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Lavorare sotto il sole: come proteggersi

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La temperatura del nostro organismo, indipendentemente dalla temperatura esterna, deve rimanere sempre costante. Sui luoghi di lavoro, una combinazione di fattori individuali (età,
stato di salute, affaticamento) e collettivi (organizzazione del lavoro)
gioca un ruolo fondamentale non solo sulla salute del lavoratore ma
anche sulla sua salute psichica. Per questo è importante saper
fronteggiare situazioni d’emergenza rappresentate, perché no, da
un’ondata di caldo anomalo.

Per difendersi dal calore, chi lavora all’aperto ha diverse possibilità:
iniziare prima il turno di lavoro della mattina, bere molto alleggerendo
i pasti, utilizzare capi di abbigliamento più leggeri e di colori chiari
per riflettere i raggi del sole, lavorare all’ombra, proteggersi con
degli schermi, aumentare i tempi di riposo.
Alterazioni funzionali fisiologiche semplici, conseguenti ad una
eccessiva esposizione al sole, sono facilmente riconoscibili ma gli
effetti psichici non mancano mai.

Numerosi studi, i cui risultati sono il più delle volte contraddittori,
hanno messo in evidenza l’aumento dei tempi di risposta di chi era stato
sottoposto a caldo intenso. Questo comporta ovviamente un abbassamento
del livello di sicurezza, soprattutto in quelle persone sottoposte ad un
lavoro duro dal punto di vista fisico (cantieri edili).

Il rischio che si corre con una lunga esposizione al sole è la perdita
del meccanismo di termoregolazione.

Una sudorazione eccessiva e prolungata provoca una perdita di sali
minerali e disidratazione che portano a crampi muscolari e al classico
colpo di sole (mai da sottovalutare perchè a volte è fatale). Sintomi di
questo disturbo sono cefalea, stordimento e affaticamento, calore e
pelle secca, disorientamento, stato confusionale, allucinazioni e
perdita di coscienza.

In tutti i casi è bene rivolgersi immediatamente al servizio di soccorso.


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