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«Nelle Asl pugliesi 1 miliardo di perdite»

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I conti del Policlinico di Bari migliorano, quelli della Asl invece sono sempre più pesanti. I bilanci 2008 del più grande ospedale della regione e della maggiore azienda sanitaria pugliese (assorbe da sola quasi un terzo dei fondi regionali) mostrano, per quanto possibile, due andamenti contrapposti. Mentre dai numeri del Policlinico (che lo scorso anno è riuscito a contenere il deficit rispetto al 2007) traspare il tentativo di riportare il sistema sotto controllo, per la Asl di Bari è ancora allarme rosso: nel 2008 l’azienda guidata fino a ieri dall’avvocato Lea Cosentino ha bruciato 11 milioni più di quelli già persi l’anno prima, portando il deficit complessivo a 124 milioni. Fanno più di 10 milioni al mese, quasi come l’Alitalia prima della privatizzazione. I segnali positivi vengono però dal Policlinico, come evidenzia la relazione sulla gestione del direttore generale Vitangelo Dattoli. È vero che il vincolo sull’incremento della spesa (il 2% sul 2007) non è stato rispettato (le spese sono cresciute del 9,56%), ma il bilancio predisposto dal direttore amministrativo Nicola Rosato è ugualmente uno dei più virtuosi sul fronte della riduzione delle perdite. La Regione aveva stabilito che per il 2008 Asl e aziende sanitarie avrebbero dovuto abbattere le perdite del 40%: il Policlinico si è fermato al 28,8%, pari a poco più di 4 milioni.

Il risultato è considerato buono, per una serie di ragioni. La prima ha a che fare con le modalità di rimborso delle prestazioni sanitarie, che per le aziende ospedaliere avviene attraverso il meccanismo dei Drg: una sorta di «listino prezzi» che è fermo da quasi 10 anni. E che non contempla gli aumenti del costo del lavoro, visto che gli ultimi rinnovi contrattuali hanno fatto esplodere il monte degli stipendi. Il Policlinico ha dunque esposto in bilancio 19,77 milioni di maggiori costi cosiddetti incomprimibili: quasi 13 milioni sono dovuti proprio agli aumenti dovuti al rinnovo dei contratti di lavori, altri 4,6 sono stati accantonati per le richieste dell’Università, ulteriori 1,69 per rischi legali conseguenti al contenzioso con la Cascina.

Altro dato positivo quello degli investimenti, saliti a quasi 10 milioni (il 4% della produzione sanitaria). Ma c’è anche il rovescio della medaglia. Il più rilevante riguarda la grande massa debitoria e, conseguentemente, le difficoltà finanziarie: il Policlinico deve ricorrere ogni mese ad anticipazioni bancarie per quasi 7,2 milioni, e registra ancora ritardi record nel pagamento dei fornitori. Ad aprile (data di approvazione del bilancio) erano in pagamento le fatture di novembre 2007, ma negli ultimi 6 mesi del 2008 il Policlinico ha chiuso una serie di transazioni che hanno permesso di risparmiare alcuni milioni di euro sugli interessi di mora. Altro tasto dolente, quello dei dipendenti: al 31 dicembre scorso erano 4.280, in diminuzione (erano 4.421 un anno prima) ma ancora troppi se si pensa che il «Gemelli» di Roma (che è grande un po’ più del Policlinico) ne ha circa la metà.

A testimoniare il nuovo corso del Policlinico, va evidenziato che sia le previsioni per il 2009 che il bilancio consuntivo 2008 è stato presentato per la prima volta anche ai sindacati. «Si sta sviluppando – dicono fonti amministrative – un processo di partecipazione più ampio alla conoscenza delle problematiche aziendali».

Non lo stesso si può dire, invece, dell’Asl di Bari. Dove la Corte dei conti (si veda l’articolo in pagina nazionale) ha evidenziato una serie di criticità amministrative non secondarie. L’Asl di Bari ha chiuso il 2008 con un incremento delle perdite pari al 5,3% rispetto a quelle dell’anno precedente. È cresciuto il fatturato (del 4,6%), ma sono cresciuti (del 4%) anche i costi. In particolare, sono cresciuti del 12,5% gli acquisti di beni (passati da 133 a 149 milioni). Sarebbe stato interessante analizzarne le cause, ma l’Asl di Bari – nonostante uno specifico obbligo di legge in tal senso – non ha provveduto a pubblicare sul suo sito web la relazione al bilancio.

Massimiliano Scagliarini


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