E’ stata una giornata piena di tecniche con vari maestri sia di boxe, che di striking, di lotta libera, di grappling ed infine di MMA. Bisogna riconoscere che tutto questo è nato dal maestro Alessio Sakara che è stato nominato ambasciatore Italiano dell’MMA dalla Bellator Italia. Tutti i Team di appartenenza ringraziano il maestro Alessio Sakara per aver reso possibile l’evento. “Legio’s Scuole”, in campo contro il bullismo, ritornerà a breve a Vieste per la lotta contro il bullismo e per uno stage pieno di tecniche di MMA. “Tenetevi in campana” tutto targato Team Abatantuono Legio’s Family Vieste.

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Una Coppa già inseguita in passato da entrambe le compagini e che, inevitabilmente, sarà ad appannaggio di una delle due al termine del doppio confronto: Corato da un lato e Vieste dall’altro si contendono lo scettro regionale, oltre che l’accesso alla fase nazionale, percorso alternativo per tentare la scalata alla Serie D.

L’accesso in Interregionale, nel dettaglio, interessa maggiormente al Corato, costruito in estate con l’ambizione di tentare il tanto agognato salto di categoria: Pizzulli è stato chiamato per invertire la rotta e l’attuale -2 dal Molfetta in campionato è sinonimo di una rincorsa ben avviata.

Di contro vi è la truppa di Bonetti, coinvolta in zona playout e per la quale la Coppa rappresenta uno dei pochi motivi di soddisfazione di una stagione rivelatasi improvvisamente complicata: i garganici, consapevoli che l’obiettivo principale resta la salvezza, sognano però l’impresa e puntano a mettere in cascina l’importante trofeo.

Sia Corato che Vieste contano una partecipazione a testa alla finale, ma per entrambe l'esito non è stato dei più felici: quella dei neroverdi risale allo scorso anno, quella dei garganici all'annata 2013/14 e in tutti e due i casi a far versare lacrime amare alle rispettive tifoserie fu il Casarano.

La finale d'andata si disputerà domani, giovedì 23 gennaio presso lo stadio "Coppi" di Ruvo: il fischio d'inizio è previsto per le ore 14.30. Il 6 febbraio, alle ore 15, invece, spazio al match di ritorno: scenario della sfida lo "Spina" di Vieste.

Vito Salvatore Di Noi

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Mercoledì, 22 Gennaio 2020 10:41

22 Gennaio/ UN MANTO DI SANGUE

La guerra è il prodotto di una corruzione precedente e, al tempo stesso, pro­duce nuova corruzione.

LEWIS MUMFORD

Il sangue è il ricco manto del dio delle armi.

CHRISTOPHER MARLOWE

Siamo sempre immersi nelle tensioni, nelle paure, nella violenza. Le guerre clamorose del passato hanno lasciato spazio a conflitti in­finiti e striscianti ed è perciò sempre attuale meditare sul sangue versato da Caino, un sangue che cola nei secoli striando tutte le terre del nostro pianeta, «aiuola che ci fa tanto feroci», come diceva Dante (Paradiso XXII, 151).

Abbiamo scelto oggi due frasi emblematiche. La prima è di un sociologo statunitense, Lewis Mumford (1895-1990), che aveva esaltato la necessità per uomini e donne di ritrovarsi «co­munità», così da ricomporre in unità un'umanità frantumata. Egli ci ammonisce sull'illusione di usare la guerra come strumento di giu­stizia. Essa non solo non sana squilibri e illegalità preesistenti, ma ne aggiunge altri, in una catena di corruzione e perversione.

Questo vale anche per la vita privata: con la violenza e l'odio non si sana mai nulla, né si placa un contenzioso; anzi, lo si accende ulterior­mente. Il coraggio di spezzare la catena del male è nella scelta della non violenza, del perdono, della generosità.

Ma sullo sfondo rimane la grande tentazione: tanti sono, infatti, gli adepti che si prostrano da­vanti al dio delle armi, il cui manto è rosso di sangue, come il drago dell'Apocalisse (c. 12) che tenta di sbranare la donna e il bambino.

È il drammaturgo cinquecentesco inglese Christopher Marlowe a ricor­darcelo nella seconda citazione, un verso di grande efficacia. Esso ri­suona come un monito, quando siamo tentati anche noi di offrire il nostro granello di odio in sacrificio a questo dio delle armi.

Gianfranco Ravasi

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È nato “Mondo B&B”: una bussola per compiere i passi giusti nel complesso mondo dei Bed and Breakfast in Italia e all’estero. Un importante tassello che va a integrare il sito www.bed-and-breakfast.it, che rappresenta da 15 anni ad oggi il maggior aggregatore a livello nazionale di B&B. 

https://www.bed-and-breakfast.it/mondobb

La nuova sezione è dedicata a chi è interessato ad aprire un B&B, a chi già lo possiede e ha bisogno di informazioni su alcuni aspetti di gestione e burocrazia, a chiunque sogni un giorno di aprirne uno tutto suo ed è a caccia di consigli su come districarsi nel modo migliore tra adempimenti legali e strategie di comunicazione.

Una “linea guida”, dunque, per soddisfare tutte queste richieste nel ginepraio delle leggi nazionali e regionali italiane (con un’occhiata anche a quelle internazionali).

In un panorama complicato e complesso, “Mondo B&B” ha provato a dare risposte il più possibile definitive. Ricordiamo infatti che il B&B in Italia è definito da 19 leggi regionali e da 2 leggi provinciali.

Nella nuova sezione troviamo diversi capitoli che aiutano a sviscerare ogni dubbio.

Nel primo, “Aprire un B&B”, si può scoprire regione per regione, la normativa da seguire e la modulistica da presentare per aprire un’attività nei canoni richiesti. In “B&B e Burocrazia l’attenzione è centrata sulla creazione di una struttura ricettiva che rispetti le norme che la regolano, dal numero delle camere a eventuali finanziamenti pubblici. Con il capitolo “Gestione di un B&B si passa a ogni aspetto pratico dell’attività vera e propria, come il Check-in o la gestione delle prenotazioni. “B&B a tavola affronta il rapporto tra ricettività e gastronomia, anche grazie alla preziosa collaborazione di Michele Deodati (Responsabile SUAP dell’Unione Appennino bolognese, laureato in giurisprudenza ed esperto di legislazione del commercio e delle attività produttive). “Idee, Consigli e Curiosità”, come suggerisce il titolo, offre spunti ed escamotage ai quali eventualmente ispirarsi. In “Pagamenti in B&B troviamo risposte tecniche relative alle modalità di pagamento o alle forme di tutela con clienti inadempienti. “Il B&B e i Social Network ci spiega invece come sfruttare i vari social media. “Tecnologia e Tutorial cura tutti gli aspetti relativi all’immagine che si vuole trasmettere della propria struttura. “Le Recensioni”, approfondendo il mondo del web, spiega come muovercisi in modo intelligente, per riuscire ad affrontare anche una possibile recensione negativa. “Il B&B all’estero” ha un po’ la funzione orientativa del primo, ma a livello internazionale. Sondaggi e Statistiche ci mette a disposizione le cifre per creare una sorta di identikit del mondo che ruota intorno ai B&B. E, per ultimo, Tesi universitarie sul Bed and Breakfast”, che raccoglie una cinquantina di tesi universitarie sull’argomento.

Grazie al contributo di diverse decine di giornalisti e tesisti dunque, è ora possibile trovare online più di 100 articoli e circa 50 tesi per analizzare e approfondire ogni aspetto concernente l’apertura e la gestione di un B&B nel nostro paese e altrove, nel modo migliore e più lungimirante, puntando l’attenzione anche al futuro e agli scenari che si possono prospettare.

“Un necessario compendio che ci auguriamo possa essere utile tanto a chi vuole aprire un B&B che a chi ne vuole parlare e discutere, sia in sede giornalistica che legislativa”

Giambattista Scivoletto –

Amministratore Bed-and-Breakfast.it.

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Dislocati in diversi punti di Vieste raccoglitori per le deiezioni canine. I proprietari di cani non hanno più scusanti, ora bisogna solo raccoglierla. I primi raccoglitori sono stati dislocati lungo il corso Fazzini, Marina Piccola, via Verdi, via Giovanni XXIII, via Pizzomunno

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Torna il Gargano protagonista con le sue eccellenze gastronomiche su TV8. In onda questa sera, alle ore 21,15, la replica della trasmissione di ALESSANDRO BORGHESE 4 RISTORANTI, la produzione originale Sky realizzata DRYMEDIA, andata in onda martedì 1° ottobre scorso, sulla piattaforma Sky.

 Il meccanismo della sfida, che ha reso “Alessandro Borghese 4 Ristoranti” un cult della televisione italiana, è rimasto invariato: i quattro ristoratori si sono sfidati a colpi di inviti a cena e, capeggiati da Alessandro Borghese, gli altri tre ristoratori hanno avuto il compito di giudicare e votare con un punteggio da 0 a 10 location, menu, servizio e conto del ristorante che li ha ospitati. Oltre al titolo di miglior ristorante, il vincitore di ogni puntata si è aggiudicato anche un contributo economico da investire nella propria attività.

ALESSANDRO BORGHESE, I 4 RISTORANTI IN GARA -

Al Trabucco da Mimì: il titolare è Domenico, 29 anni, chef del ristorante aperto dai nonni nel 1975, ora gestito da lui e dal gemello Vincenzo. Domenico sottolinea come il suo ristorante sia in continua evoluzione e lontano dai canoni prettamente turistici: “combatto contro i risotti di mare, lo spaghetto alle vongole e la frittura mista perché sono piatti di massa”, dice.  La cucina è il regno di Domenico, decide lui il menu e cerca di variare i piatti usando ad esempio al posto della vongola verace il lupino dell’Adriatico, esaltando i prodotti del territorio, con alcuni tratti di contaminazione. La location è spartana e storica, a diretto contatto con il mare, dove ancora riescono ad azionare il “trabucco”, l’antico strumento per la pesca tipico della costa del Gargano con il quale, in alcuni periodi, si pescano cefali, alici e sardine.

 Ristorante Eden: Katia, 47 anni è la titolare e cuoca del Ristorante Eden, così chiamato perché si trova proprio sulla spiaggia “ed è un vero paradiso” da cui godere dei tramonti sul mare. Katia è una cuoca autodidatta ed ha imparato tutto da sua madre, dalla zia e dalla signora che c’era prima nella sua cucina. Divide il lavoro con il suo ex marito che si occupa della grande griglia posizionata proprio sulla spiaggia. La cucina del ristorante Eden è tradizionale: troccoli con le seppie ripiene, linguine allo scoglio locale, pesce alla griglia, frittura mista. Ogni tanto Katia inventa qualche piatto, ad esempio: le linguine ai gamberi, lime, menta e pecorino. Il piatto più forte del ristorante è senz’altro il pesce fresco alla griglia, tutto rigorosamente a Km zero.

 Il Capriccio: titolare e chef del ristorante è Leonardo, 42 anni, in cucina dall’età di 12. Il Capriccio è uno dei pochi ristoranti in Italia che ha una passerella di 25 metri sul porto dove è possibile arrivare in barca, ormeggiare e pranzare o cenare mentre i pescatori arrivano con il pesce fresco. La cucina di Leonardo ha varie formule: dall’esperienza gourmet all’aperitivo, spaziando tra piatti e vini del territorio e internazionali, il tutto a contatto con i pescatori. Nei piatti di Leonardo non mancano il pesce – mai di allevamento - le verdure e i legumi. Uno dei suoi piatti simbolo è il risotto ai ricci di mare, che lo ha reso noto sulle guide, e la cozza ripiena: aperta e farcita con composta di formaggi locali come il pecorino o il cacio ricotta, richiusa e cotta nel brodetto di pesce. Leonardo ha rivisitato questo piatto rendendo il guscio della cozza commestibile ricreandolo con la pasta di cracker al nero di seppia e scomponendo le salse di pomodoro con variazioni come basilico o aglio.

 Camavitè: Vincenzo, 27 anni è il titolare del ristorante e gestisce anche la sala, posizionata proprio sugli scogli. Dopo anni di studio, Vincenzo è tornato nel ristorante di famiglia per portare un po’ di innovazione. Infatti, in abbinamento a piatti legati alla tradizione, propone dei cocktail in grado di esaltare i sapori della Puglia. La cucina del ristorante Camavitè si lega alla tradizione del territorio con un impiattamento moderno e ingredienti che vengono scelti in base alla stagionalità, tra i quali predilige pesce povero ma anche seppie, gamberi, mazzancolle e cefalo. I cocktail del Camavitè vengono definiti da Vincenzo “pugliesi” in quanto sono rivisitati con i sapori della zona come il “Mediterraneo” un centrifugato di basilico e limone del Gargano allungato con la cedrata e come base alcolica il gin.

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Martedì, 21 Gennaio 2020 10:53

21 Gennaio/ UNA DONNA SEMPLICE

Vive sola con la figlia Susanna, gravemente inferma dai primi mesi di vita. L'infermità della figlia le impedisce di pensare alla propria morte tranquilla­mente. Tuttavia ha fiducia nella provvidenza, nell'affetto degli altri figli, negli angeli custodi. Benché in modo caotico, tormentato e discontinuo, crede in Dio.

NATALIA GINZBURG

Un anno prima di morire - cosa che accadrà nell'ottobre 1991 a Roma, all'età di 75 anni - la scrittrice Natalia Ginzburg compilava questa toccante autotestimonianza in terza persona. È il ritratto di una donna tutta protesa a curare la figlia malata e che non ha altro conforto se non nelle convinzioni semplici e pure: la provvidenza, l'affetto, una fede «tormentata e discontinua» eppure genuina. È suggestivo quel riferimento anche agli «angeli custodi» che sono co­me i segni quotidiani della presenza di Dio, i suoi inviati a curare quelle modeste vicende in cui le sue creature sono coinvolte.

Il Si­gnore dell'essere e della storia ha la guida e la visione dell'insieme della realtà, ma si affida agli angeli per intervenire negli eventi pic­coli di ogni persona e di ogni giorno.

C'è un'altra frase significativa nell'autoritratto della Ginzburg: essa si sente impedita a «pensare alla propria morte tranquillamen­te» dalla cura della figlia inferma. Certo, c'è un rimpianto in queste parole, perché è doveroso - anche se si fa di tutto per evitarlo - il pensiero della fine che permette di assegnare un giusto valore alla realtà della vita.

Ma c'è anche il segno di una benedizione, perché, quando si è impegnati per gli altri, si dimenticano le proprie paure e preoccupazioni. È, quindi, una lezione di vita quella che l'autrice del Lessico famigliare ci propone, una vita autentica, semplice e fedele.

Gianfranco Ravasi

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La prossima settimana in IV Commissione (attività produttive) con intesa unanime tra tutte le forze politiche, saranno ospitati in audizione i rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali e di categoria interessati alla modifica dei criteri di classificazione degli stabilimenti balneari, novità introdotta lo scorso anno, ma non ancora a regime.

Ad oggi la norma prevede la classificazione degli stabilimenti balneari con l’attribuzione di un punteggio secondo criteri che vanno dall’accoglienza alla assistenza alla balneazione, passando per la qualità dei servizi offerti.

L’intendimento del legislatore è di avviare con gli operatori del settore una rapida interlocuzione per raggiungere l’obiettivo di una classificazione secondo il sistema che va da una a cinque stelle, attribuite in base ai requisiti strutturali posseduti.

Il requisito, necessario all’esercizio dell’attività, sarà obbligatorio a partire dalla prossima stagione balneare e si prevede di portarlo a regime con approccio graduale.

statoquotidiano.it

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Partiamo dai divieti. Ci sono, anche se pochi lo sanno e ancora meno li fanno rispettare. In Italia è un reato somministrare bevan­de alcoliche a minori di 16 anni. Chi lo fa può essere punito con l’arresto fino ad 1 anno (articolo 689 del codice penale).

Chi invece vende alcolici ai minori di 16 anni può avere la sospensione della li­cenza commerciale. Dai 16 ai 18 anni le infrazioni diventano il­leciti di natura amministrativa. Risultato? Sanzione pecuniaria tra i 250 e i 1000 euro.

IL COMMERCIANTE DEVE CHIEDERE UN DOCUMENTO

-Inoltre il titolare di un esercizio commerciale ha l’obbligo di chie­dere un documento d’identità ai ragazzi che vogliono acquistare o consumare alcolici, per accertare l’identità del cliente. Il cliente di­mostra più dell’età che ha? L’ob­bligo non viene meno.

Ma l’Italia è il Belpaese delle contraddizioni. Come si dice: fat­ta la legge, trovato l’inganno. Così nei supermercati alzi la mano chi ha visto la cassiera di turno chie­dere il documento d’identità ad un ragazzino con in mano una bottiglia di vino o di birra.

E il connubio alcol e divertimento è una specie di collante in ogni lo­cale che si rispetti. Più saremo, più avremo la propensione a bere di tutto. Se poi sfoggi quell’og­getto del desiderio che si chiama braccialetto colorato - il pass per il privò, il tavolo per eccellenza di una discoteca (fino a 25 euro) - nel pacchetto sono previsti una serie di alternative, dalla vodka al pro­secco, passando per rum, gin, te­quila, sambuca, amari vari, ser­viti con lemonsoda, red bull, coca cola, succhi. L’acqua? Si paga a parte.

E se termini il distillato pre­visto nel pacchetto-tavolo, puoi sempre ordinarne un altro. Co­munque, la disponibilità del bar interno al locale non conosce so­ste. Documenti richiesti? Anche in questo caso, alzi la mano chi abbia subito un controllo. Dun­que, disco verde, altro che tolle­ranza zero.
 
OMS: 12 LITRI DI ALCOL ALL'ANNO IL CONSUMO DE­GLI ITALIANI
 
-L’Organizzazione mondiale della sanità quantifica in 12 litri di alcol all’anno il con­sumo degli italiani, per una spesa complessiva di 25 miliardi di eu­ro. Astemi esclusi. Sono 8 milioni e 600mila i nostri connazionali considerati bevitori a rischio, da 11 anni in su.

Settecentomila i minorenni. Se l’Associazione ita­liana di ricerca sul cancro ci fa sapere come la soglia quotidiana tollerata sia di due 2 bicchieri di vino da 125 ml per gli uomini e di uno per le donne, l’anno scorso gli accessi ai Pronto soccorso per in­tossicazione etilica sono stati 39mila. L’alcol uccide ogni anno 17mila persone, mentre tra gli adolescenti impazza il binge drinking, soprattutto nel fine settima­na, la moda di bere 6 o più bic­chieri di bevande alcoliche in 2 o 3 ore. Un rito senza età.

L’Istat ha anche redatto un report sui luo­ghi preferiti per il binge drinking: gli adolescenti e i giovani fino ai 24 anni scelgono le discoteche e i locali night, mentre i più grandi (22-44 anni) preferiscono bar, pub e birrerie. «Pur non potendo af­fermare che il consumo di bevan­de alcoliche avviene necessaria­mente nel momento in cui ci si trova in discoteca o in altri luoghi in cui si sballa - si legge tra l’altro nel report - si osserva che alla frequentazione assidua di questi luoghi nel tempo libero (12 o più volte l’anno) si associa un’abitudine maggiore al bere in modo non moderato».

In poche parole, chi va in discoteca, con­suma più alcol. Per l’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore sanità interessa 4 mi­lioni di persone. La cirrosi epa­tica, tipica malattia da abuso di alcolici, provoca il decesso di 5mi­la tra uomini e donne ogni anno. Insomma, l’ipocrisia regna sovra­na. Perché tutti sanno che si beve nei locali e come sia facile ag­girare la proibizione alla vendita di alcolici. Ma nessuno fa niente. I controlli? Inesistenti se parago­nati alle dimensioni del fenome­no.

L'ALLARME DELL'OSSER­VATORIO NAZIONALE PER L'ADOLESCENZA

L’Osservato­rio nazionale per l’adolescenza suona il primo campanello d’al­larme: i ragazzi si avvicinano all’alcol sempre più precocemen­te, un ragazzo su dieci, tra gli 11 e i 13 anni si è già ubriacato e il 36 per cento dichiara di bere bevan­de alcoliche.

Percentuale che au­menta nella fascia dei età tra i 14 e i 19 anni: beve il 55 per cento, si ubriaca il 24 per cento. Sapete qual è la prima causa di morte per i giovani fino a 29 anni? L’alcol alla guida. La prestigiosa rivista medica The Lancet annuncia un incremento del consumo globale prò capite di bevande alcoliche del 18 per cento nel 2030, prati­camente berrà il 50 per cento della popolazione.

«NON SI TRASMETTE LA MODERAZIONE»

L’analisi di Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol, punta il dito contro «l’incapacità da parte delle generazioni dei ba­by boomers, che ora hanno dei figli, di trasmettere un modello di moderazione che loro stessi non hanno avuto.

I quarantenni di oggi hanno avuto gli stessi problemi del “bere per ubriacarsi” e del consumo a rischio, per cui il tra­sferimento del sano modello di moderazione mediterraneo è di­ventato alquanto difficile».

Anco­ra: «Le pressioni mediatiche e gli investimenti pubblicitari, uniti alla sponsorizzazione di eventi culturali e mediatici hanno tra­sformato l’alcol in un valore. Pur­troppo mancano gli anticorpi so­ciali che possono consentire di contrastare la mala movida».

Un vuoto che vanifica le campagne di prevenzione, le iniziative volte ad arginare il fenomeno, gli appelli alla responsabilizzazione: troppo spesso i pullman messi a dispo­sizione gratuitamente per rag­giungere le discoteche viaggiano desolatamente vuoti. Così un bic­chiere tira l’altro. Anche in Pu­glia.

Dove l’ultima frontiera dello sballo per gli adolescenti - annun­ciano preoccupati gli esperti - è l’accoppiata alcol- psicofarmaci che sta sostituendo il binomio al­col-sostanze stupefacenti, coca e cannabis su tutte: lo spritz accompagnato dall’assunzione da Minias, Tavor o Xanax, farmaci di­sponibili in molte case. L’eccesso incontrollato è diventato un vero e proprio stile di vita. Anche da noi si comincia a bere appena do­po gli undici anni, nelle prime pizze con gli amici. Poi l’abitu­dine e l’assuefazione fanno il re­sto.

IL MAL DI BERE DILAGA

Il mal di bere, insomma, si estende a macchia d’olio. Con un bicchiere in mano ci si sente meno fragili, accettati più facilmente dal bran­co al cui interno l’uso dell’alcol rappresenta un distintivo, una specie di valore aggiunto sociale.

I giovani a rischio non sono ra­gazzi problematici, ma normali adolescenti che non percepiscono rischi e pericoli. Lo «stappo» per festeggiare un compleanno è l’an­ticamera degli «shottini», i mi­nidrink alcolici serviti in bicchie­ri piccolissimi da buttare giù tut­to d’un fiato, spesso a digiuno. Poi gli “happy hour”, la birra, l’ama­ro, il «bevo tour». Nelle famiglie è più facile far finta di non sapere. Anche perché da qualcuno i soldi per entrare in un privò e consumare superalcolici devono pur arrivare.

Spesso sono proprio mamma e papà i finanziatori del­lo sballo del sabato sera, pronti a dare agli altri la colpa delle de­bolezze dei propri figli e a de­legare ad altri (dallo Stato alle forze dell’ordine) il controllo de­gli eccessi.

Gli ultimi dati del mi­nistero della Salute disponibili sugli accessi al pronto soccorso con diagnosi totalmente attribui­bili all’alcol, risalgono al 2017. Raccontano una realtà forse poco conosciuta: in Puglia 77 uomini e 66 donne sotto i 17 anni si sono rivolti ai medici.

Nella fascia dai 18 ai 44 anni c’è un balzo in avanti che lascia attoniti: 584 maschi e 186 femmine, l’84,75 per cento di chi si rivolge al pronto soccorso lo fa per problemi legati all’alcol.

 
LE TESTIMONIANZE CHOC DEI MEDICI

I casi raccontati dai medici sembrano incredibili, co­me quello dell’eyeballing, gocce, per lo più di vodka, installate ne­gli occhi per raggiungere prima l’ebbrezza dello sballo, con effetti collaterali disastrosi.

Oppure l’Alcover, un farmaco sommini­strato agli alcolisti perché riduce il bisogno di continuare a bere che ha un potere sedativo e causa amnesie se viene accompagnato da superalcolici, tanto da essere ribattezzato la «droga dello stu­pro».

Senza dimenticare l’ecstasy liquida, incolore e insapore, cau­sa di rilassamento e aumento del desiderio sessuale se sciolta nei drink: due mesi fa proprio a Bari la Polizia ha sequestrato 5 mila dosi da mettere sul mercato della movida, arrivate dall’Olanda in quattro bottiglie di finta birra. L’analisi dell’Istat sulla nostra regione è impietosa: «La preva­lenza dei consumatori di almeno una bevanda alcolica è pari all’81,2 per cento tra gli uomini e 52,3 per cento tra le donne e per i primi il valore risulta superiore a quello medio italiano (siamo al quinto posto dietro Valle d’Ao­sta, Marche, Umbria e Friuli Ve­nezia Giulia nda).

Per gli uomini si registrano valori superiori al­la media italiana della prevalen­za dei consumatori di birra e di amari, mentre per le donne si rileva un valore inferiore alla media della prevalenza delle con­sumatrici di vino». Poi c’è il ca­pitolo delle cosiddette stragi del sabato sera.

LE SANZIONI IN PUGLIA

Nei fine settimana (da mezza­notte alle 6 di sabato e domenica), la Polizia stradale nella nostra regione ha impiegato nei 271 posti di controllo 397 pattuglie, rilevano l5 incidenti. I conducenti con­trollati con etilometro e precur­sore sono stati 5.439, il 3,8% dei quali (206, di cui 186 uomini e 20 donne) è risultato positivo al test di verifica alcolemico.

Le perso­ne denunciate per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti sono state 33, mentre i veicoli se­questrati in totale sono stati 28. I controlli eseguiti con etilometri, alcool testedrug sono stati 2.593, di cui l24 sanzionati per guida in stato di ebbrezza alco­lica e 36 denunciati per guida sot­to l’effetto di sostanze stupefa­centi. A questi dati vanno ag­giunti quelli dei Carabinieri e delle Polizie locali.

Gaetano Campione

gazzettamezzogiorno

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Lunedì, 20 Gennaio 2020 09:50

20 Gennaio/ LA LUCE DELLA LUNA

Era una sera solitaria. Leggevo un libro a lungo, finché il mio cuore diven­ne arido. Mi pareva che la bellezza fosse una cosa foggiata da mercanti di parole. Stanco, chiusi il libro e spensi la candela. In un istante la stanza fu inondata dalla luce della luna.

TAGORE

Mi costa un po' proporre questa citazione perché, se devo essere sincero, per me leggere nella notte, avvolto da un immenso silenzio, è un'esperienza esaltante che purtroppo mi viene a mancare non di rado, costretto come sono ai viaggi e alla dispersione di stanze estra­nee, anche se molto ospitali.

Eppure quello che scrive Tagore, il poe­ta indiano tanto caro anche all'Occidente, morto ottantenne a Cal­cutta nel 1941, contiene una verità che vale anche per me e che può estendersi al di là del tema specifico della lettura (pratica, per altro, non molto diffusa in Italia).

E, infatti, l'appello a non accontentarsi delle mediazioni, ma a scendere in campo, nell'immenso e grandio­so orizzonte del mondo e della vita.

Ci sono persone che scambiano per realtà le illusioni che la televi­sione imbandisce loro a pranzo e a cena. C'è chi immagina che la ve­rità sia solo quella contenuta nella sua scatola cranica e nei suoi ragionamenti.

Ci sono quelli che hanno sempre bisogno di un grembo protettivo, fatto di persone che condividono le loro idee, che assomi­gliano a loro e non li contraddicono mai. Mi ha sempre colpito un verso forte dell’Assassinio nella cattedrale di Eliot: «La razza umana non può sopportare molta realtà».

Ecco, allora, l'invito di Tagore a lasciar irrompere la luce della luna o del sole che ti svela quanto pic­cola e polverosa sia la tua stanza e quanto infinito sia il mondo e il suo mistero. Allargare la mente e il cuore, andando incontro agli al­tri: solo così il respiro dell'anima si dilata.

Gianfranco Ravasi

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