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ChiARA MENTE

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Cari lettori,

questa volta, mentre vi scrivo, a Vieste si respira quell’aria «mariana» che solo noi viestani conosciamo!

Mi sento un po’ triste ma, grazie ad internet, ho addirittura visto il video della novena del 1° maggio, disponibile sul sito di Ondaradio (www. ondaradio.info). Che emozione, è meraviglioso portare a Caserta un frammento tanto antico quanto solido della cultura viestana!

Dunque, veniamo a noi. Innanzi tutto ringrazio coloro che mi hanno scritto via email (misilvestri@yahoo.it) manifestando apprezzamenti per la rubrica e per la redazione de «Il Faro» che la pubblica. Ho notato che l’adolescenza e l’introduzione alla mediazione familiare hanno suscitato molto interesse, ma anche dubbi, incertezze, perplessità. Eccomi dunque a chiarirne ulteriormente qualche aspetto ed a sciogliere alcuni dubbi in merito, legittimi, anche a causa della scarsa informazione a riguardo. Qualcuno mi dice di esprimere la mia opinione sulla «crisi della famiglia» ma come al solito io desidero offrire una lente cristallina, il più possibile affrancata da opinioni personali e dal mio Credo religioso, perché non si tratta del mio punto di vista personale. Tuttavia, non escludo, nei prossimi articoli la possibilità di condividere con voi il mio pensiero. Soffermiamoci per ora su aspetti oggettivi.La nostra Costituzione entrata in vigore il 1° gennaio 1948 al Titolo II, art. 29 recita: «La Repubblica Italiana riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio (…)». I cattolici si batterono affinché il matrimonio fosse definito «indissolubile», in armonia con l’art. 7 ma questo non accadde. Insomma la famiglia è un pilastro della società italiana e, credo, è anche uno fra gli identificativi del nostro Paese all’estero.

Secondo i demografi, nei paesi dell'Europa occidentale si sono verificati e si stanno verificando mutamenti familiari di grande portata: stiamo vivendo il passaggio «dall'epoca d'oro del matri­monio all'alba della coabitazione», dalla centralità del bambino a quella della coppia con bambino e da un modello unico di famiglia a una pluralità di forme familiari. E.Durkheim (1858-1917), fondatore della scuola sociologica francese, psicologo sociale ed etnologo, disse: «Non esiste un modo di essere e di vivere che sia il migliore per tutti (…) La famiglia di oggi [nel 1888, non certo all’anno scorso, ndr] non è né più né meno perfetta di quella di una volta: è diversa, perché le circostanze sono diverse». C’è da riflettere. Signori, che ci piaccia o meno, è così. Il declino del matrimonio e la diffusione di altri tipi di famiglia sono realtà concrete, difficil­mente contestabili, che in misura maggiore o minore riguarda­no tutti i paesi industrializzati, compresa l'Italia. Cambia il ciclo di vita della famiglia e cambia il corso della vita individuale. Rispondo brevemente ad una lettrice: cara amica, io mi domando e vi domando, fino a che punto ha senso parlare di «crisi della famiglia» così genericamente? Noi tendiamo ad assolutizzare in tutti i campi ma ciò che si sta trasformando è un modello di famiglia, pur se quello condiviso su larga scala, pur se condiviso per secoli, quello a cui ci rifacciamo come cristiani, quello a cui siamo più affezionati e che conosciamo meglio!

Il punto è da che angolatura stabiliamo cos’è famiglia: giuridica, religiosa, affettiva…

E’ famiglia quella in cui i figli vengono pesantemente maltrattati, anche fisicamente? E’ famiglia quelle in cui i figli, minorenni, vengono «triangolati» (strumentalizzati) dagli adulti? E’  famiglia quella in cui anche per 20 anni i figli assistono ai continui litigi, alle ripicche, alle vendette reciproche dei genitori? Un altro punto è anche capire che quando una famiglia attraversa delle crisi che evidentemente non si superano  va aiutata dall’intera rete sociale (parenti, amici, padre spirituale, terapia di coppia…) e quando i coniugi sono in crisi profonde e hanno dei figli minorenni non esiste, agli occhi del minore, il genitore buono e il genitore cattivo; non esiste escludere un genitore dalla vita del figlio: ai figli deve essere garantita «continuità affettiva con entrambi i genitori». I figli non divorziano dai genitori, marito e moglie possono divorziare e smettere di essere coniugi ma rimangono per sempre genitori. I figli di genitori separati meritano ed hanno diritto di conservare un rapporto con entrambi i genitori anche se questi non vivono più sotto lo stesso tetto. Possiamo discutere di «qualità della funzione genitoriale»: uno dei due forse esprime meglio dell’altro la funzione ma l’altro? va abbandonato? No, va sostenuto: ogni Comune dovrebbe garantire un servizio di sostegno alla genitorialità. Quando la conciliazione tra i coniugi non è possibile perché il conflitto è distruttivo e si prospetta come unica soluzione la separazione e il divorzio, i coniugi si rivolgono agli avvocati. Gli avvocati che si occupano di separazioni e divorzi nell’immaginario spesso sono «senza scrupoli», anzi più i coniugi si fanno la guerra più sono «redditizi». Non è così: di avvocati sensibili ai diritti dei minori ce ne sono tantissimi, per fortuna, e io ne conosco molti. Mi riferiscono direttamente che si trovano a gestire casi davvero terribili e loro stessi sono caricati di uno stress che va oltre il loro compito,  stress intollerabile anche per tutti i soldi del mondo! Molti avvocati come ogni Professionista conoscono i loro limiti: spesso si trovano a maneggiare una materia che non è esattamente la loro, ecco perché sempre più numerosi si affiancano al mediatore familiare affinché i coniugi (che si avviano ad essere ex) raggiungano un accordo autonomo piuttosto che imposto, perché le cose imposte, non «maturate» hanno più probabilità di essere trasgredite!!! L’ideale sarebbe che anche a Vieste si costituisse uno spazio per la famiglia in cui uno psicologo, un mediatore e un avvocato potessero lavorare fianco a fianco per raggiungere lo stesso obiettivo: la tutela dei minori, dei figli, affinché questi, se proprio devono fare i conti con una famiglia separata, che almeno sia ben organizzata!!!

Io sono disponibile. Alla prossima.

Michela Silvestri

psicologa e mediatrice familiare