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Intervista ad Ersilia Nobile dopo un anno alla guida della città di Vieste

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«In giunta per l’impegno promuovo tutti, per i risultati e’ prematuro dare voti»

Signor Sindaco, è trascorso un anno dalla sua elezione. E' già tempo di consuntivi. Come valuta questo primo anno di attività della sua Giunta?

«Lo giudico un anno positivo e, nello stesso tempo, particolarmente impegnativo perché è servito a gettare le fondamenta di tutto il lavoro che si svolgerà nel corso della legislatura».

Le muovono la critica di aver tirato a campare e di non coltivare grandi progetti…

«Mi permette una citazione… anche se non esaurisce il mio punto di vista sull’argomento?».

Prego…

«Ho seguito le elezioni francesi e mi ha colpito una frase di Segolene Royal, candidata Presidente, che diceva: «Ricordatevi che nell’amministrare il quotidiano è già di per sé una grande conquista!». Sottolineava che i cittadini più che i ponti di Brooklyn si aspettano la soluzione ai problemi di ogni giorno. Tuttavia questo non esime un’Amministrazione come la mia dal coltivare un progetto complessivo per la città con le relative idee guida».

E lei ce l’ha questo progetto?

«Sarebbe grave se non lo avessimo. Tuttavia vi sono dei passaggi preliminari ineludibili nell’intraprendere questo percorso».

Può essere più precisa?

«Si può immaginare un progetto per Vieste senza il completamento delle grandi opere? E’ proprio questo il punto. Gran parte del progetto che noi coltiviamo per la nostra città non può prescindere dal completamento del porto turistico ed anche del cinema Adriatico. Queste due opere daranno corpo e anima a molte aspettative di carattere economico e culturale per la nostra città. Vi sarà anche altro, naturalmente, ma non partire da questi presupposti è come voler far correre un treno senza i binari sottostanti».

L’opposizione spesso le riserva giudizi a volte sferzanti…

«L’opposizione fa il suo mestiere. Tuttavia lo fa con la miopia di chi non sa guardare oltre il proprio naso».

In che senso?

«Da loro ricevo, nella maggior parte dei casi, critiche senza costrutto ed aprioristiche, mai proposte organiche ad un disegno complessivo da mettere al servizio della città. E’ evidente che ne sono completamente sprovvisti. Tuttavia, debbo anche riconoscere, che nelle ultime settimane hanno cooperato in modo parecchio costruttivo al progetto della "City Card" ed hanno espresso, con riconosciuta maturità, sostegno all’amministrazione nella gestione della vertenza Valtur-Pizzomunno. Prendo atto felicemente di questi segnali positivi e mi auguro siano il segno di un approccio meno pregiudiziale».

A distanza di un anno sente di godere del consenso della città?

«A giudicare dalle tante manifestazioni di affetto che ricevo direi che questa città ama il suo Sindaco e, ammesso e non concesso che ci fosse malcontento, sono certa che i cittadini non vorrebbero essere comunque amministrati dai rappresentanti della minoranza».

Se le chiedessimo di citare almeno una cosa che ha fatto?

«Le segnalerei un fatto dalle dimensioni irrilevanti, ma dall’enorme significato simbolico, come segno di cambiamento e di decisionismo che abbiamo voluto trasmettere alla città. Mi riferisco all’abbattimento delle baracche abusive vicino la Torre di San Felice. E’ stato quello un gesto che ha fatto sentire a molti il senso di una legalità che prima o poi fa sentire il suo peso».

Come sono i rapporti all’interno della sua maggioranza?

«Direi assolutamente cordiali. Non mancano i momenti di forte dialettica interna. E’ normale che accada. Guardate il governo Prodi, la giunta Vendola o quella di Ciliberti a Foggia… Lì, altro che dialettica! Quando amministri ti vivisezionano amici, conoscenti e nemici e spesso il cammino ti viene reso impervio e pieno di insidie. Fortunatamente, al di là delle sfumature, il grado del nostro affiatamento interno lo ritengo assai soddisfacente».

E i malumori di Forza Italia, come li giudica?

«Forza Italia conserva e spero conserverà anche in futuro il ruolo di primo partito della città. E' ovvio che da un tale presupposto discende una grande responsabilità politica che rende il partito custode talvolta anche severo di una linea politica coerente. Me ne rendo perfettamente conto ed accetto de accetterò ogni ragionevole suggerimento nell’interesse di tutti».

Come sono i rapporti con Spina Diana, ex sindaco ed ora commissario cittadino di Forza italia?

«Non sono mancati i momenti di confronto anche acceso. E’ normale che sia così. Tuttavia credo che anche Mimì [Spina, ndr] sia animato da un forte senso di responsabilità verso il partito e verso Vieste. Anche a lui, come a tutti noi, sta particolarmente a cuore il bene della città ed il proposito che il centrodestra la amministri per molti anni ancora».

Si parla molto di un iperprotagonismo del vicesindaco Saverio Prencipe…

«In ogni Giunta, in ogni Governo ci sono persone diverse, per carattere, per inclinazioni, per capacità. D’Alema non è Ferrero. Mastella non è Bersani. A suo avviso il protagonismo del ministro Mastella oscura il Presidente del Consiglio? Io credo di no, soprattutto quando protagonismo è sinonimo di attivismo. Io accetto ben volentieri la forte carica di entusiasmo e di passione che Prencipe conferisce al suo incarico, lo considero un valore, non certo un limite. Anche perché svolge questo ruolo con senso di assoluta lealtà nei miei confronti».

Si dice però che svolge più il ruolo di vice che quello di assessore…

«E’ la vulgata del solito chiacchiericcio che si limita alla superficie e non all’analisi di fondo. Prencipe è un vicesindaco ed un assessore di indubbie capacità».

Se dovesse assegnare, dopo il primo anno, un’ipotetica pagella alla sua Giunta, ci sarebbero promossi e bocciati?

«Sul piano dell’impegno non posso che promuovere tutti. E’ chiaro che sul piano dei risultati è prematuro dare voti, anche perché molti degli importanti obiettivi prefissati hanno una portata che non è riducibile ad una cadenza annuale. Si ricordi che anche per conseguire una laurea non basta certo un anno solo».

Nelle sue ultime uscite pubbliche si è fatta notare per il suo look. Cura molto l’immagine?

«Oggi, lo dicono gli studiosi, viviamo nella società dell’immagine. Penso che la dignità istituzionale sia data oltre che dallo scrupoloso ed assennato svolgimento delle proprie competenze, anche da un’immagine nel quale deve necessariamente riflettersi il decoro della propria carica. Come sindaco ritengo di dover impersonare l’immagine di una città che trasmette colore, accoglienza, voglia di vivere con un tocco di eleganza e di raffinatezza. In fondo la storia ha voluto che fossi il primo sindaco donna. Me lo lasci dire con un pizzico di… trovi lei il termine».

Vanità! Grazie per l’intervista.


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