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Visite ed esami: Cittadinanza contro ticket ricetta, “una tassa iniqua”

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“La quota fissa di dieci euro su ogni ricetta per visite specialistiche e diagnostiche rischia di diventare un prelievo senza contropartita e di incentivare il ricorso al privato”. E’ il commento di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, dopo l’introduzione dal 1° gennaio, prevista dalla nuova legge finanziaria, del ticket aggiuntivo di 10 euro sulle prestazioni di specialistica ambulatoriale. Già fortemente dubbiosi sull’introduzione del ticket di 25 euro per i "codici bianchi" al pronto soccorso, il movimento di partecipazione civica è ancora più incerto sulla tassa di 10 euro che “peserà in misura maggiore sulle tasche dei cittadini, soprattutto per gli esami clinici di laboratorio”. Ad esempio, evidenzia una nota di Cittadinanzattiva, il costo totale degli esami di routine come emocromo, colesterolo, hdl, trigliceridi, creatinina, bilirubina tot e bilirubina frazionata, ammonterebbe a 22.euro e 68 centesimi. A tale somma si aggiunge il prezzo del ticket di 10 euro sulla ricetta. Costo totale: 32.68. La conseguenza più ovvia, che sottolinea il movimento, è “quella di ricorrere al privato quando il cittadino deve fare un numero limitato di esami. A maggior ragione, il ricorso al privato sarà incentivato per esami diagnostici come l’ecografia mammaria o addominale che da due giorni costano, nel pubblico, 46,15 euro (36,15 di ticket più 10 euro per l’impegnativa) "a fronte di un costo che spesso nel privato non supera i 50 euro". Per questo, Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato chiede al ministro Livia Turco di fare chiarezza e soprattutto di rivedere la decisione di applicare la quota fissa di 10 euro per ricetta, ad esempio abolendola per gli esami diagnostici che costano meno di dieci euro.


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