA

Mi sono seduto anche a tavole sontuose / dove i bicchieri vanno secondo i vini /e uomini di molto più eleganti /s'aggirano a servire le pietanze. /Ma so meglio la tavola dove si strofina il fondo di scodella / con il pane e le dita arrugginite... /Non bisbiglio di commensali a commentare il pasto /ma di gole indurite che inghiottiscono/per rimettere forza di lavoro / e non porta­no eretti alla bocca la posata / ma si calano sopra, addentano a mezz'aria / per nascondere il magro del boccone...

ERRI DE LUCA

S'intitola Solo andata (2005) e raccoglie una serie di poesie di Erri De Luca. Ho scelto alcuni versi semplici ed emozionanti. Anche a me è accaduto spesso di essere invitato a mense ove la selezione del­le posate e dei bicchieri da usare era un'impresa che si risolveva guardando di sottecchi il primo che s'inoltrava con sicurezza sul ter­reno del cerimoniale. Ed è accaduto anche a me altrettanto spesso di assistere al pasto semplice e deciso di muratori o di operai, «mense di panche basse a mezzogiorno, di fiati vergognosi di appetito», co­me scrive ancora De Luca.

Certo, il galateo conta, ma l'affettazione, la sontuosa arroganza della ricchezza ostentata, l'immane spreco che si consuma nei con­fronti di un'umanità affamata che «di cibo non parla per non nominarlo invano», come ancora dice Erri, sono realtà troppo spesso al­lontanate dal pensiero come fastidiose. Non vogliamo che sia turbata la festa del nostro benessere; non conosciamo più il gusto della semplicità e la fragranza del pane; non ci impressiona più chi - anche nelle nostre città - rovista tra i rifiuti o ha come unico sbocco le mense dei poveri.

Gianfranco Ravasi

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Venerdì, 03 Luglio 2020 07:34

3 Luglio/ QUESTIONE DI STILE

Si capisce di essere davvero vecchi quando, per festeggiare il proprio com­pleanno fra canti e suoni, ci si accorge di avere speso di più per acquistare candeline che per comprare la torta.

BOB HOPE

Ha solo una dozzina d'anni, eppure questo figlio di miei amici sa destreggiarsi tra i programmi televisivi satellitari identificandoli con un'abilità e una prontezza che io non acquisirei mai. Si ferma, così, su un canale americano ove è di scena un programma in bianco e ne­ro con un attore che io riconosco subito: è Bob Hope che in un vec­chio varietà sta sparando battute con una velocità impressionante. Ho colto questa sferzata ironica ma divertita sulla vecchiaia, accanto a tante altre gag che non sempre riesco a capire. La cito per una ri­flessione sullo stile. Se proviamo a seguire i nostri comici televisivi attuali, oltre a essere abbastanza noiosi e fin stucchevoli, sanno solo far sghignazzare un pubblico un po' becero e corrivo.

La loro cifra stilistica aspira alla volgarità come grande porto in cui rifugiarsi, inzaccherando ogni battuta per renderla, più che sala­ce, greve. Oppure il ricorso alla stupidità, alla vacuità, alla banalità sembra essere l'unica risorsa per rendere «leggero» il discorso. Pur­troppo questo è lo stile comune anche nel parlato quotidiano: mi ha sorpreso qualche tempo fa, mentre ero a tavola con una persona di un certo rilievo pubblico, sentire come faticasse a trattenere le solite interiezioni volgarotte, usando per altro un linguaggio inceppato e trasandato. Senza voler essere puritani a tutti i costi, un po' di stile, di finezza, di autocontrollo non guasterebbe. Se è ormai consuetudi­ne citare il detto del francese Georges-Louis Buffon «Lo stile è l'uo­mo», di quello stesso autore settecentesco vorrei ricordare quest'altra considerazione: «Lo stile non è altro che l'ordine e il movimento che si mettono nei propri pensieri»

Gianfranco Ravasi

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Venerdì, 03 Luglio 2020 14:17

I Giornali locali: venerdì 3 luglio

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