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Peschici, Sant’Elia in processione sino alla chiesa risparmiata dal fuoco

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Un'anima antica oltre il rogo del Gargano

C'è una immagine della Madonna di Loreto dentro la chiesetta tra i boschi affacciati su Peschici. È davanti alla porta del piccolo santuario che il fuoco si è fermato, martedì scorso. Il giorno del grande rogo del Gargano a un certo punto sembrava dovesse bruciare tutto, la gente fuggiva via mare perché alle sue spalle le fiamme stavano correndo dalla montagna verso la spiaggia, spinte dal vento. Nulla pareva poterle più fermare, non i lanci d’acqua dagli elicotteri, né il prodigarsi di pompieri, protezione civile, abitanti. Via tutti, su barche e gommoni, prima che sia troppo tardi. Ore di lotta hanno dapprima assediato e infine vinto l’incendio. Ma sul campo sono rimaste vittime, rovine, ceneri, case e negozi devastati, un paese in lacrime. Un colpo che non basta l’atteso pienone agostano a gettarsi alle spalle.
Poi i primi che si sono spinti sulla montagna hanno trovato quel piccolo spiraglio di fiducia, il confine della rovina a pochi metri dalla chiesa intatta. S’immagina lo stupore, e la notizia che corre. Lo sappiamo bene, dentro di noi, ma forse ci pare cosa d’altri tempi, che sa di Medioevo: l’Italia è disseminata di posti così, il terremoto, l’epidemia, la guerra o il fuoco che risparmiano un’immagine venerata, o chi le si è affidato, il disastro più cattivo che sembra improvvisamente non poter osare un passo in più.
Forse anche incoraggiati dalla piccola Vergine lauretana restata integra, a Peschici non sono rimasti a guardare sconsolati la piaga nera che ora chiazza la montagna. E l’arcivescovo di Manfredonia, Domenico D’Ambrosio, che è uno di questa terra coraggiosa, ha dato voce alla speranza invitando la gente del paese e della vicina Vieste a una processione, questa sera, fino alla chiesa dentro il bosco, in testa la statua del patrono Elia. Così insegna la tradizione cristiana che lastrica la nostra terra e vibra ancora nella gente, così propone di fare oggi il pastore della Chiesa garganica: è la fede che parla attraverso un gesto antico che non è folklore, e che spinge a darsi da fare. Domani, infatti, la diocesi vivrà poi non solo una giornata di preghiera ma di concretissima raccolta di fondi per realizzare un’opera che sarà definita insieme alla Caritas. L’anima e le mani, il Cielo e la terra, il cuore e la fatica umana: è così che si fascia e si cura una ferita, per grande che sia.
La Chiesa chiama tutti, credenti e agnostici, gente del Gargano e i suoi ospiti, perché tutti apparteniamo a una storia cristiana che ha insegnato a non lasciarsi piegare dall’imprevedibile rovescio del destino, anche quando dietro la furia della natura si agita l’ombra di una criminale regia umana. La rabbia, la legittima richiesta di aiuti, la ricerca delle responsabilità, l’impegno per non perdere la stagione turistica sono una parte della risposta, ma non tutto quello che si sa di poter fare: «Non possiamo rimanere estranei – ha scritto D’Ambrosio alla sua gente –. C’è bisogno di solidarietà». La processione di stasera e la preghiera "operativa" di domani sono i gesti che consentono di sentirsi capaci di rialzarsi. Così è sempre stato, ed è bello che si torni a farlo dove la cronaca parlava solo di una sconfitta. È una comunità che si riconosce e si ritrova, proprio quando le era sembrato di sentirsi perduta.

Francesco Ognibene


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