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Acqua/ Via ai rincari sei centesimi in più dal 1° gennaio

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L’adeguamento è un atto dovuto, previsto dal piano operativo triennale. Aqp ne ha già chiesto l’applicazione all’Autorità d’ambito. E così, dal 1° gennaio, le bollette dell’acqua dei pugliesi diventeranno più care: in media 6 centesimi al metro cubo in più, che per una famiglia di quattro persone sono pari a circa 12 euro in più all’anno. Una piccola cifra, che si somma però all’ondata di rincari già annunciati ed a quelli (dalle addizionali Irpef alle accise sui carburanti) cui la Regione potrebbe essere costretta per far quadrare i conti in tempi di crisi. Per l’acqua, però, il ragionamento è completamente diverso: con un gestore sano e che fa utili, infatti, i soldi delle bollette dei pugliesi vanno a finanziare gli investimenti sulla rete. Un treno in corsa che non si può fermare.

Il mese scorso, applicando i meccanismi previsti in convenzione, Aqp ha comunicato all’Ato che la tariffa media per l’uso potabile passa dagli attuali 1,5454 euro a 1,6063 euro al metro cubo. Sei centesimi, appunto, che moltiplicati per i circa 200 metri cubi di consumo medio fanno un rincaro di 12 euro l’anno.

I tempi dei litigi sulle tariffe tra l’Acquedotto e l’Autorità d’ambito sono ormai ben lontani. Questa volta, infatti, l’adeguamento dovrebbe avere decorso automatico. Anche perché, detto fra parentesi, l’Ato è ormai in via di scioglimento e anzi pare finalmente raggiunto l’accordo politico per la composizione dell’Autorità idrica: a guidare l’ente voluto dall’assessore regionale Fabiano Amati dovrebbe infatti essere il sindaco di Lecce, Paolo Perrone. L’esponente del Pdl prenderà il posto di Michele Emiliano, sindaco di Bari, che comunque resterà come vice.

Le trattative duravano dall’estate, e hanno impegnato Pd, Pdl e Udc con i rispettivi segretari regionali Sergio Blasi, Antonio Distaso e Angelo Sanza. Il regolamento prevede un complicato meccanismo di candidature (da presentare al Comune di Bari), sistema che rende impossibile arrivare al voto senza un accordo: le liste per l’elezione del consiglio direttivo dell’Autorità (firmate da 45 sindaci) devono infatti contenere i nomi di cinque sindaci, ciascuno in rappresentanza di una provincia diversa e di Comuni di dimensione differente.

Alla fine l’Udc ha tenuto duro ottenendo il via libera per Angelo Cera, sindaco di San Marco in Lamis. Circostanza che ha costretto il Pd a rinunciare al suo candidato foggiano, Iaia Calvo di Orta Nova ed a ripiegare su Angelo Miccoli (Statte) che affiancherà Michele Emiliano. Il Pdl, oltre a Paolo Perrone, deve sciogliere il nodo tra il sindaco Nicola Giorgino (Andria) e un rappresentante della provincia di Brindisi.

Risolto il problema politico (il segretario generale del Comune di Bari, Mario D’Amelio, indirà per la terza volta le procedure di nomina: le prime due sono andate deserte), bisognerà affrontare quello tecnico. L’Autorità idrica sarà infatti gestita da un direttore generale, di un direttore tecnico e un direttore amministrativo, le cui designazioni non potranno essere «politiche» visto che servono competenze specifiche, fissate per regolamento. Non arriveranno dalle Fabbriche, insomma. Alcuni nomi già circolano. Si parla ad esempio dell’ingegner Vito Colucci dell’Ente Irrigazione, uno dei maggiori conoscitori della rete acquedottistica pugliese.


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