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Consorzi di bonifica in rosso «choc» da 450 milioni di euro

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I consorzi di bonifica «hanno complessivamente accumulato una debitoria che potrebbe non essere lontana dal deficit della Sanità per il 2010». Considerati anche i 200 milioni di anticipi erogati dalla Regione, il buco ammonta ad almeno 400-450 milioni di euro.  È la fotografia di un sistema che «ha perso credibilità tanto da non essere più ritenuto in grado di assolvere» alle sue funzioni. Sono parole dure quelle contenute in una lettera che Nichi Vendola ha fatto pervenire ieri ai vertici di quattro dei cinque consorzi pugliesi: affinché sia possibile procedere alla riforma, il governatore della Puglia ha chiesto a commissari e amministratori di rassegnare immediatamente le dimissioni.

Una mossa che scatenerà prevedibili polemiche, anche perché quello dei consorzi è un tema spinosissimo. Ci sono infatti commissariamenti che durano anche da 13 anni. Dal 2004, con il congelamento dei ruoli, i consorzi non incassano più un solo centesimo, e in 7 anni non sono riusciti a completare il piano di riclassifica dei suoli: non sono in grado di dire chi deve pagare e chi no. Detto in altri termini: gli agricoltori usano l’acqua gratuitamente. E i consorzi non solo vivono sulle spalle della Regione (che dal 2004 eroga circa 30 milioni l’anno di anticipazioni) e nel frattempo hanno accumulato debiti su debiti. Dal punto di vista finanziario il problema è grave almeno quanto la sanità. Ma se ne parla pochissimo.

Dal 2004 al 2006, con la lungimiranza dell’ex assessore Francesco Saponaro, i 30 milioni di anticipazioni erano iscritti nel bilancio regionale solo come voce di uscita. Dal 2007 la Regione ha cominciato a considerarle come una partita di giro, nonostante fosse già chiaro che i consorzi non saranno mai in grado di restituire quei soldi. E così la cancellazione del debito aprirà una voragine da 140 milioni nel bilancio autonomo, che significherà inevitabilmente nuove tasse.
C’è poi il capitolo dei debiti. Tolto il consorzio di Foggia (che funziona regolarmente), tutti gli altri in questi anni hanno accumulato un pesante passivo di cui nessuno conosce l’entità. Opere di bonifica, contenziosi, spese in alcuni casi fuori controllo: nessuno conosce le cifre precise, ma si parla di 50-60 milioni di deficit per ciascun consorzio.

E intanto la riforma del settore langue. Vendola la promette da 7 anni, ma non ci erano riusciti nemmeno i suoi predecessori. Il disegno di legge è stato approvato in commisione e lì è rimasto, perchémonco della parte più importante: quella che prescrive come far fronte ai debiti. La mossa di Vendola arriva dopo una lunga situazione di stallo, dovuta a pesanti disaccordi interni al centrosinistra: l’ipotesi di trasferire le competenze alle Province non fa breccia nella maggioranza. L’idea della Regione è ora di centralizzare la guida dei quattro consorzi nelle mani di un commissario unico, in attesa della nuova legge: la richiesta di dimissioni di ieri è dovuta al fatto che, secondo i tecnici dell’Agricoltura, per la destituzione dei vertici servirebbe una legge ad hoc. Ma nei corridoi si parla anche dell’insofferenza dell’assessore Dario Stefano nei confronti dei commissari, alcuni dei quali legati al predecessore Enzo Russo. Sui debiti, però, nessuno ha un’idea precisa. C’è solo una certezza: se la Regione trasformerà il suo potere di vigilanza in un commissariamento permanente, dovrà anche farsi carico di quei 450 milioni.


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