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Regione il malessere dei cespugli

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Formazioni minori del centrosinistra e opposizione rinviano l’esame sul decentramento. Ma il nodo è la legge.

 

Scricchiolii nella maggioranza di centrosinistra alla Regione. O, per meglio dire, segnali di insofferenza. Venerdì si è manifestato un sintomo evidente. Non ancora la febbre, ma qualcosa di simile. A soffrirne sono i partiti più piccoli. E la causa del malessere risiede nell’inerzia, del gruppo Pd sulla legge elettorale. La normativa, se non modificata, introdurrà nel 2010 uno sbarramento che potrebbe soffocare le piccole formazioni.
Vediamo gli avvenimenti. Il calendario prevedeva l’esame del disegno di legge, firmato dall’assessore Guglielmo Minervini, sul trasferimento di funzioni dalla Regione agli enti locali. E il più volte auspicato «decentramento amministrativo». La discussione, nella riunione congiunta di seconda e settima commissione, neanche comincia il capogruppo di Forza Italia, Rocco Palese, propone il rinvio dell’esame, sulla base di un ragionamento: prima di procedere si aspetti di conoscere la fisionomia definitiva del disegno di legge statale sul federalismo fiscale. Tanto più, dice Palese, che il trasferimento di funzioni comporta impegni di spesa: si deve stabilire se a carico della Regione. Tutti d’accordo, maggioranza e opposizione. Tutti, tranne Minervini, assente per un impegno istituzionale e neppure consultato. «Ribadisco – dice irritato – l’urgenza e l’indispensabilità di questo testo per l’avvio concreto del decentramento. Se le disposizioni nazionali avranno un riflesso sulla materia, si provvederà con apposite integrazioni. Ma questa eventualità non giustifica un rinvio». Il centrosinistra la pensa come Palese? Forse sì.. O forse, più semplicemente, procede in ordine sparso. Un consigliere di lungo corso (e di maggioranza) legge così gli avvenimenti: «L’ora tarda ha convinto più d’uno ad accettare il rinvio. Ma non basta a spiegare il disimpegno. La verità è che ci sono molti piccoli partiti indispettiti perché la riforma della legge elettorale è rimasta al palo». Così è più chiaro. Ed è evidente che una parte del centrosinistra abbia voluto inviare un messaggio: alla giunta, al Pd (il partito di Minervini), al governatore Vendola che continua a tacere sul tema.
La legge elettorale prevede l’entrata in vigore dello sbarramento del 4% a partire dal 2010. Il centrosinistra, compatto, presentò ad inizio di legislatura una proposta per abolirlo. Più tardi il Pd (ancora distinto in Ds e Margherita) ritirò la firma, in polemica con i piccoli e come strumento di pressione verso il governatore (esponente di Prc e come tale interessato ad eliminare lo sbarramento): Pochi mesi fa, dopo le elezioni di primavera, il ripensamento del Pd: del vertice, visto che una larga parte del gruppo rimane di avviso diverso. «Si inserisca l’argomento all’ordine del giorno – rassicura il capogruppo Antonio  Maniglio – e ne parliamo. La nostra disponibilità a rivedere lo sbarramento l’abbiamo mostrata». Il capogruppo Prc Arcangelo Sannicandro si dice, seccamente, a favore «del rispetto dei patti: il centrosinistra, quando era all’opposizione, si schierò contro lo sbarramento e si disse pronto ad abolirlo. Dobbiamo essere conseguenti. Il centrodestra ha posizioni diverse. Roberto Ruocco (An) e Palese sono concordi: «Lo sbarramento l’abbiamo voluto noi; per quanto ci riguarda deve rimanere». Di diverso avviso è l’Udc (che si prepara ad accogliere nel proprio gruppo un paio consiglieri: uno proveniente dal PDL l’altro dalla maggioranza). Il capogruppo Gino Caroppo spiega che l’Udc ha depositato una propria proposta. Ma sullo sbarramento è chiaro: «Se ne può parlare, fino al 2%. Ma tenerlo al 4 significherebbe cancellare tanti partiti con un tratto di penna>>.


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