C’è un filo che attraversa gran parte dell’attività di Maurizio De Tullio: la volontà di non lasciare che le storie si perdano.
È il filo della memoria, ma anche quello della curiosità giornalistica, della ricerca documentaria, della passione per i personaggi e per le vicende della Capitanata. Un percorso che oggi arriva fino all’Adriatico e trova un riconoscimento nell’VIII edizione del Premio Internazionale Adriatico – Un mare che unisce, dove De Tullio è stato designato vincitore per la Puglia nella categoria Giornalismo, quale direttore della rivista Diomede.
La cerimonia, dopo una prima tappa il 3 ottobre a Miane, è in programma il 10 ottobre 2026 a Termoli. Il Premio Adriatico, ideato e promosso dal professore e critico d’arte Massimo Pasqualone e coordinato per la Puglia da Elisabetta Grilli, nasce con l’obiettivo di mettere in relazione le culture delle regioni italiane affacciate sull’Adriatico e quelle della sponda opposta, valorizzando personalità impegnate nei diversi campi della cultura, dell’arte, del giornalismo, della letteratura, dello sport e della società.
In questo contesto, il riconoscimento a De Tullio assume un significato particolare. Non premia soltanto una carriera giornalistica, ma un modo di intendere il mestiere: cercare, documentare, raccontare e restituire alla comunità ciò che rischia di essere dimenticato.
Una vita professionale nel segno dell’informazione
De Tullio ha attraversato diverse stagioni dell’informazione foggiana, dalle prime esperienze nelle radio e nelle televisioni locali alla direzione della rivista Diomede, quindi all’attività nell’Ufficio Stampa della Provincia di Foggia e, successivamente, alla Biblioteca Provinciale La Magna Capitana.
È però nella ricerca sulla storia e sui protagonisti della Capitanata che la sua esperienza professionale ha assunto una fisionomia particolarmente riconoscibile.
Il suo lavoro non si limita ai grandi nomi. Al contrario, spesso parte da personaggi rimasti ai margini della memoria collettiva, da episodi poco conosciuti, da documenti e testimonianze capaci di ricomporre tasselli della vicenda di un territorio.
È quella che si potrebbe definire una microstoria della Capitanata: una trama fatta di persone, luoghi, mestieri, passioni, imprese e vicende individuali.
Non a caso, tra i suoi lavori figura il Dizionario Biografico di Capitanata 1900-2008, mentre una delle sue ricerche più note è quella dedicata alle vittime dei bombardamenti di Foggia del 1943.
Il progetto di Diomede
È dentro questa concezione del patrimonio storico e culturale che si colloca Diomede. Tra passato e futuro, oggi uno degli strumenti attraverso i quali il lavoro di ricerca viene proposto a un pubblico più ampio.
La rivista tiene insieme passato e presente: accanto alla storia locale trovano spazio attualità, cultura, personaggi, territori e iniziative della Capitanata.
Un esempio significativo è il numero dedicato a Francesco Rotundi, l’ingegnere foggiano che progettò l’Amerigo Vespucci. La rivista ha scelto di concentrare l’attenzione non soltanto sulla celeberrima nave scuola, ma soprattutto sull’uomo che ne ideò il disegno.
È una scelta editoriale che racconta bene il metodo di De Tullio: partire da ciò che tutti conoscono per andare alla scoperta di ciò che ancora non conosciamo abbastanza.
Da Ralph De Palma a Francesco Rotundi
Questo approccio emerge anche dal lavoro dedicato a Ralph De Palma, il pilota nato a Biccari e diventato protagonista dell’automobilismo americano. Il libro di De Tullio ha contribuito a riportare l’attenzione su una figura internazionale legata alle origini della Capitanata, tanto che nel 2019 il regista Antonio Silvestre ne ha tratto un originale docufilm, presentato in 1a nazionale alla Camera dei Deputati.
Ancora nel 2026 il suo lavoro viene richiamato in occasione di iniziative automobilistiche dedicate alla figura del pilota.
Ma De Palma e Rotundi sono soltanto due esempi di un’attività ben più ampia.
La direzione resta sostanzialmente la stessa: riportare alla luce personaggi, vicende e patrimoni che appartengono alla storia del territorio e che meritano di essere conosciuti anche oltre i suoi confini.
Il giornalismo come servizio alla memoria
Il Premio Adriatico arriva dunque in un momento significativo della storia di Diomede.
La rivista, edita a cadenza trimestrale da Koinè Comunicazione s.r.l., affianca al direttore Maurizio De Tullio il direttore editoriale Francesco de Vito e il direttore responsabile Loris Castriota Skanderbeg, avvalendosi inoltre della competenza di Alessandro Pavino per la grafica e l’impaginazione.
Diomede non si limita a registrare ciò che accade nel territorio. Cerca di costruire una narrazione diversa della Capitanata: una terra che possiede problemi e contraddizioni, ma anche una straordinaria ricchezza di storie, competenze, personalità e patrimoni culturali.
Lo stesso De Tullio ha spesso scelto, nella sua attività pubblicistica e satirica, una strada non necessariamente celebrativa della città. La sua attenzione a Foggia è accompagnata da una critica spesso severa dei suoi difetti, delle sue debolezze e delle responsabilità della classe dirigente e della società civile.
È forse proprio questa combinazione a rendere riconoscibile il suo lavoro: amore per il territorio senza rinunciare allo spirito critico.
Un premio che torna alla città
Il Premio Adriatico non riguarda dunque soltanto Maurizio De Tullio.
Riguarda, almeno in parte, anche Foggia.
Nell’elenco dei premiati pugliesi dell’edizione 2026 compaiono numerose personalità della Capitanata, impegnate in ambiti diversi: Carriera artistica a Day Gilles Trinh Dinh; Cultura a Michele Eugenio Di Carlo; Imprenditoria a Girolamo D’Amico-Cantine d’Araprì; Letteratura alle Donne del Rovo; Scuola/Formazione a Barbara Savino; Sociale/Volontariato ad Alessandra Pascale e Amicizia tra i popoli all’associazione DauniaTur.
De Tullio è stato scelto per il giornalismo.
È un riconoscimento che, attraverso De Tullio, parla quindi anche di una città e di un territorio, ma che allo stesso tempo supera i confini locali.
Perché parlare della Capitanata significa anche inserirla in una geografia più ampia: quella dell’Adriatico, delle sue culture e delle sue storie.
È, in fondo, il senso più profondo di Diomede: raccontare una Capitanata che vuole ricordare ciò che è stata per capire meglio ciò che può diventare.
Teresa M. Rauzino



