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Tremiti, il ‘no’ all’oro nero e alle trivellazioni nel mare

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Al largo delle Tremiti potrebbe esserci il petrolio. E se così fosse sono già pronte società estere che vorrebbero accertarlo per costruire piattaforme petrolifere. Nello specifico si tratta di una società irlandese, la Petroceltic International, che ha chiesto di essere autorizzata a scavare un pozzo esplorativo, introducendo onde elastiche artificiali per vedere la risposta del sottosuolo.  Se i risultati fossero quelli sperati, i tecnici della società perforerebbero il fondo marino fino a 4mila metri di profondità. L’area interessata, abbastanza ampia, misura poco più di 500 km quadrati ed è situata tra il lago di Lesina e quello di Varano, a soli 4 km dall’arcipelago delle isole Tremiti, dove c’è anche una riserva marina. Proprio su queste spiagge, nel dicembre scorso, si sono arenati e sono morti 7 capodogli. La Regione Puglia ha già bocciato la richiesta ma l’ultima parola spetterà ora al Ministero dell’ambiente per la valutazione di impatto ambientale. Ed è lì allora che sono rivolti tutti gli appelli accorati e le manifestazioni di dissenso in difesa del territorio. Prima gli europarlamentari del Pdl, Tatarella, Matera, Baldassarre, Patricello e Silvestris, che hanno presentato un’interrogazione alla commissione europea. Poi il consigliere regionale Dino Marino, che ha promosso una mobilitazione dei comuni e delle popolazioni interessate. Una situazione che viene ritenuta inaccettabile per un territorio come quello del Gargano, gioiello turistico e naturalistico non solo per la Capitanata, ma per la Puglia intera. Il timore è che le perforazioni petrolifere metterebbero in serio rischio un tratto di mare e di natura incontaminato, con gravi danni per la flora e la fauna marina, oltre che per il turismo e l’economia della zona.


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