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Manfredonia/ Pescatori di nuovo in subbuglio «Questa riforma va rimodulata»

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«Non si può non tener conto delle esigenze delle marinerie locali». Non piacciono affatto i nuovi indirizzi della politica comunitaria della pesca.

 

Il mondo della pesca è in sub­buglio. Tanto per cambiare. La questione in gioco è essenzialmente culturale e investe aspetti fonda­mentali delle attività di pesca. Che non solo uguali in tutti i mari. Ecco, il nodo di fondo sul quale si accende la discussione è innescata dalla riforma votata dal Parlamento europeo di Strasburgo che stabilisce nuovi indirizzi della politica comunitaria della pesca. Regole cioè valide ovunque si pratichi la pesca in nome di una sostenibilità che se è accettata da tutti gli operatori del mare, la si vuole modulare, come si sostiene a Manfredonia, a seconda delle caratteristiche locali. Insomma, per fare un esem­pio, l’Adriatico per le condizioni ambientali e strut­turali che lo caratterizzano, non può essere, come non è paragonabile ai mari del nord che pare ven­gono presi a termine di paragone probabilmente perché gli interessi in gioco sono più sostenuti. Gli stock ittici del Mediterraneo è stato dimostrato es­sere diversi da quelli dei mari del nord. La taglia dei pesci del Mediterraneo è in media molto più bassa di quella dell’Atlantico e di conseguenza le misure protettive – si insiste- devono essere diversificate. Gli indirizzi dettati dalla Comunità europea – viene osservato – tendono a tenere in considera­zione i vari fattori che concorrono a determinare la sostenibilità della pesca, ma non tengono nel debito contro i diritti dei pescatori, diritti vitali che at­tengono alla stessa sopravvivenza delle categoria. L’obiettivo della politica ittica perseguito dalla Co­munità europea è quello di arrivare ad una pesca sostenibile ottimale. Tra le misure introdotte anche quella del divieto di gettare in mare il pescato ri­tenuto non utile alla commercializzazione. Secondo rilievi statistici, pressoché un quarto del pescato totale finisce per essere ributtato in mare. Uno spre­co – si osserva in Europa – tanto dal punto di vista ambientale quanto economico che non è più am­missibile. La nuova normativa introduce l’obbligo dal 2014 per tutti i natanti pescherecci di sbarcare l’intero pescato. I pesci di taglia piccola, potranno, essere avviati ad altri usi che non sia quello com­mestibile. Ad esempio potranno essere impiegati come base per alimenti usati nella maricoltura. A fronte di queste limitazioni sono state introdotte nuove tecniche per la cattura dei pesci improntate alla mitigazione dello sforzo di pesca. Dalle nostre parti è stata introdotta la tecnica della pesca a circuizione aperta destinata essenzialmente al "rossetto", una specie ittica che allo stato adulto raggiunge la lunghezza di qualche centimetro. Nel golfo di Manfredonia abbonda. Ma anche qui sono state previste delle misure limitative.

 

Michele Apollonio

 

 

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