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Carpino – E’ venuto a mancare il cantore Antonio Maccarone

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Nei giorni scorsi aveva, insieme ad Antonio Piccininno, ricevuto l’ultimo attestato il Premio “Carlo Nobile”.
Per lui, gravemente malato, aveva ritirato il premio suo figlio.

Queste le motivazioni lette per l’occasione
Antonio Piccininno e Antonio Maccarone sono i pilastri viventi della musica popolare della nostra penisola.
L’età dei due componenti storici di questo gruppo del Gargano è garanzia di originalità della loro musica, veramente tradizionale, testimonianza autentica di un patrimonio di cui sono i più genuini interpreti.
I brani del loro repertorio sono l’esempio della forma più tipica del canto garganico, il sonetto, che rientra nel modello dello strambotto meridionale.
La parte centrale di questo repertorio è costituito dalla "Canzone", la vera serenata italiana che si avvale di un’ampia libertà vocale consentita dalle particolari tonalità della chitarra battente.

Antonio Piccininno e Antonio Maccarone rappresentano la diversita musicale e culturale della Capitanata che diventa ricchezza e patrimonio culturale capace di produrre spettacoli indimenticabili che lasciano una traccia positiva ed indelebile sull’identità e sul modo di essere del nostro territorio nella memoria dei fortunati spettatori, quindi uno dei nostri migliori biglietti da visita.

Interpreti della musica popolare e suonatore di nacchere e chitarre battenti e francesi, ma anche intrattenitori. cabarettisti e showman a tutti gli effetti, Piccininno e Maccarone grazie alla loro maggiore dote stilistica e artistica, quella dell’improvvisazione recitativa e canora, catturano l’attenzione della platea sin dal primo istante e la portano, senza alcun calo d’attenzione, fino al gran finale.

Potendo disporre di una memoria viva di un repertorio di tradizione orale imponente, tutto sempre e comunque immediatamente disponibile nella loro mente, i due Cantori di Carpino creano e cantano brani ogni volta nuovi e irripetibili nella sequenza, attraverso l’accostamento di sonetti e strofette tra loro come coreografiche e spettacolari granate di poesia lanciate dal palco verso di noi.

ANTONIO MACCARONE CI HA LASCIATO

 Certe notizie non dovrebbero mai arrivare. Specie quando ti affezioni al personaggio – non conoscendo l’uomo di persona – e a quanto sia riuscito a operare nella sua esistenza.

Erano in tre, fino a pochi anni fa: Sacco-Maccarone-Piccininno. Andrea e Antonio se ne sono andati… lunga vita a Piccininno! Su di lui, adesso, il peso di una tradizione che solamente per loro merito è tornata a vivere, divelta da tempi di abbandono e misconoscenza. Bastava soltanto citarne l’età per capire che non era fasulla, ma schietta, ancora fresca di sensazioni e brividi emozionali, genuina, cesellata sulle corde della “battente”, miniata da ciascuna delle percussioni della “tammorra”, incastonata in un patrimonio intangibile da ripescare, e salvare, e rilanciare ai posteri. Ai giovani appassionati che avevano nell’anima quelle vibrazioni e non lo sapevano. A tutti coloro che senza consapevolezza possedevano nelle proprie corde quel genere di musicalità e non avevano ancora trovato qualcuno che gliela svellesse dalle viscere.

Prima Andrea Sacco, il 17 marzo 2006, alla veneranda età di 95 anni, dopo aver narrato in quasi un secolo il “sistema dei valori” del mondo orale e contadino del Gargano. Oggi Antonio Maccarone, secondo pilastro di una terna irriproducibile. Elementi di una storia che ha fatto la Storia, cifre di una vicenda culturale che non poteva essere dimenticata, parametri di un pathos musicale che trova le sue radici nei popoli del mondo, appartengano o meno al Sud, ne facciano parte integrante o lo sfiorino soltanto. Andrea e Antonio sono adesso, la certezza è d’obbligo, in un pascolo più trascendente, ma anche lì dove sono stanno già pensando a come rendere ancora più eterna la massa di note e ritmi e frequenze e battiti e percussioni che hanno portato con sé nell’ultima parte di un viaggio interminabile. Solo una tappa di un percorso che non può e non potrà finire, perché il solco l’hanno segnato e in quel solco hanno seminato e in quella terra hanno germogliato e in quei frutti hanno creduto.

Il pensiero va ora al terzo di una triade che è stata celestiale e continuerà a rimanerlo. All’altro Antonio, Piccininno, conscio di non averli persi ma anche di averne ereditato la ponderosa saggezza e l’importante bagaglio, che porterà con sé nel tempo futuro, senza soluzione di continuità, testimone vivente di una saga inimitabile e inconfondibile, di una epopea che racchiude in solo tre parole – “Cantori di Carpino” – ogni sua valenza. Il nostro pensiero va a lui, consapevoli che possiede in sé ancora tanto da insegnare a chi ne raccoglierà lo “scettro” tramandando alle generazioni che verranno l’aulico spessore di un’autentica “forza della natura”. Quella “immaterialità” fatta di stornelli e serenate, tarantelle e sonetti, canzoni e ballate, pronte a sussurrarci “chi siamo”, “da dove veniamo” e “dove siamo diretti”.

Piero Giannini (PUNTO DI STELLA)


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