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Mal di pancia nell’UDC per la nomina di Cera coordinatore

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Gli scontenti minacciano di autosospendersi dalle cariche.

 

Non tira una buona aria in casa Udc, nonostante il popolo centrista sia tornato da Chianciano con il progetto della nazione nel cuore. Il nuovo partito, com’è noto, è in via di formazione. A questo proposito la nomina a coordinatore di Angelo Cera, giunta qualche giorno fa da Bari, e quella di Giannicola De Leonardis a presidente, indicano l’iniziò di un nuovo percorso. Nell’intervista che il deputato ha rilasciato al Quotidiano c’era la sintesi di queste ultime, convulse fasi dei centristi in Capitanata. L’appello, sostanzialmente, è all’unità, pur con risvolti polemici. Sul dimissionano Franco Di Giuseppe, con cui “sono stato troppo elastico”, ha commentato Cera, sulle barricate contro di lui arrivate a Roma per sostenere “gli amici degli amici”. Su Lusetti è stato chiaro, nei fatti non c’è mai stato, e nessuno in città l’ha visto. Dunque, in base al regolamento redatto due mesi fa, a prendere il testimone verso il nuovo partito devono essere gli eletti nel più alto grado, lui, in quanto deputato e Giannicola De Leonardis, il consigliere regionale eletto presidente. Ma la quiete nel partito è solo apparente. Da fonti interne all’Udc trapelano le prime reazioni. Riunione convocata ieri sera dell’esecutivo provinciale: “Cera si coordinerà da solo”, annuncia senza mezzi termini un dirigente di partito. In molti, raccontano, sono in procinto di autosospendersi per contestare la scelta di Roma passata per il coordinatore regionale Angelo Sanza e il deputato pugliese Rocco Buttiglione. A minacciare il gesto sarebbero molti amministratori dei comuni di tutta la provincia, Foggia non fa eccezione, anzi, pare proprio l’epicentro del sisma politico. Si dice che Anna Rita Palmieri, consigliere comunale in carica, volesse mettere in atto gesti eclatanti, oltre l’autosospensione, ma non sappiamo quali. Sulla stessa linea frondista Alfredo Grassi e Gianni Perdonò, a Lucera l’assessore Raffaele Di Ianni, già da tempo in rotta con Angelo Cera. Qualcuno azzarda percentuali, un 60% del partito contro la decisone romana. C’è un altro aspetto poco chiaro, il regolamento in base al quale la scelta è ricaduta su Cera, quello, appunto, declamato dal lui stesso dopo la nomina. Secondo Biagio Di Muzio, coordinatore cittadino a Foggia, si tratta di uno statuto “che non si è mai visto”. Però non ne è certo: “Le direi una sciocchezza, comunque vorrei vederlo questo regolamento”. Su altri passaggi, invece, risulta abbastanza netto: “Non abbiamo condiviso certe esternazioni di Cera su Di Ianni, che rimane il vicesegretario del partito, e nemmeno questo modo di incalzare Roma perché si decidesse nelle nomine”. Alla fine dai vertici della Capitale è giunta l’opzione Cera: “Un atto non sufficientemente intelligente perché Di Giuseppe non si è dimesso per incapacità ma per altre questioni. Questo gesto, inoltre, non è stato accettato “. Sebbene sul regolamentò sia un atto un piccolo giallo, il parere di Di Muzio non cambia: “Abbiamo bisogno di figure che si devono radicare sul territorio, riconosciute dal territorio, non di figure istituzionali”. Anche sul ruolo di Lusetti abbondano i punti di vista. Cera l’aveva data per scontata la sua nomina: “Ma potevo mai accettare di essere scavalcato da chi nell’Udc è entrato da due mesi?”, si chiedeva retoricamente il deputato. Di Muzio la pensa, diversamente, piuttosto distingue i piani e, su questa base, considera ancora vivo e vegeto l’incarico commissariale assegnato a Lusetti: “Si tratta di una figura residuale dell’Udc”. Ciò che resta, in pratica, di un partito che diventa “della nazione” e, in vista della sua nascita, tiene a battesimo una “figura duale” (Cera e De Leonardis) che devono “allargare il consenso”. Il testimone non è stato dato completamente ai due neo nominati, insomma, siamo nella transizione “difficile”. Il 30 novembre si chiude il tesseramento, probabile il congresso in primavera. Si tratta di capire come si traghetterà il partito verso quella data perché le spaccature dell’Udc di Capitanata sono evidenti. Centristi lontani dai due poli, commenta Di Muzio perché “il predellino era troppo piccolo per due e Veltroni ha semplificato ciò che era complesso e andava mediato”, rimangono convinti della loro collocazione. Nel quotidiano, vivono l’applicazione della teoria. Di siciliani scissionisti aveva parlato Cera, non condividendo affatto la decisione di alcuni esponenti del suo partito verso il Pdl. In Capitanata altri nodi sono arrivati al pettine. Nicola Mennuno, consigliere comunale, è stato sospeso per non aver votato la manovra di Mongelli. Cera ha bollato il gesto nei suoi confronti: “Non è che la disciplina di partito può portare alla morte, non l’avrà capita, la manovra” Di Muzio ribadisce che quella decisione ha “sorpreso” il partito e Mennuno nel gruppo “non ne aveva parlato”. In ogni caso dovrebbero essere i probiviri, ribadisce, a decretarne l’espulsione. Dalla nomina del coordinatore al ruolo di Lusetti, dalla compattezza interna alla decisione sulle singole scelte dei consiglieri, il cammino dell’Udc verso il partito della nazione appare complicato.

Paola Lucino
Quotidiano di Foggia


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