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Wiestani: tutti re pazzi……per la cittadinanza onoraria a Emanuele Filiberto!

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…in principio era un semplice spiffero, ora sembra che siamo al vero e proprio scambio di missive. Sfugge la primogenitura della genialata, non sappiamo da dove arriva né chi l’abbia inseminata. Sembra ormai certo: Vieste conferirà la cittadinanza onoraria a S.A.R. il Principe Emanuele Filiberto.

D’accordo il Principe Emanuele di Savoia, <<(…) negli ultimi due anni visita l’Italia in qualità di Fondatore – è scritto testualmente nella lettera di presentazione –  di “Valori e Futuro”: un’Associazione socio-culturale che persegue lo scopo di promuovere i valori fondanti della nostra patria, quali: la Libertà e la democrazia; la Famiglia che è alla base della nostra civiltà; la protezione del Territorio, la diffusione della Cultura e delle Arti: la Solidarietà e la protezione dei più deboli. Un’associazione che proprio nel Gargano, splendido patrimonio della Nostra Italia, potrebbe trovare una regione sensibile alla salvaguardia di questi valori e dell’amore per la nostra bellissima penisola…>>
…..d’accordo…d’accordo. …anche Tanino, al bar mi ha detto: Frà da domani ho un fratello principe!!
Però si fa fatica ad inquadrare una valida motivazione che possa giustificare la cittadinanza. Ci siamo andati a rileggere la sbiadita pagina di cronaca risalente il “passaggio da Vieste” del re originale (di seguito ne riportiamo il resoconto completo di Tancredi). Ma la motivazione sembra, onestamente deboluccia. Per carità rispettiamo il pensiero dell’assessore al turismo Giuseppe Cimaglia: <<(..) meglio un “fratello principe che un fratello sccattamurt…>>…..Poi ci è capitato sotto mano di rileggere (quando si dice il caso) una stupenda pagina de “IL Folle” di Gibran, immenso poeta e filosofo libanese, che individua nella via della “follia”, dell’anticonformismo, l’unica salvezza dal torpore e dalla decadenza. Così l’abbiamo bevuta anche noi (sic!).
Regnava una volta nella lontana città Wiestana un re che era sia potente che saggio. Ed era temuto per la sua potenza e amato per la sua saggezza. Ora vi era, al centro di quella città, un pozzo, la cui acqua era fresca e cristallina; e da lì attingevano tutti gli abitanti, perfino il re con i suoi cortigiani, dato che non vi era nessun altro pozzo. Una notte, mentre tutti dormivano, entrò nella città una strega, e versò nel pozzo sette goccie di un liquido strano di¬cendo: <<Da quest'istante chi beve di quest'acqua diventerà folle>>. Il mattino seguente tutti gli abitanti, tranne il re e il gran ciambellano, bevvero da quel pozzo e divennero folli, proprio come la strega aveva predetto. E per tutta la giornata, nelle viuzze e nelle piazze della città, la gente non fece altro che bisbigliare: <<Il re è pazzo. Il nostro re e il gran ciambellano hanno smarrito la ragione. Di certo non potremo essere governati da un re pazzo. Dobbiamo detroniz¬zarlo>>. Quella sera il re ordinò di riempire un calice d'oro con acqua al pozzo. E come gli fu portato, ne bevve avidamente e ne diede da bere anche al gran ciambellano. E ci fu gran festa in quella lontana città di Wiestani, perché il re e il suo gran ciambellano avevano riacquistato la ragione.
Comunque, giusto per informare gli addetti ai lavori: Viesti, Boccia, Tremonti, Cisnetto, Brunetta, Vignali, Passera, Callieri, Bernabè, Cipolletta, potrebbero tornaci utili come fratelli vista che sono stimatissimi economisti e per giunta sono tutti passati dalla punta di S. Francesco almeno una volta. Poi se proprio vogliamo Vieste sulle prime pagine dei giornali facciamo battezzare, non so, 25 neonati a Berlusconi. A Vieste non si filia più? E allora li frazioniamo: tre da Peschici, due da Rodi, un paio da S. Giovanni Rotondo e via dicendo, così facciamo anche sistema e risolviamo il problema della destagionalizzazione…. E soprattutto abbiamo come compare il mitico cavaliere…. Sai che titoli e che scoop.
Facci un pensierino assessore!
ninì delli Santi

 

Giovanni Tancredi, Regio Ispettore alle Opere di Antichità e di Arte, nativo di Monte Sant’Angelo, è l’autore di questo brano apparso su molti quotidiani dell’epoca e poi raggruppati dallo stesso autore in un'unica pubblicazione edita il medesimo anno (Tip. Vincenzo Caputo Torremaggiore).
li Tancredi accompagno il corteo reale, in qualità di “cicerone” oltre che di giornalista. Lo stile enfatico, adulatorio è in perfetta sintonia coi tempi e con lo status di autorevole sud¬dito fascista dell'autore.
A Vieste
Il 2 agosto alle ore 11 ancorò nel¬le acque del porto di Vieste una nave proveniente da Zara e fra i nuclei di giovani viestani, che di solito stazio¬navano sulla riva, si affermava che ospitasse un personaggio di alto rango. Si pensava che tutto ciò fosse un par¬to della fantasia popolare, la quale spesso mette in giro delle fandonie, al¬lorché si vide un giovane ufficiale dal portamento aristocraticissimo e marzia¬le accompagnato nientemeno da un ammiraglio.
Questi era S. E. il conte Bonaldi il quale fu subito riconosciuto.
Fu un lampo. Sua Altezza Reale il Principe Ereditario si accingeva a vi¬sitare in incognito la ridente cittadina, che tutta bianca si specchia nel mare, e la lieta novella in un baleno si spar¬se nel paese e l'Augusto Visitatore fu subito raggiunto e circondato dal Sin¬daco signor Carlo Mafrolla, dal Con¬sigliere Provinciale signor Achille del¬la Torre, da tutte le altre autorità lo¬cali e da una folla immensa di popolo che fra deliranti applausi e vivissime acclamazioni, fra un continuo gettito di fiori e di confetti lo accompagnarono alla Cattedrale, ove fu ricevuto dall'ar¬ciprete Ruggeri. Visitata la Cattedrale che racchiude antichi e importanti ca¬polavori, S. A. R. attraversò le strade del paese sulle quali si distendevano soffici tappeti di fiori multicolori, fio¬ri freschi e profumati, qua e là chiazzati di corolle bianche. Tutti gioivano, tutti esultavano, tutti erano in festa: i generosi lavoratori instancabili e tenaci deliravano nell’applauso spontaneo, nella manifestazione sincera dei sentimenti di devozione che essi nutrono verso la Casa Sabauda; il sole rideva lassù nell'azzurro perlaceo; le rondini trillavano gaiamente nell'a¬ria vermiglia; le placide acque dell'A¬driatico, non più amarissimo, si fran¬gevano alla riva in soave murmure.
Alle ore 12 il Principe Umberto di Savoia fatto segno sempre a entusiasti¬che manifestazioni fece ritorno a bor¬do del suo yacht `Yela' (lo `Yela', di 700 tonnellate, fu comprato dal re Vit¬torio Emanuele subito dopo le nozze, nel 1898. `Yela' è infatti il nome sla¬vo di Elena la regina) ove il Sindaco sig. Mafrolla ed il Consigliere Provinciale sig. della Torre espressero all'Augusto Visitatore i sensi di devozione alla Casa di Savoia ed i più sentiti ringra¬ziamenti dell'intera cittadinanza per la gradita visita che rimarrà fra i più cari ricordi delle cronache viestane.
Nel momento della partenza le bat¬terie salutarono l'Ospite Augusto con la loro voce poderosa, mentre le cam¬pane continuavano a diffondere la loro voce festosa nel paese e nella campa¬gna e sui monti lontani.
La visita del Principe Ereditario fu il mantenimento della promessa fatta a Roma da S. E. Bonaldi all'esimio Consigliere Provinc. avv. della Torre, ed essa appagò pienamente il deside¬rio della cittadina viestana, che vide con orgoglio realizzata una sua legitti¬ma aspirazione, essendo rimasta delu¬sa e amareggiata nell'aprile scorso al¬lorché Vieste non fu compresa nel giro ufficiale percorso da S. A. R. nel Gar¬gano.
Vieste comparirà un'altra volta nella vita del Principe Umberto. E' la tragica notte del 10 settembre 1943, durante la fuga della Real Casa a Brindisi subito dopo l'armistizio. II co¬mandante della corvetta "Baionetta", Piero Pedemonti, ricorda nel suo dia¬rio che dopo essersi imbarcati verso le 19,00 ad Ortona, i reali e le poche persone del seguito si sistemarono a bordo alla men peggio: "il Re e l'au¬gusta Regina Elena, verso la mezzanot¬te, in prossimità del faro, a Vieste, apparvero sul ponte, mi chiesero due poltrone e due coperte. Si sistemaro¬no sul ponte. Sua Altezza riconobbe la bianca Vieste, ne citò pure il numero degli abitanti".
Tipico stile di Vittorio Emanuele III che, pur non conoscendoli di fatto, sapeva tutto su tutti i Comuni d'Italia. Il Principe Umberto invece dormiva.
Vieste, quella cittadina che l'augu¬sto Principe aveva conosciuto vent'an¬ni prima, lo avrebbe forse salvato dal¬l'ignominia, se solo avesse deciso quel¬la sera di sbarcare lì la seconda vol¬ta, per tornare indietro a difendere Roma. Ma Umberto dormiva, forse, so¬gnando la fine dei Savoia.

II Principe Umberto nacque a Racconigi, in provincia di Cuneo, il 15 settembre 1904. Ven¬ne perciò chiamato Principe di Piemonte. Era l'unico maschio, terzo dei 5 figli di Re Vitto¬rio Emanuele III e di Elena di Montenegro. Prima di lui erano nate le due principesse Jolanda e Mafalda. Seguiranno Giovanni e Maria. Mafalda, che era la preferita di re Vittorio, morì tragicamente nel 1944, per mano nazista nel campo di concentramento di Buchen¬wald.

Umberto sposò, a 25 anni (l’8 gennaio del 1930), Maria Josè di Sassonia Coburgo, figlia ventitreenne del re del Belgio, educata proprio per lui in Italia, a Firenze. Fu il più mal riuscito matrimonio di casa Savoia. Maria Josè, bella, colta, sofisticata, amante della libertà, antifascista di fondo con simpatie socialiste, entrò subito in collisione con casa Savoia: re Vittorio, che non la poteva sopportare (“in casa regnano i maschi”), la spedì in esilio nel luglio del 1943 quando si accorse che la stessa si stava adoperando per l’armistizio.