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Si guarda anche alle date nelle indagini sui delitti di mafia compiuti nel Gargano. La giornata del 21 marzo, infatti, accomuna, negli ultimi due anni, due omicidi ed un agguato fallito. Si tratta, osserva qualche investigatore, di una sorta di "simbologia mafiosa" perché le cosiddette "'date ricordate' sono un classico soprattutto tra i clan della mafia calabrese". Ieri sera è stato ucciso con una fucilata alla schiena Francesco Pio Gentile, sorvegliato speciale fino allo scorso anno, ritenuto dagli investigatori elemento di spicco del clan Romito. Esattamente un anno fa, il 21 marzo 2018, Marco Raduano, 34enne considerato il nuovo capoclan di Vieste, scampò miracolosamente ad un agguato compiuto nelle vicinanze della sua abitazione. Due anni fa, invece, venne ucciso Giuseppe Silvestri. La mattina del 21 marzo 2017 il pregiudicato fu assassinato mentre era alla guida del proprio Fiat Doblò e si stava recando nella sua masseria che si trova alla periferia di Monte Sant'Angelo. Silvestri era ritenuto dagli inquirenti storicamente legato ai Li Bergolis, storicamente in lotta con il clan Romito.

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Sono proseguite per tutta la notte le indagini sull'omicidio di Francesco Pio Gentile, il pregiudicato 51enne di Mattinata ucciso ieri sera con un colpo di fucile calibro 12 mentre tornava a casa. I carabinieri del Reparto operativo di Foggia hanno eseguito sei stub a pregiudicati che risiedono tra Monte Sant'Angelo, Vieste e Manfredonia. Sono state compiute anche una dozzina di perquisizioni ed ascoltate persone vicine alla vittima. Stando alle prime ipotesi, movente del delitto potrebbe essere la faida in corso tra i clan rivali Romito, al quale apparteneva la vittima, e Li Bergolis.
    Gentile era il cugino dei fratelli Romito, tra cui Mario Luciano, ucciso nel quadruplice omicidio di San Marco in Lamis dell'agosto del 2017. Sorvegliato speciale fino allo scorso anno, Gentile era ritenuto dagli inquirenti elemento di spicco del clan che opera a Manfredonia. Le indagini dei carabinieri coordinate dalla Dda di Bari.

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Il Consiglio di Stato di Roma ha respinto l’appello del Comune di Mattinata e confermato la sospensione dell’ordine di demolizione di alcune opere edilizie effettuate in un resort situato lungo la costa mattinatese. Con ordinanza del marzo 2018 il funzionario responsabile dell’urbanistica del Comune Do­menico Trotta, dispose la demolizione di alcuni manufatti ri­tenuti irregolari. La struttura turistica, difesa dagli avvocati Nino Matassa e Rosa Volse, fece ricorso al Tar Puglia per ottenere l’annullamento, previa sospensione, dell’ordine di demolizione impartito dal Comune garganico. La commissione straordinaria (regge il Comune da un anno dopo lo scioglimento del consiglio comunale per sospette infil­trazioni malavitose) deciso la costituzione in giudizio del Comune. I giudici del Tar «at­tesa la particolarità delle que­stioni dedotte in giudizio, ca­ratterizzata anche dalla pre­sentazione di domande di condono edilizio non ancora esaminate»; e ritenuto neces­sario «addivenire alla defini­zione del ricorso mantenendo la situazione immutata», ave­vano accolto la domanda di misure cautelari della strut­tura turistica e sospeso ossia l’ordine di demolire i manufatti, fissando per la trattazione di merito del ricorso l’udienza del prossimo 10 luglio. Il Comune non ha condiviso la decisione né atteso l’udienza della prossima estate che deciderà nel merito della questione; con delibera commissariale presentò quindi ricorso al Consiglio di Stato contro l’ordinanza cautelare del Tar Puglia sulla sospen­sione della demolizione. Ma adesso anche i giudici romani del Consiglio di Stato hanno mantenuto in piedi il provvedimento cautelare del Tar. Nella camera di consiglio, dopo aver ascoltato gli avvocati Raffaele Irmici e Michele Dionigi per il Comune, e l’avv. Nino Matassa per la struttura turistica, i giudici hanno «rilevato che la complessità della situazione di fatto relativa alla natura e all’entità dell’opere edilizie effettivamente eseguite sen­za titolo idoneo esige lo scrutinio nel merito alla pubblica udienza già fissata innanzi al Tar; e che, di converso, allo stato, non è dato rilevare il grave pregiudizio recato dalla permanenza in loco di dette opere». Il Consiglio di Stato ha pertanto respinto l’appello proposto dal Comune, confermando la sospensione dell’ordine di demolizione così come disposta dai giudici nella fase cautelare di primo grado.

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Partito giovanissimo da Mattinata, una volta finite le scuole all’istituto alberghiero di Vieste, ha girovagato mezza Europa (Inghilterra, Portogallo, Austria, Germania) lavorando in molti ristoranti, tutti di rango. Un anno fa è sbarcato ad Amburgo, città portuale tedesca e seconda (dopo la capitale Berlino) più popolosa del Paese, dove ha aperto un locale, Bianc (in omaggio alle sue origini garganiche) e ieri ha ricevuto la prima stella Michelin 2019. Lui è Matteo Ferrantino (i Ferrantino sono una stirpe di cuochi mattinatesi, nel ramo c’è anche il fratello maggiore Giuseppe, lavora in loco, e quello più piccolo Piero, anch’egli girovago in Europa), 39enne chef professionista, novello portabandiera nel mondo dei sapori e profumi di casa Gargano. La cerimonia si è svolta a Berlino, con qualche settimana di ritardo rispetto alla data iniziale. “Sono felicissimo di questo riconoscimento e ringrazio chi ha sempre creduto in me” le sue uniche parole postate al termine della manifestazione. E non devono essere stati pochi, a giudicare dalla sua carriera. Ferrantino vanta infatti un curriculum di tutto rispetto: nel 2006 lo troviamo a Salisburgo, in Austria, al mitico Hangar 7 (vecchio aeroporto trasformato in ristorante), 40 coperti, clientela super selezionata e 200 euro a testa per una cena a base di cucina internazionale. Ambiente suggestivo ed originale: dai tavoli –quasi sospesi nel vuoto nei vari ripiani - era possibile godere di una visuale sottostante a dir poco eccezionale: in ordine sparso vi erano bolidi di Formula Uno della scuderia Red Bull (messi lì dal magnate austriaco Dietrich Mateschitz, tra i 40 uomini più ricchi del pianeta nonché proprietario dello stesso avveniristico ristorante), vecchi aeroplani perfettamente funzionanti, affascinanti piper, motociclette da corsa, velivoli da guerra ed elicotteri. Ad ammaliare il palato degli avventori, i sapori dei tipici piatti – promossi da Ferrantino- della Montagna del Sole, vale a dire orecchiette con peperoni, basilico e cacioricotta. A gustarli il mitico Giovanni Trapattoni e il suo vice Lothar Matthaus quando insieme allenavano il Salisburgo calcio, la top model Naomi Campbell (di passaggio) e il Principe Alberto di Monaco (un habitué). Lo chef mattinatese era l’unico italiano tra i 15 cuochi della cosmopolita cucina dell’Hangar. A volerlo lì, Eckart Witzigmann, premiato alcuni anni fa quale cuoco del millennio, nume tutelare della gastronomia mondiale, che due anni dopo gli affidò “le chiavi” del ristorante Vila Joya in Portogallo, locale “in” della costa portoghese, con pochi e selezionati coperti, frequentato da esponenti del jet set internazionale. Ferrantino vanta trascorsi anche con Dieter Koschina (altro nome di rango della gastronomia mondiale). Oggi la voglia di mettersi in discussione ed il tentativo di “volare da solo” lo hanno spinto – grazie anche al supporto di un facoltoso cliente tedesco habitué di Vila Joya – ad aprire il ristorante Bianc ad Amburgo: una scommessa destinata ad essere vincente, almeno a dar retta alla prima stella Michelin, giunta ad appena 12 mesi dall’apertura.

Francesco Trotta  

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Ancora sul piede di guerra il persona del «118» a Mattinata. Visto il nulla di fatto della riunione svoltasi in prefettura a Foggia a inizio mese tra sindacati e dirigenza Asl, l’«Usb» - Unione sindacale di base del lavoro privato - ha dichiarato una prima giornata di sciopero per martedì 26 feb­braio di tutto il personale delle postazioni 118 gestite dalle associazioni di volontariato; Avm, Avas San Pio, Croce Ble, Croce Azzurra, Paerc, Tur 27, Amici di Anzano, Misericordia di Torremaggiore, Misericordia di Orta Nova. «Siamo arrivati con i lavoratori a questa decisione» si legge nella nota diffusa dall’or­ganizzazione sindacale «in quanto rite­niamo che un servizio di primaria im­portanza per i cittadini pugliesi continui ad essere gestito dalle associazioni pri­vate nei modi in cui finora è avvenuto, vessando, intimidendo e spesso non pa­gando i lavoratori. Da anni chiediamo sia alla direzione generale dell’Asl fog­giana sia ai vertici politici e alla tec­nostruttura della Regione Puglia di internalizzare il servizio, come già avve­nuto per altre 22 postazioni della Ca­pitanata, nella società in house dell’Azienda sanitaria». Lo sciopero potrebbe essere revocato soltanto se ci fossero alcune condizioni, aggiunge il rappre­sentante dell’esecutivo Usb Santo Mangia: «l’apertura di un tavolo serio che porti all’assorbimento del personale in Sanitaservice; il ritiro da parte delle associazioni di volontariato delle contestazioni disciplinari (e relative sanzioni) che stru­mentalmente alcune di esse stanno mettendo in campo per costringere i lavoratori a sottostare a regole vessatorie, pena il licenziamento». I sindacalisti e i lavoratori speravano che ima schiarita alla vertenza potesse arrivare dall’incontro con il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano in occasione di una sua visita sul Gargano per l’inaugurazione di nuovi presidi per la salute, ma rincontro non c’è stato ed è stato quindi necessario rinviarlo: confermato lo sciopero di martedì prossimo.

Anna Maria Vitulano

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Il 4 gennaio scorso la polizia locale di Mattinata ha sottoposto a sequestro preventivo alcune strutture sulla spiaggia del paese, nell'area del porto, in località Agnuli. Il sequestro è derivato dal fatto che il titolare delle concessioni, Felice Silvestri, 30 anni, non ha sgomberato le aree demaniali, dopo che gli era stata notificata l'interdittiva antimafia della prefettura di Foggia. Silvestri aveva impugnato il provvedimento, ma l'istanza è stata respinta ed è scattato il sequestro. A fine settembre a Felice Silvestri era stato notificato il provvedimento di revoca delle concessioni demaniali marittime nel tempo ottenute dal Comune di Mattinata, per la gestione di stabilimento balneare, manufatti, un tratto di spiaggia di 820 metri quadrati nella stessa località destinato alla posa di ombrelloni e sdraio, e di un casotto in muratura, in località Casette dei Pescatori, per deposito merci. 

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La sipontina ASE spa, la società in hou­se dei rifiuti del Comune di Manfredo­nia, era destinata a svolgere il servizio in tutti i cinque Comuni dell’ARO FG1. Ma uno dopo l’altro Vieste, Zapponeta, Monte Sant’Angelo e Mattinata si sono sfilati, cam­biando idea e decidendo di non affidarsi più all’impresa guidata da Franco Barbone. Ad oggi ASE è attiva nella sola Manfredonia, con affidamento in house providing, mentre a Mattinata e Monte Sant’Angelo dopo gara c’è la foggiana Tecneco, così come a Vieste dopo la recente ordinanza sindacale del pri­mo cittadino Giuseppe Nobiletti. A vincere la gara nei mesi scorsi a Zappone­ta, dopo l’addio ad ASE, è stata la Eco Alba. Dopo gli atti assunti dalle altre amministra­zioni comunali, anche la commissione stra­ordinaria in carica a Mattinata (Lonigro, Scozzese, Canale) si è attivata per la nuova gara. In realtà risale a marzo 2016 la decisione dell’allora giunta Prencipe di procedere all’affidamento, tramite gara ad evidenza pub­blica con il criterio dell’aggiudicazione all’of­ferta economicamente più vantaggiosa, del servizio di spazzamento, raccolta e traspor­to dei rifiuti urbani nel Comune di Mattinata per la durata di due anni e con la clausola ri­solutiva espressa al subentro del soggetto gestore individuato dall’ARO FG1. Il con­tratto di servizio con Tecneco risale al 2005 ed è stato prorogato nel 2014. Le criticità di una gestione targata ASE sono evidenziate nella relazione firmata il 13 dicembre scorso dal caposettore Giuseppe Tomaiuolo. “I Comuni di Vieste e Zapponeta con rispettivi provvedimenti del 2015 e del 2016 han­no aderito, in una prima fase, ai progetto del­la società in house sovracomunale e conse­guentemente hanno affidato il servizio ad ASE. A seguito dell’incontro dell’8 ottobre 2018 presso l’AGER Puglia e delle volontà manifestate in tale sede, i Comuni di Vieste e Zapponeta hanno provveduto ad affidare il servizio a imprese private, sostituendo quindi il gestore pubblico precedentemente affidatario. Tale circostanza non consente valutazioni positive e favorevoli in ordine ad un possibile affidamento in house ad ASE da parte del Comune di Mattinata. Inoltre, l’in­certezza determinatasi in ordine agli affida­menti in house providing a favore della so­cietà pubblica ASE non risulta compatibile con l’indifferibile urgenza di pervenire all’af­fidamento del servizio”.

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Il progetto di fuga dei due detenuti dal car­cere era irrealizzabile e non potevano certo bastare i fili dia- mantati da usare per segare le sbarre fatti arrivare in prigio­ne, ragion per cui il reato di tentata evasione non sussiste. Quanto poi alla detenzione il­legale di due fucili, ritrovati dalla Guardia di Finanza che intercettava i telefonini usati dentro il carcere da alcuni de­tenuti, ne risponde soltanto il garganico che ha ammesso il possesso della armi, ma non anche il figlio e un altro im­putato che non ebbero mai la disponibilità di quelle armi. Così, in estrema sintesi, le tesi difensive nel processo abbre­viato «In nome del padre», in corso davanti al gup del Tri­bunale di Foggia nei confronti di 9 garganici accusati a vario titolo di detenzione illegale di armi, tentata evasione e favo­reggiamento della latitanza. Il gup Domenico Zeno dopo le arringhe difensive ha rinviato l’udienza a gennaio per le re­pliche del pm e dei difensori, poi il giudice dovrebbe entrare in camera di consiglio per pronunciare la sentenza di primo grado.

- Il pubblico ministero Ileana Ramundo al termine della requi­sitoria del 30 novembre scorso ha chiesto 8 condanne per com­plessivi 28 anni di reclusione con pene oscillanti da 16 mesi a 7 anni (il nono imputato ha chiesto di patteggiare) per i tre filoni d’inchiesta dell’indagine coordinata dalla Procura, con­dotta dalle Fiamme gialle e sfo­ciata nel blitz dello scorso 28 febbraio con remissione di 11 ordinanze cautelari (3 in car­cere e 8 ai domiciliari) e l’ar­resto di 9 garganici: progetto di evasione, detenzione illegale di armi, favoreggiamento della la­titanza di un ricercato. Il pm in considerazione dello sconto di un terzo della pena previsto dal rito, ha chiesto la condanna a 6 anni di Antonio Quitadamo, 43 anni di Mattinata, sopran­nominato «Baffino», ritenuto elemento di spicco del clan Ro­mito (4 anni e 4 mesi per la detenzione di due fucili, cui ag­giungere 1 anno e 8 mesi per il tentativo di evasione); e di 1 anno e 4 mesi di Hechmi Hdiouech, 34 anni di Vieste, per tentata evasione: i due garga­nici erano rinchiusi a fine 2017 nella casa circondariale di Fog­gia e avrebbero dovuto evadere a Capodanno 2018, secondo l’ipotesi accusatoria. Il pm ha poi chiesto 6 anni e 8 mesi di reclusione per Danilo Pietro Della Malva, 32 anni di Vieste (5 anni per la detenzione di tre fucile 1 anno e 8 mesi per concorso in tentata evasione); 7 anni per il padre Giuseppe Della Malva di 54 anni, anche lui viestano (4 anni e 4 mesi per la detenzione di due fucili; e 2 anni e 8 mesi perché avrebbe favorito in passato la latitanza di Quitadamo). Il pm ha infine chiesto la condanna a 1 anno e 8 mesi del manfredoniano Aron­ne Renzullo, 41 anni; e quella di 1 anno e 4 mesi a testa per il padre Luigi Renzullo di 70 an­ni; la mattinatese Marisa Di Gioia di 32 anni (moglie di Qui­tadamo); e Leonardo Ciuffreda, quarantunenne originario di San Giovanni Rotondo e re­sidente a Monfalcone, in pro­vincia di Gorizia. Questi ultimi 4 imputati rispondono solo di concorso in tentata evasione. Il nono imputato è Anna Filo­mena Pacillo, 36 anni di Man­fredonia, moglie di Aronne Renzullo, che chiede di patteg­giare un anno per concorso in tentata evasione.

- Se­condo l’accusa il piano per far evadere a Capodanno 2018 Quitadamo e Hdiouech rinchiusi nella casa circondariale di Foggia, prevedeva che i due detenuti segassero le sbarre della cella attraverso i fili diamantati nascosti nelle cuciture in una borsa consegnata in occasione di un colloquio tra un familiare e un detenuto: furono però sequestrati da Guardia di finanza e polizia penitenziari Nelle arringhe il collegio difensivo - gli avvocati Franosco Santangelo, Salvator Vescera, Paolo D’Ambrosi« Michele Arena, Michelangelo Basta e Angelo Gaggiano ha sostenuto che il reato (tentata evasione non sussiste. Presupposto del reato è che l’autorità perda il potere di controllo sul detenuto, il che - ha argomentato l’avv. Santangelo – non è mai successo perché il progetto di fuga è stato costan­temente monitorato dalle Gdf che intercettava le conversazioni.

 - Peraltro il so­lo invio dei fili diamantati in carcere non supera - altro ar­gomento difensivo - la soglia degli atti idonei alla commis­sione del reato. Vero che una consulenza del pm dice che i fili diamantati possono in teoria segare le sbarre della cella, ma nel concreto non si sa se e quan­to tempo sarebbe occorso ai due detenuti per segare le sbar­re; quanto rumore avrebbero provocato. Ed anche ammesso che Quitadamo e Hdiouch vi fossero riusciti,, sarebbe stato comunque impossibile perforo evadere, in quanto avrebbero dovuto superare alcuni mura di cinta e soprattutto quello fi­nale di una dozzina di metri, in previsione della presenza di un autocarro con gru per calare un cestello, farvi salire i reclusi e trasportarli all’esterno. Un piano di evasione che era ir­realizzabile, sostiene la difesa, e quindi il reato non regge.

Di detenzione dei due fucili ritro­vati dalla Guardia di Finanza a Vieste a metà dicembre 2017 intercettando le telefonate in partenza dal carcere, rispon­dono Quitadamo e i Della Mal­va. Giuseppe Della Malva ha ammesso che le armi erano sue e va condannato al minimo del­la pena per questo unico reato - ha detto l’avv. Vescera - e non anche per aver favorito in pas­sato la latitanza di «Bafììno», in quanto non ci sono indizi in tal senso. Il figlio Danilo Pietro Della Malva e Quitadamo van­no invece assolti - la tesi di­fensiva - in quanto il primo non riuscì mai a trovare le armi da spostare su indicazione del ge­nitore per cui non ne ebbe mai il possesso; e il secondo perché, a sua volta, non ebbe mai la disponibilità dei due fucili in quanto in quel periodo era de­tenuto.

gazzettacapitanata

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Entreranno in vigore da gennaio 2019 le nuove tariffe dell’imposta di soggiorno, che viene versata dai turisti che pernottano nel territorio mattinate­se. L’imposta, istituita già da diversi anni a Mattinata e negli altri Comuni turistici, come ha sottolineato la commissione che amministra il Comune è “un’opportunità che viene data agli enti di valorizzare maggiormente il proprio territorio offren­do migliori e maggiori servizi alla nu­merosa popolazione che verrà a soggior­nare nel Comune”. Dal Comune la bozza del nuovo re­golamento comunale è stato portata a conoscenza delle organizzazioni di settore e all’esito si è preso atto dell’assenza di osservazioni.

Con la delibera comunale dei giorni scorsi anzitutto è stato riformulato il regolamento con l’inclusione nella tas­sazione turistica, oltre alle già previste strutture ricettive all’aria aperta, campeggi, agriturismi, aree attrezzate per la sosta temporanea, bed and breakfast, case e appartamenti per vacanze, affittacame­re, case per ferie, residenze turistiche alberghiere e alberghi, anche delle “lo­cazioni ad uso turistico”. Inoltre non saranno più esenti dal pa­gamento dell’imposta di soggiorno coloro che soggiornano nei periodi dell’anno compresi dal 1° gennaio al 31 marzo e dal l ottobre al 31 dicembre. L’imposta di soggiorno che era pari a 0,80 centesimi per i pernottamenti al gior­no per persona in strutture ricettive all’aria aperta, campeggi ed aree attrezzate per la sosta temporanea, agriturismi, bed and breakfast, case e appartamenti per vacanze, affittacamere, case per ferie pas­sa da gennaio ad un euro tondo. L’imposta ora applicata fino ad un mas­simo di 10 pernottamenti consecutivi, sarà da gennaio applicata invece fino ad un

massimo di 14 pernottamenti consecu­tivi. L’imposta di soggiorno passerà da un euro a un euro e cinquanta centesimi per i pernottamenti effettuati in residenze tu­ristiche alberghiere ed alberghi fino a 3 stelle. L’imposta sarà di 3 euro per i pernottamenti effettuati in residenze tu­ristiche alberghiere ed alberghi oltre 3 stelle (oggi è di un euro e cinquanta). E’ stato poi aggiunta, rispetto all’attuale normativa, la disposizione per cui oltre i 14 pernottamenti consecutivi il contributo dovuto per ciascuna tipologia viene ri­dotto al 50%. La gestione e gli accertamenti relativi al tributo oggetto del presente provvedimento, in adesione agli indirizzi già espressi dal passato consiglio comunale, saranno affidati, in estensione contrattuale, alla ditta aggiudicataria dei servizi relativi ai tributi locali.

Francesco Bisceglia

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Il pm ha chiesto 8 con­danne per complessivi 28 anni di reclu­sione, con pene oscillanti da 16 mesi a 7 anni, nel processo abbreviato in corso davanti al gup del Tribunale di Foggia a 8 dei 9 garganici (il nono ha chiesto di patteggiare) coinvolti nell’inchiesta «Nel nome del Padre». Sono accusati a vario titolo di detenzione illegale di armi; ten­tata evasione di due detenuti dal carcere di Foggia; e favoreggiamento della la­titanza di un mattinatese. Il blitz di Procura e Guardia di Finanza dello scorso 28 febbraio fu contrassegnato dall’emissione da parte del gip del Tri­bunale di Foggia 11 ordinanze cautelari in carcere ed ai domiciliari nei confronti di 9 persone. Il filone principale dell’in­chiesta (quelli minori riguardano il pos­sesso di tre fucili e il favoreggiamento della latitanza del principale imputato) è quello relativo al presunto progetto di evasione di due detenuti dal carcere di Foggia, in programma a Capodanno 2018 e sventato dalla Guardia di Finanza e dalla polizia penitenziaria, che seque­strarono due fili diamantati introdotti in carcere. Quei fili seghettati dovevano es­sere utilizzati - dicono Procura e inve­stigatori - per segare le sbarre della cella dov’erano rinchiusi due garganici, che poi avrebbero dovuto raggiungere il mu­ro di cinta della casa circondariale e ca­larsi nel carrello di una autogru in loro attesa all’esterno del penitenziario. Il processo con rito abbreviato in corso da­vanti al gup Domenico Zeno è stato aggiornato a metà dicembre per le arringhe difensive, sentenza nei primi mesi del 2019. Il pm Ileana Ramundo, in conside­razione dello sconto di un terzo della pena previsto dal rito, ha chiesto la condanna a 6 anni di Antonio Quitadamo, 43 anni di Mattinata, soprannominato «Ballino», ritenuto elemento di spicco del clan Ro­mito (4 anni e 4 mesi per la detenzione di due fucili, 1 anno e 8 mesi per il tentativo di evasione); e di 1 anno e 4 mesi di Hechmi Hdiouech, 34 anni di Vieste, per tentata evasione: i due garganici erano rinchiusi a fine 2017 nella casa circondariale di Foggia e avrebbero dovuto eva­dere a Capodanno 2018, secondo l’ipotesi accusatoria. Il pm ha poi chiesto 6 anni e 8 mesi di reclusione per Danilo Pietro Della Malva, 32 anni di Vieste (5 anni per la detenzione di tre fucili; e 1 anno e 8 mesi per concorso in tentata evasione); 7 anni per il padre Giuseppe Della Malva di 54 anni, anche lui viestano (4 anni e 4 mesi per la detenzione di due fucili; e 2 anni e 8 mesi perché avrebbero favorito in passato la latitanza di Quitadamo). Il pm ha in­fine chiesto la condanna a 1 anno e 8 mesi del manfredoniano Aronne Renzullo, 41 anni; e quella di 1 anno e 4 mesi a testa per il padre Luigi Renzullo di 70 anni; la mattinatese Marisa Di Gioia di 32 anni (moglie di Quitadamo); e Leonardo Ciuffreda, quarantunenne originario di San Giovanni Rotondo e residente a Monfalcone, in provincia di Gorizia. Questi ul­timi 4 imputati rispondono solo di con­corso in tentata evasione. Gli 8 imputati, difesi dagli avvocati Michele Arena, Paolo D’Ambrosio, Michelangelo Ba­sta, Francesco Santangelo, Angelo Pio Gaggiano e Salvatore Vescera, respin­gono le accuse e hanno chiesto il rito abbreviato. Il nono imputato è Anna Fi­lomena Pacillo di 36 anni, moglie di Aronne Renzullo: per lei, l’avv. Basta e la Procura hanno patteggiato una condan­na ad una pena minima subordinata alla sospensione della pena, su cui deve pro­nunciarsi il gup. L’accusa poggia su intercettazioni - al­cuni detenuti rinchiusi nella casa cir­condariale del capoluogo dauno avevano la disponibilità di un telefonino e i fi­nanzieri intercettarono le conversazioni - il cui riscontro sarebbe rappresentato dal rinvenimento e sequestro di due fu­cili a Vieste a metà dicembre del 2017; e dal sequestro alla fine dell’anno scorso dei «fili diamantati» nascosti in una bor­sa introdotto in carcere a Foggia e che doveva essere consegnata ad un detenu­to: venne sequestrata dalla Polizia pe­nitenziaria che rinvenne nelle cuciture i due fili diamantati.

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