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Il presidente del Cotup Manzionna: «La destagionalizzazione? L’abbiamo sempre fatta.

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“Il Piano di Marketing Turistico della Comunità Montana del Gargano? Negli anni ne ho visti tanti, presentati e inattuati”……

Negli scorsi giorni sono stati presentati i dati relativi  ai flussi turistici per quanto attiene la stagione 2006 in Capitanata. Quei risultati positivi, soprattutto per quanto riguarda il Gargano, possono far ben sperare per la stagione 2007?

«Penso proprio di sì, anche perché si è  iniziato, anche con la Comunità Montana del Gargano, a fare delle operazioni mirate. Così per le manifestazioni fieristiche il culmine delle attività ci sarà a febbraio con la Bit di Milano anche se siamo stati già presenti in altre situazioni come, ad esempio, una fiera che si è tenuta fino a qualche giorno fa in Germania, vicino a Monaco. Non ci siamo mai fermati. Stiamo lavorando per il prodotto Puglia, e in particolare per la Capitanata».

Nei prossimi giorni ci sarà la presentazione ufficiale da parte della Comunità Montana del Gargano del piano di marketing turistico, uno strumento ritenuto fondamentale per rivitalizzare il settore. A parere di molti c’è il rischio che quelli presentati restino solo progetti sulla carta. Che ne pensa?

«Negli anni scorsi ricordo di tanti piani presentati e che poi non sono stati attuati. Penso che ci vuole la buona volontà di noi tutti per verificare la ricaduta di questi piani. Bisogna mettersi insieme e lavorare. Noi adesso le aziende ce le abbiamo, ci mancano le infrastrutture. Così non è un problema da poco quello che riguarda il «Gino Lisa». Comunque dobbiamo andare avanti, dobbiamo essere uniti con le Amministrazioni locali e perseguire l’obiettivo importante della destagionalizzare e lavorare sei o sette mesi all’anno».

Riguardo alle infrastrutture, è notizia di questi giorni la controversia tra Provincia e la Italy Airlines per i voli dal «Gino Lisa». Per quanto riguarda il turismo in Capitanata, ha senso fare dei voli Foggia-Milano con quella cadenza e con quel meccanismo? Ha davvero senso spendere quelle risorse o in fondo è solo un modo di dar lustro a Foggia?

«Io non la metterei così: l’aeroporto è vitale e deve funzionare. Penso che abbiano fatto dei discorsi appropriati per considerare il bacino di utenza prima di riaprire un aeroporto. E’ chiaro che ci sono degli handicap come può essere il fatto che chi da Vieste vuole prendere il volo deve partire a orari decisamente strani. C’è tutta una serie di problemi da risolvere. Quello che può interessare in special modo il comparto turistico riguarda soprattutto i voli charter. E’ ovvio che l’utenza per Milano con i voli che hanno predisposto era molto ristretta. Bisogna vedere in primavera o in estate se la situazione cambia».

Per il meccanismo della destagionalizzazione taluni ritengono che gli operatori turistici si nascondano spesso dietro l’alibi di non avere un’aeroporto, di non avere a disposizioni voli charter. Ma è possibile destagionalizzare anche senza questa infrastruttura?

«L’abbiamo sempre fatto, lavorando su «gomma». Il problema dell’aeroporto è che vanno fatti degli investimenti, sia da parte nostra che di chi  deve mettere il vettore che deve avere delle entrate. Ma il vettore non si fa avanti perché non c’è la certezza di basare questi aerei su Foggia. Devi trovare le piste idonee, bisogna trovare gli aerei la disponibilità economica: un charter non lo fai partire dall’oggi al domani, c’è tutta un’organizzazione dietro!».

Visto che il Cotup da molti anni ha rapporti diretti con l’Ente Regione, quali difficoltà vengono a ripercuotersi sul Consorzio per la lentezza nell’organizzazione a livello pubblico del sistema turistico pugliese?

«Il Cotup esiste già dal 1970, poi la Regione, bontà sua, ha inteso affidarci per appalto pubblico la promozione turistica. Noi abbiamo partecipato e adesso l’abbiamo rivinto. Comunque saremmo sempre andati avanti autonomamente. E’ chiaro che il Cotup non muore se non ha il contratto con la Regione. Noi abbiamo avuto incarichi dalla Comunità Montana del Gargano, dalla Provincia di Bari. Siamo completamente autonomi, possiamo fare quello che vogliamo. Chiaramente però dialoghiamo con le istituzioni».

Per quanto riguarda i Comuni, venuta meno l’ipotesi della tassa di soggiorno, si ritrovano a fronteggiare delle difficoltà nel reperire risorse per la promozione. A suo parere i Comuni come possno fare?

«Un po’ tutti quelli che vivono di turismo, dalle botteghe agli alberghi, debbono investire in promozione. Non è che i soldi rimangono nell’albergo o nel villaggio. Pensare che debba essere sempre e solo l’operatore turistico ad investire, è sbagliato. Noi operatori turistici faremo, come sempre, la nostra parte con operazioni mirate e condivise. Siamo stati sempre disponibili, con le associazioni territoriali, al dialogo con gli Enti locali».

In questi anni molti Enti si sono lanciati nel turismo. C’è rischio di una sovrapposizione di iniziative che possono non produrre gli effetti desiderati pur a fronte di un notevole dispendio di risorse?

«Sì, se ad esempio alla Bit di Milano ognuno va con il suo stand, si fanno solo dei doppioni. Conviene unirsi. Noi come Cotup abbiamo sempre cercato di mettere tutti insieme per non creare queste duplicazioni ed aggregare sinergicamente tutte le componenti».

Da tanti anni opera nel settore turistico. Se dovesse fare una critica ai suoi colleghi quale sarebbe?

«Critiche?! No. Noi siamo partiti sull’onda di Mattei e di Pugnochiuso. Il nostro dovere l’abbiamo fatto. Abbiamo generato un cambiamento: da essere civiltà agricola con interessi nella pesca siamo diventati prevalentemente una realtà turistica. Una maggiore coesione tra di noi? Ce l’abbiamo con il Consorzio. Alla fine il nostro comune obiettivo è lavorare tutti e portare più gente possibile a visitare il nostro territorio».