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Bari/ Dopo il carcere anche un anno di lavoro nei campi per i boss della mafia foggiana

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Il gup barese Rosa Anna De Palo ha condannato otto persone a pene comprese fra i dieci anni e i quattro anni e otto mesi di reclusione nell’ambito del processo ‘Corona’ sulla mafia foggiana.  Gli imputati sono i presunti capi e promotori della associazione per delinquere armata di tipo mafioso denominata ‘Società’ e finalizzata alla commissione di reati in materia di armi ed esplosivi, traffico di stupefacenti, estorsioni a imprenditori, riciclaggio e ricettazione di veicoli. La sentenza è stata emessa al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato.

La condanna più alta, a dieci anni di reclusione, è stata inflitta nei confronti di Emiliano Francavilla; otto anni e sei mesi per suo fratello Antonello Francavilla; sei anni e otto mesi per Mario Lanza e Francesco Sinesi; cinque anni e quattro mesi a Fabio Trisciuoglio; cinque anni nei confronti di Ernesto Gatta e Giuseppe Trisciuoglio; quattro anni e otto mesi a Federico Trisciuoglio.

Il giudice ha inoltre applicato la misura di sicurezza della assegnazione a una colonia agricola per la durata di un anno dopo l’espiazione della pena ai fratelli Francavilla, a Lanza, Sinesi e Federico Trisciuoglio e quella della libertà vigilata per gli altri, fra cui Fabio e Giuseppe Trisciuoglio, figli del capo clan Federico. Nel processo erano costituite parti civili il ministero dell’Interno; la Camera di commercio di Foggia, rappresentata dall’avvocato Gianluigi Prencipe, e la Federazione antiracket italiana, difesa da Angela Maralfa.

Nell’ambito dello stesso procedimento nell’ottobre 2014 altri 11 imputati, fra i quali il boss Raffaele Tolonese, erano stati condannati per mafia ed estorsioni e altri otto sono
attualmente a processo con il rito ordinario dinanzi al tribunale di Foggia. Stando alle indagini dei carabinieri del Ros, coordinate dai pm della Dda barese Giuseppe Gatti e Lidia Giorgio, la cosiddetta ‘Società foggiana’, oltre a gestire i traffici illeciti sul territorio, stava stringendo accordi con le organizzazioni mafiose dei Casalesi e Cosa Nostra. L’indagine nel luglio 2013 portò all’arresto di 24 persone, tra cui i boss attualmente detenuti e condannati.


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