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Sanità, Puglia «promossa» sbloccati 378 mln

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La Puglia vince il match della «fase uno» del piano di rientro, ma chiede al governo di essere affiancata in tutti gli atti e le delibere che farà sulla sanità per evitare di incappare nelle ennesime bocciature dinanzi alla Consulta. Ieri il direttore d’Area Vincenzo Pomo (affiancato dal team di tecnici composto da Attolini, Pacifico e Aulenta ) è tornato vincitore dal tavolo di verifica al «tavolo Massicci» con i tre ministeri che hanno sottoscritto l’accordo sul piano di rientro. I tagli per 450 milioni in tre anni sono a buon punto e consentiranno alla Puglia, a fine settembre, di ottenere l’80% dei 497 milioni di euro rimasti «congelati» a Roma dopo lo sforamento del Patto di Stabilità. In arrivo, dunque, 397,6 milioni per mantenere in piedi la sanità pugliese, già messa a dura prova sia dalla chiusura di 18 ospedali sia dal blocco delle assunzioni a tempo indeterminato per 530 unità tra personale amministrativo e sanitario. Gli adempimenti e le coperture finanziarie delle misure concordate nel piano sono state rispettati, al punto che la Puglia – hanno certificato i tecnici del governo – ha già ridotto da 350 a 190 milioni il deficit accumulato nel 2010. Un risultato giudicato più che soddisfacente, se si considera che il piano triennale 2010-2012 è partito solo alla fine dello scorso anno.

Resta la nota dolente del cosiddetto «comma Puglia», ovvero l’articolo della Finanziaria che obbliga la Regione a «licenziare» medici e infermieri entro tre mesi, ma c’è il serio rischio che adempiere alle prescrizioni della Consulta significhi far saltare i livelli essenziali di assistenza (Lea). Di qui la decisione, preannunciata in Consiglio dall’assessore Tommaso Fior e, di chiedere al governo l’affiancamento nel percorso normativo che la Regione si accinge ad intraprendere. In caso di ricorsi per interruzione di pubblico servizio o di gravi disagi nell’assistenza offerta dagli ospedali, non dovrà essere la Regione a risponderne da sola ma anche il governo nazionale. Di più, ora comincia la fase due del piano, ovvero i tagli di 200 posti letto nelle cliniche private e di altri 700 nel sistema pubblico, con la probabile chiusura di una decina di ospedali.

Altri «inciampi» normativi, come quelli accaduti sinora con le impugnative da parte del governo, metterebbero a repentaglio il prosieguo della riorganizzazione. Senza contare, ha detto Fiore, che già sono arrivate corpose osservazioni da parte dei tecnici sul piano di riordino di reparti e posti letto. Infine, il dubbio da sciogliere sui tetti di spesa per le cliniche private: al momento vi sono due sentenze del Tar, a Bari e Lecce, discordanti tra loro sul caso (una dà ragione all’assessorato, l’altra ai privati che hanno fatto ricorso) ed anche su questo sarà necessario che il governo dia lumi. A tenere sulla graticola il governo Vendola è, comunque, la questione dei 530 ai quali le Asl hanno inviato le lettere di annullamento dei contratti. La speranza, ha spiegato Fiore nell’aula del Consiglio, è che i diretti interessati si rivolgessero alla magistratura del lavoro, onde allungare i tempi dell’uscita dal sistema sanitario. Quindi è arrivata la mannaia del «comma Puglia» dalla manovra Tremonti, che impone l’applicazione delle sentenze: a quel punto si era pensato – ha aggiunto Fiore – al ricorso ad avvisi pubblici, ma c’è già un’altra legge che blocca la spesa nel 2011 e impone di ridurla al 50% rispetto al 2009. In pratica, con l’avvio di concorsi si sarebbero salvati i 530, ma contestualmente avrebbero dovuto essere licenziati altri. E alora, che affiancamento sia: sarà un funzionario dell’Agenas, l’Agenzia sanitaria nazionale a «dare una maggiore forza politica nella interlocuzione con il Governo».
BEPI MARTELLOTTA


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