Premio Letterario Internazionale “Tratturo Magno 2026”: L’eredità della Transumanza e i suoi saperi, una strada per costruire nuove possibilità economiche e culturali.
Sabato 31 ottobre, nella prestigiosa cornice del “Castello Piccolomini”, si è svolta la cerimonia di premiazione del Premio Letterario Internazionale “Il Tratturo Magno”, momento conclusivo del Festival del Tratturo, rassegna dedicata alla valorizzazione della memoria e dell’identità dei territori attraversati dal Tratturo Magno e al futuro dei cammini della transumanza.

Il premio è articolato in quattro sezioni — Poesia, Prosa, Saggi e Progetti —
accomunate da un filo conduttore: l’invito ad utilizzare saperi antichi, per creare nuove realtà nel presente, a creare, partendo dal passato, il futuro, non limitandosi a guardare indietro, ma essendo capaci di riutilizzare un patrimonio di saperi che la cultura agropastorale della Transumanza ha lasciato in eredità.
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Poesia: la voce della transumanza umana
Nella sezione dedicata alla poesia, il primo premio è andato a Nunzia Nista, per la lirica “L’intagliatrice”. La poetessa, in questa lirica, con un linguaggio evocativo, toccante, intriso di verità senza tempo, traccia il segno del suo legame profondo col nonno, che era pastore intagliatore; quest’arte, reale e simbolica, diventa il trait d’union tra generazioni, tra tempi e dimensioni esistenziali e segna la strada fatta da lui e quella ancora da fare da chi resta e impara e insegna a vivere attraverso quelle mani che, con perizia antica, intagliano il legno della vita.
Secondo posto per Igor Macedo, autore brasiliano, per la lirica in portoghese e testo a fronte in italiano, “Quello che passa – O que permanece”. Il passato lascia le sue tracce silenziosamente, per questo trova il modo di comunicare con le generazioni che gli succedono e che pensano di essere le prime a dare vita a un’esperienza; esso non cammina dietro di loro, ma si insedia nelle mani che sanno fare ed insegnano ad altre mani a fare.
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Terza classificata è stata Valentina Panone, per la lirica “Tempi in contrasto”. Un grido di speranza in ottava rima, quella prediletta dai pastori, viene lanciato dalla poetessa che, con un lessico appassionato e viscerale, dichiara il suo amore per una realtà che non merita di essere dimenticata, per un cammino che bisogna onorare e portare avanti con coraggio, come ha fatto lei, facendone un’impresa che salva il futuro del territorio.
La giuria ha inoltre assegnato una menzione speciale a Francesco D’Angiò, per la lirica “Tre nomi per il vento”. Valori profondi sono rimasti impigliati tra l’erba, figli di un tempo antico in cui i passi erano misura delle giornate, il tempo si riconosceva dall’odore del latte, che insegnava il fare senza nessuna istruzione; bastavano un coltello consumato e tre nomi per il vento. Tutto questo rimane solo se si torna a camminare in maniera nuova, ma nel solco di quei passi antichi impressi nel Tratturo.

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Prosa: il sapere tramandato come strumento di vita futura.
Per la sezione Prosa, il primo premio è stato conferito a Silvia Ursache-Brega (Repubblica Moldava), per un racconto scritto in lingua rumena con testo a fronte in italiano “Quelli che passano dopo la mezzanotte”. In un’ambientazione dai tratti gotici e dal respiro misterioso, si dipana la storia di Nerina e di suo fratello Luca, pastore morto giovane, che torna per salvaguardare un mondo di saperi che altrimenti la nipote Bianca farebbe morire. Il messaggio che sembra venire dal mondo dei morti è invece molto vivo: non si può cancellare o svendere il passato, soprattutto quando il passato sono le nostre radici; quando si ha il coraggio di riconoscerle, esse possono dare nuovi frutti. Grazie a questo incontro con i pastori che vengono dall’aldilà, Bianca trova, infatti, la forza di costruire il suo futuro, producendo prodotti antichi, nel segno di un’economia sostenibile.
Seconda classificata è risultata Mariangela Picucci, per il racconto “L’eco della vita”. Le vicende del bisnonno Lazzaro, che ha lasciato ricordi di saperi, esperienze di vita, mani che sanno fare, per dire quanto hanno amato, diventano l’elemento di forza perché la narratrice trovi il coraggio di mettere in pratica conoscenze antiche e valori ancestrali e farli diventare impresa in un presente incerto e spesso arido. La narrazione, ben strutturata, è accorata, commovente, sa recuperare la nostalgia, per calarla nella realtà e farla nuotare in mari di latte e caglio senza tempo e senza scadenza.
Il terzo posto è andato a Beniamino Pascale, per “I pastori, le greggi, la transumanza, i tratturi, gli amori…io canto”. Il racconto si dipana con fluidità ed efficacia tra immaginazione e realtà; i due piani narrativi creano legami tra passato, presente e futuro, che si incontrano, pur mantenendo la loro unicità, per far vivere un viaggio in cui il sapere, il saper fare, l’essere alla base della Transumanza approdano in un presente fortemente bisognoso di tali valori, che Alessandra, grazie al racconto del suo papà, riesce a migliorare.
Due le menzioni speciali: a Roberto Pagliara, per “Fango, Bronzo e transumanza”. In questoracconto si passa con perizia da Eracle che veglia sugli armenti e sul cammino alla storia di oggi. I reperti e un prodotto antico come il grano Carlantino mostrano l’eco di un mondo lontano e pregno di storia, quello dei Sanniti, popolo fiero, che praticava la transumanza già dal VI secolo, tra Puglia e Molise; i passi che essi attraversavano non erano solo varchi geografici, ma autentici riti di passaggio. Il Tratturo era corridoio di vita pulsante e lo è ancora oggi attraverso i prodotti della Transumanza che resistono.
La seconda menzione è stata assegnata a Carmen Sarnataro, per “Lì passava la vita”. L’ autrice, attraverso una narrazione lieve ed emozionante, ci mostra le strade di cui il passato si serve per ritornare e per guidarci ad attraversare il futuro, se ne sappiamo cogliere i segni, le tracce, gli insegnamenti. Questo accade alla protagonista del racconto e agli altri personaggi in grado di ascoltare le voci che provengono dal Tratturo e di vedere la transumanza come un baule pieno di saperi ed esperienze che possono vestire l’oggi e dargli dignità.
Il Premio “Radici e Territorio” viene assegnato ad autori del territorio che, con la loro opera, hanno narrato un’esperienza reale che ha inciso in modo significativo sullo stesso. Quest’anno, è andato a Rosetta Germano, imprenditrice – pastora, per il racconto “Il formaggio della Transumanza”. Rosetta ha vissuto la transumanza per ventotto anni, quella moderna fatta con i camion. Figlia e nipote di pastori, si è laureata in economia; oggi è stanziale a Castel del Monte. In questo breve racconto narra le sue vicende di Pastora-imprenditrice moderna, che non ha mai tradito gli insegnamenti dei suoi avi, tra mille difficoltà usa ancora la ricetta col latte crudo per produrre il pecorino, così come hanno fatto i suoi antenati per secoli. Lei è la dimostrazione vivente che niente è perso del passato, anzi, che dal passato si può partire per un futuro solido.
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Saggi e Progetti: la visione del futuro
Per la sezione Saggi il primo premio è stato assegnato a Michele Eugenio Di Carlo, per “Breve storia dell’economia lungo il Tratturo Magno e le vie erbose della Transumanza”. L’autore analizza con rigore scientifico il tema del Tratturo Magno L’Aquila-Foggia, mettendo in luce il ruolo storico delle vie della transumanza come direttrici strategiche di scambio, mobilità e organizzazione economica e sociale del Mezzogiorno d’Italia. Particolarmente apprezzabili sono l’analisi dell’amministrazione della Dogana della mena delle pecore, il confronto tra ragion pastorale e ragion agricola, l’attenzione alla lana, ai mercati e alla mobilità e il collegamento tra la sostenibilità storica della transumanza e le prospettive di valorizzazione contemporanea del Tratturo Magno.
Il secondo Premio è andato ad Antonio Pio Porto, per “L’Economia della Transumanza. L’autore offre un contributo pertinente e articolato sul tema dell’economia della transumanza. Interessante è l’attenzione rivolta agli aspetti aziendali, alla gestione del gregge e alla figura dei pastori, elementi che consentono di cogliere concretamente la struttura economica e organizzativa dell’attività pastorale. Il capitolo dedicato al futuro introduce una prospettiva propositiva e invita a riflettere sulle possibilità di conservazione e valorizzazione di una pratica che appartiene alla storia e all’identità dei territori. L’esposizione è chiara e coerente con l’argomento trattato.
Il terzo Premio non è stato assegnato.
Nella sezione Progetti, il primo premio è stato assegnato a Annarita Della Penna, per “Trama Magna”. Il progetto si distingue per originalità, completezza e visione strategica, proponendo la valorizzazione della lana della transumanza attraverso una filiera integrata che coniuga tradizione, innovazione, sostenibilità e sviluppo economico territoriale. Particolarmente apprezzabili l’approccio sistemico, il coinvolgimento intergenerazionale, l’articolazione delle fasi attuative e la definizione di risultati misurabili, che conferiscono alla proposta concrete prospettive di applicazione e replicabilità.
Il secondo premio è andato a Nunzio D’Alessio, per “L’eco del Tratturo: Il Sangue e la Rima”. Una proposta di significativo valore culturale e identitario, finalizzata alla conservazione e valorizzazione della tradizione poetica orale della transumanza attraverso un prodotto audiovisivo originale. Si apprezzano la qualità narrativa, l’attenzione alla trasmissione dei saperi e la concretezza del percorso realizzativo, supportato da cronoprogramma e quadro economico. Più circoscritte risultano le ricadute previste sul sistema produttivo e sulle filiere economiche territoriali.
Il terzo premio è andato a Giuseppina Riocci, per “Parco – Museo sulla Transumanza”. Proposta apprezzabile per la valorizzazione del patrimonio storico e culturale della transumanza attraverso un percorso museale immersivo, integrato con tecnologie digitali e iniziative educative. Positiva l’attenzione all’accessibilità e alla fruizione turistica. Il progetto presenta tuttavia un livello di approfondimento più limitato, relativamente alla fattibilità degli interventi, alla definizione della filiera economica e alle modalità operative di attuazione.
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La giuria e la cerimonia
La cerimonia, arricchita dalle interpretazioni dell’attrice Tiziana Gioia, ha visto la partecipazione della giuria tecnica composta da Rita Pelusi, Ottavia Iarocci, Teresa Maria Rauzino, Alessandro Di Loreto, Francesco Zullo e Francesco Vincitorio, insieme alla giuria onoraria formata da Alberto Sgambati, Carmine Lopez e Maria Carla Ciani.
A chiudere la serata è stato il presidente dell’Associazione Tratturo Magno 4.0, Danilo Taddei, che ha ringraziato partecipanti e organizzatori, dando appuntamento alla prossima edizione del Premio, “un cammino che continua, come la transumanza, tra memoria e futuro”.
teresa rauzino



