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Per i cent’anni della nascita forse ripubblicate le opere più “rare” di Pasquale Soccio

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Continuano i preparativi in vista del centenario della nascita di Pasquale Soccio, a San Marco in Lamis. Letterato, storico e filosofo, scomparso cinque anni fa,  è considerato una delle voci pugliesi e di Capitanata tra le  più originali del Novecento Italiano. 

Si era spento, come si ricorderà , all'età di 94 anni, nella sua calda e affettiva dimora di Corso Giannone 213, assistito con amore dalla sorella, maestra Antonietta (anch’ella scomparsa qualche anno fa), e dagli altri congiunti. Sino a qualche giorno prima il preside era intento alla sua inesauribile attività letteraria, dettando ad un suo nipote le sue ultime composizioni ed alcune memorie autobiografiche. Dopo le celebrazioni ufficiali della prima ora, si sono susseguite negli anni  commemorazioni più modeste, quasi tutte di tipo religioso e  all'insegna della massima "riservatezza", con la celebrazione di una santa messa nella chiesa di Sant'Antonio Abate e la successiva visita collettiva alla cappella gentilizia di famiglia sita nel locale cimitero. Nel contempo altre messe e riti funebri venivano officiati in diversi templi della cittadina, compresi i due  Conventi-Santuari Ofm di San Matteo e Stignano; luoghi, questi ultimi, da lui sempre prediletti e immortalati in preziosi libri: “San Matteo Rupe, riva di luce” (Lucera, Catalano, 1978) "Materna terra" ( Bari, Adda,1992) e soprattutto "Stignano" (Adda, 1975). Tant' è che ora ad abbellire la predetta cappella cimiteriale vi sono le "rose" che insolitamente fioriscono fuori stagione nella predetta e ultima località, sull'originalità delle quali ci ha lasciato un acutissimo scritto dal titolo "Per una rosa d'inverno a Stignano", apparso per la prima volta sulla rivista "Opinioni Libere" di Roma, nel 1984. Eccone un passo significativo: "(…) Io non amo che le rose d'inverno. Il popolo delle rose di maggio, pur nella gloria della Pentecoste, non lo detesto, ma lo schivo perché dà ebbrezza e delirio. Tutto tra maggio e giugno, con l'eccesso degli odori e dei colori, spinge all'enfasi, alla retorica, alla persuasione oratoria, all'entusiasmo fatuo e vuoto (…)" Nonostante l'età, come accennato all'inizio, la vena creativa di Pasquale Soccio, non si era mai spenta. Anzi, si era fatta per molti versi  più immaginifica, come quella di un ragazzo, regalandoci nuovi capolavori del suo strabiliante e prolifico ingegno. Tra le altre, "Penso dunque invento. Del mito, di Vico e Oltre", Roma, Bulzoni Editore, 2000 (Biblioteca di Cultura/597). Si tratta di un saggio che esalta il mito e la facoltà fantastica in tutte le sue espressioni e va oltre la "topica" di Vico, cioè la "teoria dei luoghi comuni e dell'arte di inventarli". Il ritorno a Vico non è una ripetizione tout court del giovanile commento alla Scienza Nuova (tesi di laurea nel 1938) ma si arricchisce di "sostanziali stimoli e motivi" perduranti in lui da oltre mezzo secolo ed evidenziati, peraltro, in tanti studi vichiani ed esposti, durante la sua esperienza romana, a Benedetto Croce, a Giuseppe De Ruggiero e allo stesso Giovanni Gentile, di cui è stato per breve tempo assistente, senza ricevere, peraltro, illuminanti consigli . Stimoli che lo hanno portato in un certo senso lontano da Vico o meglio più avanti, nell'affannosa ricerca di spiegare tutti suoi perché sul mito e di constatarne alla fine la presenza in tutte le scienze umane. Non si tratta solo di questo. Vi sono altre opere che ci lascia in eredità nei diversi campi dello scibile umanistico: "Il maestro studioso" (1947); "Unità e brigantaggio" (ESI, 1969); "Gargano segreto" (Adda, 1965, 1999, 2001); "Lucera minore" (1979); G.B. Vico, "Autobiografia, Poesie, Scienza Nuova" , a cura di P.S.(Garzanti, 1983);   "Avventura educativa" (1998) e tanti altri saggi d'argomento storico – culturale e filosofico comparsi nelle più importanti riviste di critica a diffusione nazionale. Come pure, non dimenticò il Capoluogo, con “Omaggio a Foggia” (Bari, Adda, 1974)  e molto meglio con “Federico II e la magna Capitana” (in “Atti  del quinto convegno di studi sulla civiltà della tavola, Milano, A.I.C., 1977) e il dialetto con “I Proverbi di San Marco in Lamis” (Bari, Adda, 2001). Ora si sta pensando alla possibilità di ripubblicare, semmai  con una nuova veste grafica, le opere più rare e significative, ormai introvabili in edicola. Si pensi, per esempio a “Unità e brigantaggio”, e così via. Ma di questo e di altro se ne sta discutendo in questi giorni  nel Consiglio Direttivo della Fondazione “Pasquale ed Angelo Soccio”, da lui fortemente voluta, attualmente presieduta da Benito Mundi.

 

Il profilo biografico. La vita in salita di Pasquale Soccio costellata di conquiste e sofferenze 

 

Pasquale Soccio, letterato, storico e filosofo, nasce a San Marco in Lamis l'11 maggio 1907 da Francesco Paolo, fabbro ferraio, e da Angela D’Augelli, casalinga. Sin da bambino la vita di Soccio è sempre in salita, ma una salita a tappe, puntualmente preceduta da sacrifici e sofferenze. “Solo così si cresce”, amava ripetere, quando ormai era all’apice. Nel 1913 – 1914, per malattia, ripete la prima elementare, ma non si affligge e va avanti, così che nel  1917/18 consegue la licenza elementare (quattro anni). Ma non basta. I genitori vogliono per lui un destino diverso, forse un prete o un professionista della penna. La via migliore per il proseguimento degli studi è quella dei frati francescani. Così che nel 1919/20 lo troviamo nel collegio serafico del vicino Convento di San Matteo, dove frequenta il primo anno di ginnasio (media). Continua poi gli altri anni fino al quinto ginnasio, rispettivamente a Rutigliano, Capurso, Castelnuovo della Daunia, e infine, a Biccari, in quei tempi attivi collegi serafici. Terminata l’esperienza francescana, per motivi di salute (a sedici anni aveva perso un occhio) si ritira in famiglia a San Marco in Lamis. Nel Giugno del 1924, quale privatista, ottiene il diploma di quarta magistrale inferiore. Due anni dopo, sempre da autodidatta, il diploma di abilitazione magistrale, con  l' unico nove in italiano. Nel 1927 vince il concorso a cattedra per un posto di ruolo nelle elementari in Molise.  Prende servizio a San Vittorino, frazione del comune di Cerro al Volturno, dove resta fino al 1930. Quindi, l’anno seguente è trasferito a Sannicandro Garganico dove  rimane per un biennio. Successivamente è a San Marco in Lamis. Da questa esperienza, nacquero le memorie “ Il maestro studioso”, prefato da De Ruggiero e “Avventura educativa”,  che gli varrà nel 1939 il primo premio in quel di Roma  da parte della commissione giudicatrice, composta da valenti pedagogisti, come Luigi Volpicelli, Aldo Andreoli ed altri.Nel 1935 si trasferisce a Roma, per frequentare  il Magistero, dove si laurea in Pedagogia con il massimo dei voti e lode nel 1938. La sua tesi di laurea è pubblicata dall'editore Laterza ("La Critica", giugno 1942). Nel soggiorno romano, prima come allievo e poi come pari, stringe una forte corrispondenza in termini di idee e di studi con Guido De Ruggiero e con Giuseppe Lombardo Radice. E’ assistente di Giovanni Gentile. Rinuncia alla proposta dello stesso Gentile, che per averlo quale definitivo collaboratore, gli offre di lavorare alla Enciclopedia Treccani. Avendo vinto il concorso a cattedra, preferisce insegnare storia e filosofia nei Licei. E'  per 11 anni docente al Liceo Classico "R.Bonghi" di Lucera, di cui poi tiene la presidenza per i successivi ventisei. In tale veste promuove molte iniziative scolastiche ed didattiche di avanguardia. Molti gli allievi affermatisi nei diversi campi professionali. Tra gli altri, Giuseppe Cassieri, narratore e letterato di fama nazionale, e Gaetano Gifuni, segretario generale della Camera, nonché un gran numero di docenti universitari. Collabora in quegli anni alle più autorevoli riviste italiane di storia e filosofia, tra cui “Nuova Antologia”. Diretta da Giovanni Spadolini. Quale vice – presidente della Società di Storia Patria per la Puglia promuove e cura la vita di tutte le sezioni daune con convegni e conferenze. Fondatore e per oltre un ventennio presidente della “Società Dauna di Cultura” è  socio dell’”Accademia pugliese delle Scienze”. Medaglia d’oro nel 1964,  assieme a Silvio Ferri, Francesco Flora e al rettore dell’Università di Bari, Pasquale Del Prete, conferitagli dal Presidente della Repubblica, quale benemerito della cultura e della scuola. Il 18 novembre del 1993 gli viene assegnata dal Presidente della Repubblica e consegnata  personalmente dall’ex-allievo Gifuni, l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce, titolo riservato a pochi eletti. In tale occasione, il presidente della delegazione foggiana della succitata Società di Storia Patria, Antonio Vitulli, definisce il Soccio una “certezza culturale”, sia se si cerca in lui lo storico appassionato, il filosofo impegnato, il saggista raffinato (il richiamo è ai suoi perfetti elzeviri), il politico combattivo, il fine intenditore di poesia e il letterato per eccellenza.  Dopo Croce e Fausto Nicolini, contribuisce a tenere vivo l'interesse per l'opera vichiana in Italia ed all'estero.  Al pensiero vichiano Soccio dedica, del resto, il suo assiduo studio, licenziando nel 1983 la sua opera maggiore: G.B. Vico, Autobiografia, Poesie, Scienza Nuova, a cura di Pasquale Soccio (Garzanti, I grandi libri). Attento ai problemi educativi (Il maestro studioso, 1947, Avventura educativa, 1998), non lo è  meno alla storia e alla realtà spirituale della propria terra (Gargano segreto, 1999), (Lucera minore, 1979). Ed ancora: Stignano (1975), Omaggio a Foggia (1970), Materna terra (1992) Alla ricerca storica e metodologica- del più ampio e rigoroso respiro scientifico appartiene il volume “Unità e brigantaggio” (ESI, 1969). Suoi saggi d'argomento storico-culturale e filosofico sono comparsi su "I problemi della pedagogia", "Rivista di Studi crociani" e "Nuova Antologia". Studioso attento del pensiero contemporaneo, segue la diaspora delle filosofie hegeliane e poi il tramonto di tante filosofie, dalla fenomenologia, all’esistenzialismo, affermate e poi abbandonate come mode. Ricostruisce in un saggio dal titolo: Guido De Ruggiero e Giuseppe Lombardo Radice al Magistero di Roma nel decennio 1932-1942 (ottobre-dicembre 1991), il clima culturale di quel decennio decisivo per le sorti della filosofia italiana. Egli è apertamente schierato sul fronte del neoidealismo, con Benedetto Croce, Guido De Ruggiero e tutti gli altri. Tra i suoi estimatori e critici troviamo il “fior fiore” della  letteratura e della critica del Novecento. Oltre ai suoi maestri,  Angelini,  Provenzal,  Bacchelli, quelli della “Ronda” e tanti altri.  Riguardo ai suoi spostamenti  in Capitanata,  la sua vita residente si svolge in prevalenza tra Lucera, Foggia e San Marco in Lamis. Ciononostante sono  tantissimi i centri che gli conferiscono la cittadinanza onoraria, per i suoi alti meriti culturali. Nel settembre del 1975  dopo  48 anni di servizio reso alla Scuola è collocato in pensione. Successivamente fa spola  tra Foggia e la sua San Marco, dove si ritira definitivamente negli ultimi anni e, il 4 febbraio 2001, muore nella sua abituale dimora di Corso Giannone 213, all'età di 94 anni, compianto dall’intera Capitanata.

 

La Lezione di Soccio a cent’anni dalla nascita

 

Qual è la lezione che si può trarre dalla vita e dall’opera di Pasquale Soccio? Ecco alcune considerazioni , tratte in parte da uno scritto di Damiano Nocilla, già segretario generale del Senato e grande amico ed estimatore dell’illustre letterato. A suo dire, è davvero difficile mettere in pratica l’insegnamento di Soccio in un mondo nel quale il rumore prende il posto e il sopravvento su quei silenzi incantati che egli descrive in “Gargano segreto” e in tante altre opere letterarie.  Il ritmo dei tempi correnti  travolge ormai la possibilità di fermare lo sguardo sui particolari. L’apparenza copre l’interiorità e i sentimenti più veri. La civiltà dell’immagine sembra ormai travolgere del tutto la riflessione, la capacità di guardarsi dentro, la stessa fantasia. La risposta sta su  ciò che ciascuno saprà leggere nella vita e nelle opere di Soccio, perché “l’agire e le opere di ognuno si estraniano da lui e vivono una vita propria e gli altri sono chiamate ad interpretarle, in un certo senso appropriandosene e facendo parte della propria stessa esperienza”. L’altra  lezione che si può trarre dalla personalità del Soccio sta tutta nel suo duplice rapporto  con il mondo della scuola e della cultura. Certamente da lui proviene anche un messaggio di rigore morale, non inteso in senso di fredda e raziocinante teorizzazione ed esecuzione del dovere, perché non crede come Croce che tutto possa spiegarsi con la sola ragione. Soccio, sempre secondo Nocilla, è una di quelle figure, il cui insegnamento ricorda l’obbligo di essere fedeli alle memorie del nostro passato, al dovere di conservare il prezioso patrimonio storico ed artistico della nostra terra, alla necessità di restare saldamente fedeli a quel patrimonio di cultura, cui concorrono, ciascuna per la propria parte, le varie regione d’Italia. E’ come l’immagine vivente di un meridione diverso: sobrio, mite, non ripiegato sui propri mali e mai rassegnato, sempre pronto a dare il proprio determinante contributo al riscatto nazionale. Tutto questo  è  Pasquale Soccio.

 

La  Fondazione “Pasquale e Angelo Soccio”: eredità spirituale e culturale del grande scrittore

 

Lo  scrittore ha lasciato in eredità alla Fondazione “Pasquale e Angelo Soccio, da lui fortemente voluta,  tutto il suo inestimabile patrimonio culturale, in termini di libri (oltre 20 mila) ed una cospicua somma destinata ad iniziative di promozione culturale di ampio respiro e per la formulazione annuale di borse di studio da assegnare a studenti meritevoli per tesi di laurea su argomenti ed autori pugliesi. La Fondazione  è stata costituita nell'ottobre del 1993, ed è stata eretta con D.P.R. a Ente Morale (1995). Unica del suo genere nella provincia di Foggia, si propone di sviluppare attraverso iniziative culturali e sociali, la parte spirituale della persona in genere e dei giovani in particolare. E' su questa base che è nata la Fondazione a cui i fratelli Soccio hanno destinato parte delle loro risorse. "Una grande soddisfazione" – fu il lapidario commento di Pasquale Soccio, all'atto della sua istituzione, più che mai orgoglioso del raggiungimento di un traguardo da sempre sognato – "spero che questa iniziativa – aggiunse – continui in Capitanata continui a dare giorno per giorno, sempre più, nuovi impulsi alla cultura". La Fondazione, che è ospitata nei locali della Biblioteca Civica di San Marco in Lamis, e che già accoglie i volumi e le carte della ricca biblioteca socciana, in questi anni ha promosso una serie di iniziative: l'organizzazione di tre convegni di studio (su Nino Casiglio, sulla poesia dialettale pugliese del Novecento e su Leopardi oggi) e l'assegnazione di borse di studio a neo-laureati, nonché l'organizzazione di un premio per incoraggiare la ricerca dei giovani studiosi sui problemi della Capitanata. Dopo la morte di  Michele Dell'Aquila dell'Università degli Studi di Bari, il sodalizio è stato diretto fino poco tempo fa da Giuseppe De Matteis dell’Università Chieti –Pescara. Attualmente è presieduta da Benito Mundi, già vice presidente nelle passate gestioni e direttore di lungo corso della Biblioteca Comunale di San Severo. 

 

 

Cent’anni della nascita L’insegnamento e le opere di Pasquale Soccio

 

Di stile sobrio e scorrevole si presenta l’intera ed eclettica produzione di Pasquale Soccio, lo scrittore, filosofo e letterato che più ha segnato il Novecento, dando alla Capitanata e alla Puglia un posto ragguardevole nel firmamento culturale nazionale ed internazionale. Ecco le opere. “Il maestro studioso”.   Pubblicato a Roma per "I diritti della Scuola" nel 1947, con presentazione di Guido De Ruggiero, è una guida critico-bibliografica di avviamento alla cultura, composta di cinque sintesi, con un riferimento puntuale a civiltà, cultura, poesia, arte, letteratura, filosofia, storia, educazione e pedagogia. “Gargano Segreto” Pubblicato a Bari presso "Adda Editore" nel 1965 (ripubblicato con una nuova ed elegante veste editoriale per gli stessi tipi),  con nota di Michele Tondo, è l'itinerario garganico alla ricerca del tempo perduto o alla scoperta di paesaggi inediti, una inchiesta che, attraverso la perlustrazione dei luoghi nativi, mira a qualcosa di più essenziale e vitale: la scoperta di se e dei propri connotati spirituali. “Unità e brigantaggio”
Pubblicato a Napoli per la "ESI" nel 1969, è la ricostruzione storica di fatti accaduti in una città della Puglia negli anni 1860-61. “Lucera minore”. E' la cronaca densa di avvenimenti letti e studiati attraverso documenti, testimonianze e memorie, che forniscono all'autore e al lettore dati relativi a una pagina importante. Pubblicato a Lucera presso "C. Catapano Ed." nel 1979, è un libro di doveroso omaggio alla città lucerina; pagine nate da un impulso interiore per meglio comprendere e ricomporre il volto di un paesaggio umano: quello della terra dauna. E' il racconto di "una città dell'anima" per scandagliare il suo passato e riviverlo nel presente. “Vico. Autobiografia…”
Pubblicato a Milano ne "i grandi libri Garzanti" nel 1983, è un'antologia che in un volume unico raccoglie i testi più significativi di uno dei massimi filosofi e scrittori italiani: l'Autobiografia nella sua interezza, le Poesie, e una scelta amplissima e organica della Scienza Nuova . E' indubbiamente l'opera maggiore curata da Pasquale Soccio. “Penso dunque invento” Pubblicato a Roma da "Bulzoni Ed." nel 2000, è l'ultima fatica interpretativa e creativa di Soccio. E' un libro che ripercorre con tenacia lo sviluppo di una linea mitica in Giambattista Vico e oltre, riscoprendone taluni indirizzi dell'epistemologia e della scienza contemporanee. E' l'opera che testimonia la lunghissima fedeltà di Soccio al filosofo napoletano. Tra le altre opere di Soccio ricordiamo: “Stignano”(1962, 1975), “La Daunia e la Puglia” (1964), “Omaggio a Foggia” (1970), “Ore magiche con De Pisis…” (1984), “Momenti di vita con P. Agostino Castrillo” (1989), “I proverbi di San Marco in Lamis” (1998), “La musica del ricordo” (1999), “A. Palma Di Cesnola – Cittadino Onorario di Rignano Garganico” (1999). Ulteriori studi, saggi, pagine sparse, scritti critici  e quant’altro si fa riferimento al dettagliato “excursus” bio – .bibliografico pubblicato da Michele Galante.


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