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Sanità Pugliese è rissa. I medici attaccano Vendola

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“Liste d’attesa e ospedali, un fallimento e la questione morale è figlia anche delle scelte politiche”.

 

Un anno fa, il 26 giugno del 2008, denunciarono una sanità allo sbando, «senza programmazione», un sistema che «nel futuro non sarà più in grado di assistere i pugliesi». A distanza di 13 mesi, i medici riprendono carta e penna e rivolgono nuove accuse al presidente Nichi Vendola. Manifestando «la delusione, la demotivazione, la rabbia». I camici bianchi – per la seconda volta – bocciano l’azione del governo Vendola. Evidenziando che la «questione morale comporta necessariamente una questione politica». Ieri mattina, nove sigle sindacali – Cisl medici il cui referente è Domenico Martino, Cgil medici (Antonio Mazzarella), Anaao (Giuseppe D’Auria), Cimo (Arturo Oliva), Civemp (Gabriele Pansini), Fesmed (Antonio Catino), Smi (DanielaPedà), Umsped (Antonio Amendola) e Fassid (Stefano Andrescani – hanno sotto- scritto un documento comune. «Caro presidente – è l’incipit – ancora una volta, e quasi con cadenza annuale, ritorniamo a scriverle, purtroppo inascoltati, per manifestare tutta la delusione, la demotivazione, la rabbia che prova la dirigenza medica e veterinaria della Regione Puglia». Due pagine fitte nelle quali evidenziano i punti, a loro dire, fallimentari. Dalle liste d’attesa al mancato potenziamento dei servizi territoriali, dalle piante organiche alla programmazione tout court. «Dov’è il potenziamento del territorio, premessa per decongestionare gli ospedali?», chiedono polemicamente. E ancora: «Dov’è la razionalizzazione della rete ospedaliera? Dove sono le dotazioni organiche congrue, idonee a garantire continuità ed efficienza assistenziale, a ridurre il rischio clinico e ad assicurare la congrua funzionalità degli investimenti tecnologici appaltati? Dove la concreta riduzione delle liste di attesa? Dov’è la programmazione sanitaria, sostenuta da condivisi, trasparenti ed operativi modelli organizzativi, da linee guida, da certezze programmatiche». I camici bianchi si sentono «allo sbando, demotivati»; «assediati da avvocati e cittadini – lamentano – che rivendicano veri o presunti diritti negati».


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