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La Finanziaria abolisce il 5 per mille

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Una lunga lista di associazioni, Onlus, enti pubblici, università e istituti di ricerca. Un’operazione bipartisan: il 5 per mille è come la “pace”, insomma, non è né di destra né di sinistra.  Eppure milioni di italiani si sono interrogati davanti alla dichiarazione dei redditi, al momento di compilare il riquadro per destinare il contributo introdotto dalla Legge 266/05, la Finanziaria per il 2006, e soprattutto, si sono chiesti cosa ci facessero le amministrazioni comunali nella lista dei soggetti ammessi alla destinazione della quota. Ma questa è un’altra storia, direbbe qualcuno.
“Dammi il cinque”, “Metti la firma”: solo alcuni degli slogan scelti per chiedere un piccolo aiuto devolvendo il 5 per mille della propria IRPEF. Ha fatto “scandalo” la presenza di associazioni gay che si sono proposte come destinatarie del contributo.
Nel 2007 non ci sarà niente di cui discutere: il 5 per mille sarà abolito. La prima Finanziaria targata Prodi boccia il provvedimento dell’esecutivo di Berlusconi, salutato con soddisfazione dalle Onlus a caccia di finanziamenti. Il Governo, senza tenere conto degli effetti che questo contributo abbia potuto produrre, soprattutto sulle più piccole associazioni vessate dall’Irap, ha messo mano alla sperimentazione e ha deciso di non rinnovarla.
Plaude alla risoluzione del Governo l’Aduc- Associazione per i diritti degli Utenti e dei Consumatori. «Noi ne siamo contenti perché abbiamo sempre creduto che si trattasse: di una regalia alle pubbliche amministrazioni locali che già ci riempiono di tasse; di un finanziamento pubblico ad associazioni private come anticamera di una corruzione e un malaffare tipo il finanziamento pubblico ai partiti; di un motivo, visto che molte associazioni e università chiedevano questa elargizione per la ricerca scientifica, per non dare sostanziosi e necessari contributi ad un settore che langue.»
Il Presidente Aduc, Vincenzo Donvito, si scaglia anche contro l’8 per mille, destinato alle confessioni religiose o allo Stato, obbligato per legge ad utilizzarlo per la conservazione dei beni culturali, la fame nel mondo, le calamità naturali e l’assistenza ai rifugiati. L’Aduc chiede di abolire la “concorrenza” dello Stato con le Chiese e di eliminare l’obbligo di “donare” questa quota delle tasse.
Il Forum del Terzo Settore, intanto, auspica che vengano apportate variazioni sostanziali alla Finanziaria per valorizzare il mondo del non profit. Un settore che si affida spesso al sostegno dei cittadini, alle donazioni, ma che da’ lavoro a migliaia di persone, oltre a poter contare sui tanti volontari che mettono la propria vita al servizio degli altri.
Il 5 per mille rappresentava, certo, una goccia nel mare, ma nell’Italia della solidarietà c’era bisogno anche di questa piccola fetta di democrazia, persino in tema di tasse.