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Capitanata, “a singhiozzo” la campagna olearia 2008

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– Non sono “certamente rassicuranti” le previsioni future “per la campagna olearia”, oramai, “alle porte”. Causa “perdurante siccità” le olive del territorio non hanno, infatti, raggiunto “le dimensioni sperate”. Ciò determinerà “rese basse”, in un’annata già negativa “per l’intera regione”.  Le imprese olivicole hanno pagato a caro prezzo in termini di “investimento e produttività”, ritardi e inadempienze nella gestione del ‘bene acqua’. Inoltre, anche sul fronte prezzi “c’è poco da stare tranquilli”. Si rincorrono voci sulle “solite speculazioni”, in merito alle future remunerazioni delle olive a 20 – 25 euro al quintale e massimo 3 euro al litro per l’olio extravergine di oliva.  In alcune aree gli imprenditori olivicoli sarebbero intenzionati addirittura a “non raccogliere il prodotto”.  Questo l’intervento del presidente Coldiretti Puglia, Pietro Salcuni, sull’annata olivicola-olearia che “rischia di aprire una vertenza dai toni esasperati”. In considerazione dello scenario attuale, diviene determinante “tutelare il settore da eventuali attacchi esterni” che minano il reddito delle imprese olivicole. “Da tempo – dice Salcuni – stiamo sollecitando di affidare gli oleifici sequestrati al mondo agricolo organizzato. Sarebbe un segnale forte contro quanti impunemente arrecano un danno incalcolabile al settore olivicolo regionale e all’immagine complessiva dell’agroalimentare di qualità della Puglia”. I sequestri di olio sofisticato effettuati dai NAS dimostrano la validità della scelta assunta dall’Italia di introdurre l’obbligo di indicare l’origine dei prodotti agricoli in etichetta, scelta che va fatta rispettare con un adeguato sostegno al sistema dei controlli. “Basti pensare all’aumento del 30 per cento delle importazioni di olio di oliva, mentre sugli scaffali dei supermercati – incalza il Direttore della Coldiretti Puglia, Antonio De Concilio – è straniero l’olio di oliva contenuto in una bottiglia su due, ma i consumatori non hanno la possibilità di verificarlo, perché sulle etichette non è ancora obbligatorio indicare l’origine delle olive. Una situazione che mette a rischio gli oliveti italiani che possono contare su 250 milioni di piante, molte delle quali secolari o situate in zone dove contribuiscono alla tutela del paesaggio e  dell’ambiente”.  Bisogna, quindi, valutare attentamente una rivisitazione dei Traffici di Perfezionamento Attivo (TPA) sulle importazioni. Inaspettata quanto assolutamente soddisfacente la proposta presentata da Bruxelles ai 27 Stati membri di introdurre obbligatoriamente in etichetta l’origine dell’olio d’oliva vergine ed extra-vergine, mentre per le miscele bisognerà indicare se si tratta di oli di origine comunitaria, oppure di oli d’origine non comunitaria. Si tratta di un passo avanti nella battaglia per il riconoscimento dell’origine dell’olio d’oliva in etichetta, Legge già in vigore in Italia a partire dal gennaio 2008 e mai osservata, contro cui Bruxelles aveva inviato una procedura di messa in mora. Il comparto olivicolo-oleario è uno dei settori più colpiti da frodi e sofisticazioni in Puglia. Nonostante il riconoscimento comunitario per 5 oli DOP (Denominazione d’Origine Protetta)  al ‘Terra di Bari’, ‘Terra d’Otranto’, ‘Dauno’, ‘Collina di Brindisi’ e ‘Terre Tarentine’ ed una produzione pari a 11 milioni di quintali di olive ed oltre 2,2 milioni di quintali di olio, sono 160 i milioni di litri di olio di oliva importati ogni anno per essere miscelati con quello italiano ed in particolare con quello pugliese, dato che l’incidenza della produzione olivicola regionale su quella nazionale è pari al 36,6% e al 12% di quella mondiale”.


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