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Puglia, decreto taglia parchi. Quale la verità

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Salta, almeno per ora, la riforma della manovra finanziaria. Legambiente di Bari: “Evitata, grazie a noi, un’assurda cancellazione delle aree protette del Paese”
Salta, almeno per ora, la riforma della manovra finanziaria. Legambiente di Bari: “Evitata, grazie a noi, un’assurda cancellazione delle aree protette del Paese”

Per il Ministro dell’economia Tremonti i parchi sono “enti inutili”, da buttare al macero. Nello schema del decreto sulla manovra finanziaria, preparato dal Consiglio dei ministri nel giugno 2008, si prevedeva di eliminare diciannove parchi nazionali su ventitre. Un ritorno ad un’economia di fine ottocento, quando le aree protette rappresentavano un’eccezione.
Ma i tecnici del ministero dell’ambiente assicurano che i tagli sono stati bloccati grazie all’aggiunta di un comma che esclude gli enti parco. La trappola per i parchi era nascosta nell’articolo che prevede la soppressione degli “enti pubblici non economici” con meno di cinquanta unita: la categoria a cui appartengono diciannove parchi su ventitre. Per gli altri, con più di cinquanta dipendenti, vale il principio del silenzio condanna: spariscono tutti quelli che non vengono graziati, entro fine dicembre, dalle rispettive ammistrazioni.
“C’eravamo accorti da subito  che quel provvedimento eliminava gran parte degli enti parco nazionali. Il nostro intervento ha evitato che i tagli previsti si abbattesse sul prezioso sistema di aree protette realizzato con grande impegno negli ultimi quindici anni”. Legambiente della Puglia commenta così le dichiarazioni dei ministri Prestigiacomo e Brunetta che assicurano che i tagli agli enti pubblici non economici con meno di cinquanta addetti, non riguarderanno gli Enti parco.

“Spesso si tende a sottovalutare l’importanza di queste strutture – conclude Legambiente- che svolgono un ruolo molto importante non solo per la protezione del nostro immenso patrimonio naturale ma anche per la fruizione e la valorizzazione dei territori d’intesa con le comunità locali”.
(Il Grecale – Giuseppe de Filippo)


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