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Carissimi amici di Ondaradio e Garganopress.net,

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la mia è una riflessione che vuole essere costruttiva e pertanto, come mio costume, franca e schietta.Ho letto quanto da voi scritto riguardo alla comunicazione sul Gargano. Naturalmente avete fatto male a citare il caso di FestambienteSud, perchè avete dato a Legambiente l'ennesima occasione per dire la sua… Scherzo, scherzo…..

Devo dire che, a parte le riflessione di Ninì Delli Santi, in gran parte interessanti e veritiere, le altre argomentaziioni mi lasciano alquanto perplesso, a tratti sconcertato. Naturalmente non solo riguardo agli accenni che fate a FestambienteSud, di cui dirò poco e alla fine, ma soprattutto per i toni generali e gli argomenti di fondo che utilizzate per rivendicare lavoro e denaro per voi che lavorate nel mondo della comunicazione sul Gargano.

 

Il Gargano ai Garganici!

Lo diceva anche il simpaticissimo Nicandro Marinacci quando contestava le vele di Legambiente e le bandiere blu della Fee, proponendo in alternativa una classifica tutta locale di bandiere attribuite dai comuni Garganici agli stessi comuni Garganici. E' anche il grido di generazioni di politici locali che, di fronte all'incapacità, o alla mancanza di volontà di fare bene hanno utilizzato l'ingerenza, il dominio da parte dei forestieri come un alibi costante. Una copertura.

 

Credo che voi, gente di comunicazione, comprendiate bene che parlare di chiusura corporativa dei confini in un ambito locale sia davvero stonato in epoca di trattato di Schengen e di mercato globale.

 

Così come sia davvero difficile dire chi siano i garganici. Il sottoscritto, che non ha memoria di avi non garganici, montanaro doc di sangue, di lingua e di testardaggine, dopo un lungo periodo di lavoro a Roma può ancora considerarsi un garganico? Il cameriere rumeno o il pastore macedone, che da qualche tempo lavorano nascosti nelle nostre botteghe o nelle nostre campagne, siamo sicuri che non siano garganici? I turisti che parlano un'altra lingua o un altro dialetto, ma che spesso amano più di noi il nostro Gargano, sono o no da considerare garganici? I foggiani o i baresi, o i romagnoli, che lavorano da anni sul Gargano, nella comunicazione come nel turismo sono o non sono garganici?

 

E' questo un terreno di discussione che mi mette un po' a disagio. Ed accreditare questa logica diventa una trappola anche per voi: perchè appresso viene la pretesa che il lavoro a peschici vada ai peschiciani, che il lavoro a Rignano vada ai rignanesi, che a monte debbano lavorare solo i montanari, che OndaRadio è la radio di Vieste e non del Gargano e che Saverio Serlenga debba starsene a lavorare a Manfredonia, perchè è manfredoniano. E' assurdo, no?

 

Credetemi, qualsiasi forma di aggregazione professionale che parta da questo presupposto, la difesa corporativa dei confini geografici a protezione di alcuni professionisti, credo sia tempo sprecato.

 

Ben venga invece un'associazione dei giornalisti garganici che lavori per altro.

 

Innanzitutto per chiarire chi è giornalista e chi no. Mi spiego meglio. Credo che uno dei problemi principali di chi sta dall'altra parte della barricata, di chi dovrebbe "comprare i servizi di comunicazione", sia capire bene se si affida a un giornalista che scrive su una o più testate o se si affida a un vero e proprio ufficio stampa. Credo che anche la legge sull'editoria crei una distinzione netta tra giornalista e ufficio stampa a tutela della professione, del lettore e del cliente.

 

In questo modo si chiarisce anche quali sono i servizi che offrono le agenzie. Io cliente devo sapere se OndaRadio, faccio un esempio, o Garganopress.net sono testate giornalistiche o agenzie di comunicazione. Se io cliente potenziale non lo so nella massima chiarezza e trasparenza possibile, non capisco neanche se vi state proponendo oppure no. Se vi ho esclusi oppure no. E francamente, non so neanche se qualcuno di voi non passa le mie notizie solo perchè non le ritiene importanti o semplicemente perchè non ha ricevuto denaro.

 

La seconda questione che rende a mio avviso utile un'associazione dei giornalisti garganici è di contribuire a non a chiudere i mercati, ma a chiarire come conquistarne nuovi. Come crescere per prendere lavori a Foggia, a Bari, a Matera. Se i foggiani e i baresi possono venire qui, perchè voi non potete andare fuori? Chiedetevi se questo avviene o non avviene e attrezzatevi per essere competitivi a conquistare un mercato più ampio. Anche perchè, a fare un po' di conti, credo che il bacino garganico sia stretto per tutti gli aspiranti. E il mondo della comunicazione locale ne avrebbe sicuri benefici, in termini di stabilità e di professionalità.

 

Questo ragionamento vale per tutti i settori dell'economia. Che pensereste di un olivicoltore garganico che chiedesse di vietare di vendere l'olio "forestiero" perchè le sue vendite ne risultano danneggiate? Io gli farei notare che il mercato è globale e che sarebbe utile la partecipazione a qualche fiera all'estero… Gli acquirenti si trovano eccome e a prezzi migliori.

 

Queste cose le dico da garganico che ama il Gargano. E lo dico come rappresentante di una associazione che ha sempre tenuto un occhio attento a quanto si muove nel mondo della comunicazione sul Gargano.

 

Quanto a FestambienteSud, rispondo brevemente ad alcune illazioni. Legambiente è una associazione strutturata e per la manifestazione ha utilizzato i propri uffici stampa già allestiti: l'ufficio stampa nazionale e l'ufficio stampa di Legambiente Puglia tenuto da una giornalista di Matera. Con la collaborazione dell'ufficio stampa del teatro Pubblico Pugliese per le conferenze stampa a tema teatro e quello della Camera di Commercio di Foggia per l'organizzazione della conferenza stampa foggiana. Entrambi nostri partner. Avvalendosi anche del prezioso lavoro di Gennaro Tedesco, di Legambiente San Giovanni Rotondo, per la comunicazione riferita all'agroalimentare.

 

Nei giorni di FestambienteSud la Nuova ecologia, con mezza redazione più il direttore Marco Fratoddi, ha tenuto un partecipatissimo workshop teorico pratico sul giornalismo multimediale. Al workshop si è iscritta in massa la redazione del Diario Montanaro, e altri professionisti o aspiranti. Alcuni garganici, altri di fuori. Non è vero che, come sostiene Domenico Prencipe, direttore del diario Montanaro, questa redazione scuola abbia fatto da ufficio stampa alla manifestazione (tantomeno da "sala stampa", come afferma lui). Domenico è invitato a dimostrare il contrario. E' vero invece che, di concerto con i formatori e sotto la loro guida, hanno messo in piedi due bellissimi dossier giornalistici uno sulla festa e l'altro sugli incendi sul Gargano. Tutto pubblicato sul quotidiano on line della nuova ecologia, con tanto di firme e di riferimenti alla collaborazione del Diario Montanaro (con link e altro), che a sua volta ha pubblicato gran parte dei pezzi. Vi invito a leggerli accedendovi da www.festambientesud.it, o direttamente da www.lanuovaecologia.it.

 

Approfitto per ringraziare OndaRadio per lo splendido lavoro giornalistico che, come altre testate locali, ha fatto sulla vicenda degli incendi boschivi, contribuendo anche a farci fare un'idea più precisa dei contorni storici di una tragedia come quella avvenuta nelle scorse settimane. Legambiente appoggia volentieri tutte le iniziative che mirano a ottenere un rafforzamento della stampa locale, ma soprattutto si appassiona alla verità, che credo sia l'obiettivo comune che ci accumuna.

 

Con amicizia

Franco Salcuni, coordinatore Gargano di Legambiente e responsabile di FestambienteSud

 

 

Caro Franco,

grazie per aver battuto un colpo. Il “piccolo problema” sollevato dai “miei” c’è. Ed è un bene che se ne parli. Poi, se ci vogliamo girare intorno siamo liberi di farlo. Ci mancherebbe! Non penso che sia una questione di far nascere una lobby giornalistica. Né tirare in ballo “l’era del trattato di Schengen”. Che tra l’altro in tante sue sfaccettature, non è un caso, che stenta a decollare, proprio perché la tradizione occidentale sente sempre più la necessità di un “patriottismo di civiltà”. A ben guardare come “gira il mondo” sembra che gli scenari globali risveglino anziché asso­pire o cancellare i legami di tipo nazionale e civile perché quanto più siamo immessi in una società spaesata, deter­ritorializzata, abitante in un universo virtuale, mediale e sconfinato, tanto più avvertiamo il bisogno di riconoscer­ci in una origine, in una patria, in una civiltà di apparte­nenza. A me sembra evidente che quanto più ci addentriamo in questa nostra società che con­suma merci ed estingue i valori, una società che crede sem­pre meno in principi e certezze, tanto più avvertiamo il bi­sogno di bilanciare questo pervadente nichilismo attraver­so un ancoraggio alle nostre radici che rimette in gioco i simboli i miti, i riti e i sentimenti di fedeltà e di lealtà a una patria-civiltà. Interessante è la sperimentazione “politica”, a tal proposito, che stanno svolgendo in alcuni territori del nord America rivolta proprio ai “localismi”. Accenni al “dio mercato”. Mercato…. caro Franco o “contrattualismo”? Non è questione di foggiani, baresi, materni o che dir si voglia…. Ma forse le cose sono più semplici di quando appaiono. Si tratta di “riconoscenza”…del classico “nemo profeta in patria”.  Fai bene, invece a porre la questione di “chi siete”. Questo lo ripeto ai “miei”. Ci arriveremo. Anzi, siamo vicinissimi ad “esserlo”. Sempre che decidano di smetterla con l’infantile gioco di personalismi e di piangersi addosso.

 

Con ricambiata amicizia

ninì delli Santi


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