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Vico, un paese a normalità garantita

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Riceviamo e pubblichiamo.  

 

 Questa mattina mi sono alzato e ho scoperto un paese a forte normalità. Davanti all’edificio scolastico delle scuole elementari, dove sono sistemati i seggi per il referendum, una pace e un silenzio normale. Un ordine ed una precisione di servizio e di voto da paese nordico, oppure, orientale. Nessun saluto da un marciapiedi all’altro, nessun strattonamento, nessun “ cumpà  “, nessuna promessa di lavoro, stabile oppure occasionale, nessun incarico ventilato, nessun regalo di frigorifero o asciugatutto, niente calzini spaiati, nessuno si è preoccupato di ricordarmi una parentela più o meno allargata e lontana, nessuna visita a casa, niente di niente. Nessun presidio in piazza San Francesco, i Cento Passi, dalla piazza al seggio, attraversando la villa comunale, totalmente liberi, nessun sbarramento e forche caudine davanti al cancello d’ingresso, nessun bigliettino di voto cacciato dal regipetto o mutandine, niente di niente. Silenzioso il telefono, scomparsi i galoppini e gli spicciafaccende, nessun invito a cena o pizza, niente di niente. I militanti? Manco l’ombra. Le sedi dei comitati aperti ad orario, manco per ca..o. Il personale dei seggi? Tranquilli, con il viso sereno, non affaticati. Gli Amministratori? Al mare. Le previsioni ed i sacchetti di sale di Vanna Marchi, e quelli del mago Otelma? Chissenefrega.
Una sola parola d’ordine:” So d’ Voich e n’ m’ froich “ . Normale, tutto normale. Buona domenica!

Michele Angelicchio


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