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Puglia, gli invalidi sono sempre di più: 16mila nuovi casi nel giro di due anni

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Il dato è inferiore soltanto a quelli di Calabria e Lazio. In tutto sono 245mila le indennità erogate. A Lecce i trattamenti garantiti crescono più velocemente rispetto alle altre province.

 

 Sempre più ciechi, sordomuti, invalidi parziali o totali. Se si leggono i dati dell’Inps, si può dedurre che la salute dei pugliesi non è delle migliori. L’esercito regionale degli invalidi si ingrossa sempre più di anno in anno. Una crescita inarrestabile che spinge la Puglia ai primi posti per numero di residenti con invalidità. L’aumento è stato tumultuoso anche nell’ultimo biennio. È quanto dimostrano i dati dell’Osservatorio statistico dell’istituto pensionistico: il +5 per cento di pensioni e indennità registrato negli ultimi due anni è inferiore soltanto agli aumenti percentuali registrati in Calabria (8,4) e Lazio (5,7).

I dati parlano chiaro: nel 2013 erano 236mila gli assegni staccati dall’Inps per garantire 85mila pensioni e 151mila indennità ai pugliesi. Nel 2014 si sale a 245mila assegni (87mila pensioni e 158mila indennità).

La crescita non si arresta e quest’anno si registrano 90mila pensioni e 162mila indennità, per un totale di 252mila assegni. Nel giro degli ultimi due anni, in pratica, altri 16mila pugliesi hanno avuto problemi di salute talmente gravi da ottenere la pensione o l’indennità di invalidità. Numeri che per una regione di 4 milioni di abitanti sono rilevanti. Basti pensare che in Veneto ed Emilia Romagna, che hanno più o meno lo stesso numero di abitanti, non si superano le 50mila pensioni, mentre in Lombardia (10 milioni di abitanti) si arriva a 97mila.

A questo proposito, è emblematico il caso di Lecce. Nel capoluogo salentino gli assegni crescono in maniera più veloce che nel resto della regione. Qui si contano 22mila pensioni e 41mila indennità: quasi l’8 per cento dei residenti ha una invalidità certificata dalle commissioni Inps. La classifica regionale è guidata da Bari (26mila pensioni e 47mila indennità). Poi ci sono Foggia (13mila pensioni e 22mila indennità), Taranto (11mila e 21mila), la Bat (9mila e 14mila) e Brindisi (7mila e 15mila).

L’entità economica dell’assegno varia. Lo stato di invalidità civile si ottiene dal momento in cui viene registrata una percentuale di invalidità pari al 33 per cento. Dal 74 per cento in poi si ha diritto a percepire l’assegno di invalidità pari a 279 euro, qualora non si superi il limite di reddito lordo di 4mila 800 euro all’anno. L’indennità di accompagnamento, circa 500 euro, non ha né tetto di reddito né limite di età e si assegna alle persone non più autosufficienti. Tuttavia la crescita impetuosa di invalidi è proporzionale ai dubbi che da sempre aleggiano attorno al rilascio delle invalidità.

Michele Caradonna, presidente dell’Anmic Bari (Associazione nazionale mutilati e invalidi civili), ha un’opinione diversa: "Oggi, per come è strutturata la visita medica, è praticamente impossibile ottenere l’assegno se non hai alcuna invalidità. I controlli dell’Inps sono rigorosissimi". A Caradonna non piace neanche la definizione di "falso invalido" perché "anche loro per ottenere gli assegni devono dotarsi di referti e documenti sanitari. Quindi se vogliamo individuare i veri responsabili di questa storia, li dobbiamo cercare fra i medici che stilano quelle documentazioni o referti".

Ma va detto che il fenomeno dei falsi invalidi è ben presente nella regione. Impossibile fare un calcolo. L’ultimo falso cieco è stato beccato solo una settimana fa. L’uomo, leccese e residente a Prato, percepiva la pensione da otto anni. Casi come questo sono combattuti dall’Inps, che in Puglia deve far fronte anche a un altro fenomeno legato alle truffe pensionistiche: l’enorme mole dei falsi braccianti. La settimana scorsa la Procura di Bari ha scoperto un esercito di 500 falsi contadini che pagavano fino a 15 euro al giorno alle aziende per essere assunti in maniera fittizia e godere di varie indennità. "Questo sistema è sfruttato da aziende e faccendieri – commenta Giuseppe De Leonardis, segretario regionale della Flai Cgil – C’è un business alimentato a scapito delle

casse statali e dei veri lavoratori agricoli".

Diversa la considerazione del sindacalista sul fenomeno dei falsi invalidi: "La questione è annosa. Va detto che fra gli anni Sessanta e Ottanta la concessione dell’assegno non era molto selettiva, si concedevano invalidità anche per poco. Quelle pensioni diventavano una sorta di ammortizzatore sociale, servivano per compensare situazioni di disagio economico in un Sud che viveva di assistenzialismo".

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