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Comunità Montana disciolta, Al lavoro il commissario

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Pronto a mettersi al lavoro il viceprefetto Michele Di Bari, nominato dalla Regione Puglia commissario liquidatore della Comunità montana del Gargano. A giorni è atteso a Monte Sant’Angelo in via Sant’Antonio Abate, sede dell’ormai ex ente montano. Con la nomina del commissario liquidatore infatti scatta l’ultima fase di liquidazione dell’ente montano che dovrebbe portare alla sua definitiva cancellazione. Per l’ente, come è risaputo, la fase di soppressione scattò lo scorso 1° ottobre ottobre a causa della mancata presentazione da parte della Regione Puglia del disegno di legge di riordino in materia (bisognava farlo entro il 30 settembre). La Puglia è stata l’unica regione in Italia, insieme al Veneto, a “provocare” con la sua inerzia il diretto intervento dello Stato, così come prevede la legge. Poi la soppressione formale a far data dallo scorso 27 novembre in base al provvedimento regionale.
Quella del Gargano, come si ricorderà, non possedeva i requisiti altimetrici per poter essere omologata come comunità montana. Vanno così a casa ben 9 rappresentanti dell’organo rappresentativo, la relativa squadra assessorile che ai tempi di una insensata politica della condivisione di qualche anno fa arrivò ad essere formata da ben 13 membri, e ben 13 comuni:
Cagnano Varano (175 mt), Carpino(147mt), Ischitella (3lOmt), Mattinata (80 mt), Monte San- Angelo (796 mt), Peschici (91 nt), Rignano Garganico (590 mt), Rodi Garganico (50 mt), San Giovanni Rotondo (565 mt), San Marco in Lamis (525 mt), Sannicandro Garganico (224 mt), Vico del Gargano (462 mt), Vieste (43mt). Si chiude così la storia ultra trentennale dell’ente montano: sorto nel 1972, ha vissuto 37anni tra alti e basi, arrivando in tempi recenti ad occupare le prime pagine dei giornali per fatti di cronaca giudiziaria. In mobilità anche il personale di stanza in via Sant’Antonio Abate nella città dell’Arcangelo: in tutto ne sono nove, di cui cinque dirigenti, un istruttore amministrativo e tre esecutori amministrativi. A settembre scorso l’assessore regionale Guglielmo Minervino spiegò così la sua decisione «sofferta ma coerente».


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