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Dal Quotidiano IL Mattino: Magica Vieste perla del Gargano

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Il ritorno di Franco Zeffirelli «La costiera sempre nel mio cuore»

DALL’INVIATO A VIESTE GIGI DI FIORE «Siete sintonizzati su Onda radio, l’emittente della costa garganica…». Le note dei Tazenda invadono il lungomare «Enrico Mattei», trionfo di villaggi turistici, alberghi e lidi sulla spiaggia di sabbia chiara. Il cuore della vita estiva viestana è naturalmente intitolato al fondatore dell’Eni, che alla fine degli anni ’50 del secolo scorso trasformò in oro questo piccolo e inaccessibile paesino di pescatori. Raccontano che Enrico Mattei capitò in elicottero sulla baia di Pugnochiuso, restandone entusiasta: «Ma questo è il Paradiso», sembra abbia esclamato. Leggende e verità si intrecciano. Michele Trimigno, 77 anni e cinque figli, era un pescatore, figlio e nipote di pescatori venuti da Manfredonia. Fu lui ad accompagnare Mattei nei suoi giri lungo la costa. Fu sempre lui, con il fratello Sante detto Santinuccio, a scoprire le quasi 30 grotte sul litorale che da Vieste vanno fino a Mattinata. Sante, 74 anni e dieci figli, ricorda ancora: «Mattei rimase incantato dalla baia delle Zagare. Qui c’erano ancora capre e pecore, si viveva di pesca. Lui ritornò con quattro ingegneri, per acquistare i terreni della baia di Pugnochiuso». Mattei li pagò 2 lire e mezzo al metro quadro. Si arricchirono i massari della zona, sorse un centro di attrazione turistica che doveva rivaleggiare con la Sardegna. Mattei non riuscì a vederne la realizzazione. Dal 1966, a Pugnochiuso cominciarono ad affollarsi attori come Monica Vitti e Rossella Como, imprenditori come Angelo Rizzoli, politici come Aldo Moro e Mino Martinazzoli. Oggi l’hotel del Faro che fu della Snam è parte del centro turistico rilevato dal gruppo Marcegaglia per 24 miliardi di lire sei anni fa. Meno splendore di una volta, meno feste con champagne costoso. Alberghi e multiproprietà. Michele Trimigno divenne cavaliere della Repubblica per volontà di Pertini. Oggi, con il fratello, gestisce una piccola flotta di barconi che due volte al giorno portano i turisti in giro per le grotte. Tredici euro a testa per tre ore. Dice: «Qui dovrebbero valorizzare di più i nostri tesori naturali. Prima veniva tanta bella gente. Attori famosi, imprenditori facoltosi». Estremo lembo a est dell’Italia, la «perla del Gargano» era il porto di partenza per i crociati pronti a combattere mori e saraceni. Il centro storico medievale, gioiellino incastonato su rocce bianche, dalle casette linde e intricati dedali di viuzze e scale, è un museo vivente. Pochi ristoranti dalla cucina studiata si alternano attorno al Duomo a pizzerie al taglio e paninoteche. Il segno dei tempi. Il «Dragone», «Al Duomo» e l’enoteca «Vesta» si contendono le maggiori citazioni sulle pubblicazioni di ristoranti dalla cucina ricercata. Bruno e Dorotea, marito e moglie, da 20 anni gestiscono l’enoteca «Vesta». Lei è in cucina, lui in sala. Il loro locale è in una grotta del dodicesimo secolo, un tempo ebanisteria. Racconta Bruno: «Ho lavorato all’inaugurazione del complesso di Pugnochiuso, dopo esperienze all’estero. Ricordo le feste del cavaliere Rizzoli. Con mia moglie, proponiamo la cucina e i vini pugliesi, con 300 etichette. Ma è un peccato che tutto tenda a massificarsi attorno ai numeri». Tedeschi, francesi, veneti, romagnoli, con pugliesi e campani sono i clienti più affezionati dell’avvio di quest’estate viestana. Il Gargano lo hanno scoperto via Internet, o attraverso le loro agenzie di viaggi. Dal lungomare Europa, nella parte opposta al faraglione Pizzomunno, è un succedersi di villaggi, camping, hotel a tre stelle. A Vieste, da quest’anno c’è la Valtur. È nel villaggio di Pizzomunno, creato più di 40 anni fa dall’imprenditore locale Michele Di Marca. Costruì residence e strutture di supporto a due passi dalla spiaggia. Poi, sei anni fa, cedette tutto al Venta club. Ricorda Gianni Russo, pugliese e direttore per cinque anni del villaggio Ventaclub di Pugnochiuso: «Il gruppo investì in più villaggi in Italia, poco prima dell’undici settembre 2001. Poi, venne la stagione della paura e della grande crisi del turismo. Dopo cinque anni, Ventaclub ha lasciato la Puglia». A Vieste, è subentrata la Valtur, circondata da altre piccole strutture. A due passi, il faraglione sulla spiaggia di Pizzomunno. La leggenda vuole che sia un pescatore pietrificato, che si era innamorato della bella Cristalda di cui erano gelose le sirene incantatrici di questi mari. Trasformarono Pizzomunno nell’alto faraglione bianco sulla spiaggia. E dicono che, nelle notti di luna piena, si senta ancora il pianto d’amore del pescatore sul lungomare «Mattei». Poesia e mare, in un centro che è il sogno dei surfisti per la posizione battuta dai venti. Acqua cristallina, pesce cucinato in tutti i modi nei ristoranti locali. Su corso Fazzini, chiuso alle auto dalle 20,30 all’una di notte, famiglie con bambini si godono i gelati ai 4 bar. Poco by-night, molta vacanza di mare. Lontani i tempi del Vieste film festival, quando qui si catapultavano registi e attori famosi. Da due anni, la manifestazione è abortita. C’è chi parla di un recupero ad agosto. Voci. Resta chiusa pure la casa degli aficionados Dapporto. Anche loro, per ora, disertano Vieste. Se si fosse organizzato, quest’anno il Vieste film festival sarebbe arrivato alla tredicesima edizione. Ma la passerella di cineasti e attori famosi si è interrotta due anni fa. Eppure, a Vieste per il festival sono passati, tra gli altri, Anna Galiena, Chiara Muti, Sergio Castellitto, Maria Grazia Cucinotta, Raul Bova, Laura Morante, Gabriel Salvatores, Ricky Tognazzi, Alessandro Gasmann. Piazza Petrone nel centro storico, poi la più capiente piazza Kennedy, tra giugno e luglio diventavano un trionfo di notorietà. Ricordi del passato.


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