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Cagnano Varano, altri 500 ettari in fumo

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Ancora in fiamme il territorio di CagnanoVaraio. E, con precisa cadenza annuale, ad andare in fumo è stato ancora l’ampio crinale della Difesa di San Giacomo, quell’arco naturale di formazione giurassica che, dal tetto di Nido di Corvo,, sembra affondare le radici nella laguna di Varano.

L’inendio ha preso a propagarsi alle prime luci dell’alba di domenica 7 settembre, alimentato dal torrido vento di scirocco. Con grande disagio dei automobilisti in transito, bloccata per l’intera
mattinata la strada a scorrimento veloce del Gargano, nel tratto compreso tra i caselli di San Nicandro e Cagnano Varano. Le fiamme, infatti, avanzavano con irrefrenabile velocità, nonostante gli interventi tempestivi dei Vigili del Fuoco, coadiuvati dai Vigili Urbani della località garganica, del Corpo Forestale dello Stato, dell’Aib (Anti Incendi boschivi della Regione Puglia) e della Protezione Civile. Impiegati quattro aerei per domare le fiamme: un canadair e tre fire boss, i quali hanno dovuto effettuare più di quaranta lanci per impedire al fronte del fuoco di propagarsi oltre le cime dei colli, mettendo così a rischio anche pascoli e boschi delle zone più interne. Per la ripida disposizione geografica della zona, sono state necessarie ventiquattro ore di duro e rischioso lavoro per scongiurare un disastro di imprevedibili dimensioni. Ed è da notare che la mattina successiva, erano ancora attivi rari focolai a ridosso di ruderi di antichi edifici rurali. Le cause dell’incendio?
Sul Municipio di Cagnano Varano non si nutrono dubbi di sorta: origine dolosa. E l’ipotesi è rafforzata dall’episodio di sabato sera, quando,,nella stessa zona, un principio di incendio veniva domato grazie all’intervento dei Vigili Urbani. “Area di modesta entità – afferma il primo cittadino Nicola Tavaglione – che tuttavia ha richiesto qualche ora per essere bonificata: dalle 21 alle. 11.30. Ma, dopo qualche ora, verso le 4.30 del mattino, e a poca distanza dal luogo dell’incendio precedente, ecco ripresentarsi il problema in più punti e con allarmanti proporzioni iniziali. L’ala ed il forte vento di scirocco hanno fatto il resto”. Già, hanno fatto il resto, un resto che tradotto in cifre pratiche si evidenzia in 500 ettari di macchia mediterranea andata in fumo, incenerita. Quei versanti,rivestiti di lecci, pruni, terebinti, ginestre e lentischi, costituivano il primo luminoso e fragrante saluto che la terra garganica offriva al turista in arrivo. E non solo. Bisognerà intervenire tempestivamente per rafforzare le superfici dei terreni spogli: con le prime piogge e per la forte pendenza, potrebbero convogliarsi a valle fiumane di fango e detriti, con gravi disagi per la circolazione stradale e, dunque, per l’economia locale.
Ma il sindaco Tavaglione, sull’argomento, sembra non aspettare tempo: “La nostra amministrazione — tiene a precisare— sta predisponendo una dettagliata relazione tecnica da inviare al Genio Civile, all’Assessorato Regionale ai Lavori Pubblici, alla Protezione Civile, ed all’Ente Parco Nazionale del Gargano, il quale ultimo, sebbene non direttamente interessato, in quanto l’area dell’incendio risulta fuori dei confini di competenza, è però coinvolto per la tutela del lago di Varano, dove gli eventuali smottamenti andrebbero a sedimentarsi”.
Intanto, il Municipio di Cagnano sta predisponendo, per questa ultima tornata di calore settembrino, che ha fatto registrare a Foggia il record assoluto di 43 gradi, un piano di stretta sorveglianza su tutto il territorio amministrativo. Speriamo bene.

Francesco Ferrante

L’Attacco


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