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Dopo Peschici: un progetto in attesa di deroga e fondi

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Gargano, la lezione è servita. Soprattutto a Peschici dove i roghi del 24 luglio 2007 avevano provocato più danni, con tre vittime, 700 ettari di pini d’Aleppo distrutti, alberghi ridotti in cenere e migliaia di persone in fuga.  Ora il comune garganico ha il suo piano di protezione civile, un servizio antincendio con tre mezzi e personale soprattutto comunale e poi tanti volontari. La lezione è servita – ammette il sindaco Domenico Vecera che ha preso il posto, a maggio 2008, del sindaco del rogo, Francesco Tavaglione – e ora Peschici ha anche il catasto delle aree percorse dal fuoco aggiornato al 2009. Pure qui, come a Vieste, gli interventi sulle aree sono rimasti quelli delle settimane successive al 24 luglio e cioè il taglio dei resti degli alberi bruciati compresi in una fascia di sicurezza profonda 20 metri a partire dalle strade comunali e provinciali. Del resto, secondo la legge 353/2000 sui terreni coinvolti non si può intervenire nei 5 anni successivi all’incendio e quindi, di fatto, non vi è stato alcun rimboschimento. «Altrimenti – spiega Domenico Campanile dell’assessorato regionale all’Ambiente – avremmo violato la legge, sprecato soldi e fatto una cosa inutile perché il pino d’Aleppo cresce spontaneamente».
Rimboschimento naturale a parte, la prevenzione è affidata alle fasce antincendio realizzate nelle aree boscate del demanio regionale (a Peschici c’è un presidio di 12 unità), alle operazioni dei privati nei loro boschi e alle campagne antincendio che il Parco del Gargano organizza con i comuni dell’area. A Peschici però serve qualcosa di più. La vegetazione spontanea si è ripresa quasi tutta la superficie coinvolta nell’incendio (come a Vieste), ma occorre mettere in sicurezza alcune aree a rischio idrogeologico, per evitare frane o smottamenti. Per questo il comune garganico ha chiesto al ministero una deroga ai vincoli della 353 e ha definito un progetto di 10-12 milioni di euro per interventi (terrazzamenti, siepi, canali, muretti) sulle aree più a rischio fra quelle comunali coinvolte nel rogo (il 50%).
«Ma di soldi ce ne sono pochi – dice Vecera – ora vedremo con i fondi regionali del Por e del Psr». Se arriveranno, e pur con le cautele di una deroga che dovrebbe evitare rischi speculativi, sarebbero i primi fondi pubblici. «Anche a Vieste solo promesse – dice Ersilia Nobile, sindaco già allora –. A parte alcune dilazioni per un anno per gli operatori turistici non si è visto niente e abbiamo fatto da soli». Pure qui il rimboschimento è avvenuto naturalmente e il comune, che aveva già il suo piano di protezione civile, ha istituito un nucleo interforze finanziato con risorse e mezzi propri. Anche quest’anno sosterrà i costi di accoglienza di 3 squadre di un presidio estivo di vigili del fuoco. Gli operatori privati dal canto loro hanno messo in sicurezza le strutture e ricostruito quelle distrutte. Questo rogo senza responsabili (le accuse sono state archiviate) un risultato l’ha ottenuto: qui sono tutti più attenti alla natura.
Vincenzo Rutigliano


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