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La sfilata dell’orgoglio parte da Vieste e cambia pelle

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La parata per i diritti degli omosessuali a Taranto il 2 luglio. Ma sarà diversa dal passato. Appuntamenti per la Pride week in tutti i capoluoghi. Si parte da Vieste il 25 giugno.

 

 La qualificazione «gay» anteposta al Pride è caduta da tempo. Quest’anno, però, la sfilata pugliese dell’orgoglio omosessuale, che nasce dai moti di Stonewall del 1969 per rivendicare pari diritti, si trasforma ancora. Programmata per il 2 luglio a Taranto, anticipata da una serie di appuntamenti in tutta la regione e dedicata alle vittime di Orlando, sarà una manifestazione trasversale, che rappresenta tutte le diversità. Quelle di orientamento sessuale — all’omosessualità sono affiancate nella rivendicazione bisessualità, transessualità, intersessualità — ma anche quelle sociali, dei tarantini che si sentono emarginati, stretti come sono tra il bisogno di lavoro e il diritto alla salute. «Ambiente, lavoro, salute sono i tre punti focali», rivela Miki Formisano, portavoce del Puglia pride ed esponente di quella minoranza nella minoranza che sono i transessuali, passato, non senza moltissimo dolore, dalla condizione di «femmina biologica» a quella, risolta, di uomo. Un’esperienza che ha raccontato nel toccante libro «Resto umano». «Rivendichiamo diritti per tutti — spiega Formisano — questo sarà un everybody pride, l’orgoglio di tutte le diversità». L’intenzione è chiara, anche se magari disorientante per chi vede il Pride come l’occasione di una comunità per ritrovarsi e di tutti gli altri per riflettere sui diritti ancora da conquistare. Tuttavia il risultato potrebbe essere una partecipazione ancora più massiccia rispetto alle ultime sfilate regionali: nel 2014 sono stati circa tremila a sfilare tra i perplessi leccesi; nel 2015 «Fuggi a Foggia» ha richiamato diecimila manifestanti e ha visto una città apertamente contagiata dalla festa. La voglia di far uscire Taranto dal suo drammatico isolamento, già testimoniata dalle folle che partecipano al concerto del primo maggio «alternativo» al tradizionale appuntamento di piazza San Giovanni a Roma, organizzato dai sindacati, potrebbe portare per strada nel nome di «Due mari di diritti», slogan di quest’anno, un numero ancora maggiore di manifestanti. Sebbene, fin qui, la risposta soprattutto degli artisti sia stata tiepida, lamenta Rosa Perrucci, una degli organizzatori. Così tiepida che a far da padrino all’evento pugliese è stato chiamato il senatore del Pd Sergio Lo Giudice, secondo firmatario della legge sulle unioni civili e esponente delle famiglie Arcobaleno. E tuttavia, proprio per la sua collocazione politica, considerato divisivo da una comunità piuttosto allergica alle bandiere di partito. Chi fin qui è stato sempre benaccolto, nonostante l’appartenenza al Pd, è Michele Emiliano, paladino della causa dei diritti civili fin da quando era sindaco di Bari. Proprio ieri ha dato il via alla elaborazione di una legge regionale contro l’omofobia, attraverso la sua consigliera politica Titti De Simone che ha avviato la fase di consultazione proprio con le associazioni promotrici del Pride.


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