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Il Commissario Antimafia “ascolta” il territorio. Oggi anche a Vieste l’audizione con amministrazione comunale, associazione Antiracket, organizzazioni sociali ed economiche

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Inizia oggi a Foggia la due giorni della commissione parlamentare an­timafia. Si tratta dell’undicesima vi­sita della commissione in circa trentanni di attività. Al Palazzo del Governo saranno ascoltati prefetto, questore, coman­danti di carabinieri e Guardia di Fi­nanza, magistrati per fare il punto sul­la situazione della «vertenza sicurez­za» in quella che è la seconda pro­vincia per estensione d’Italia e dove opera la quarta mafia d’Italia, come l’ha definita l’ex procuratore nazio­nale Dna Franco Roberti. La definizione di «quarta mafia d’Italia», dopo Cosa nostra siciliana, la ‘ndrangheta calabrese, e la camorra campana, racchiude tre distinte or­ganizzazioni criminali che spesso so­no in affari, ma che hanno strutture e capi ben distinti: la «Società foggiana», la mafia più vecchia per essere nata negli anni Ottanta che opera su Foggia e nell’alto Tavoliere; la mafia cerignolana nata sul finire degli anni Ottanta: è la più ricca, capace sia di un ferreo controllo del territorio (dal ‘94 ad oggi gli omicidi di mafia sono stati ima mezza dozzina; vige inoltre ancora il divieto di spacciare eroina in loco), sia di diversificare gli affari, che vanno dai traffici di droga al riciclaggio di mezzi rubati, sino ai grandi furti in depositi e ditte di tutta Italia con ri­cettatori locali pronti a piazzare la re­furtiva, mentre non è ancora chiaro se la bande specializzate in assalti paramilitari a caveau e blindati siano esse stesse un ramo della mafia del basso Tavoliere o se non ne facciano parte. E infine c’è la mafia garganica nata sul finire degli anni Novanta dall’evoluzione in clan mafiosi di al­cune famiglie coinvolte in faide: in quegli anni c’era un gruppo dominan­te – il clan dei montanari – alleato a varie batterie sparse sul promontorio; adesso la situazione non vede più un clan dominante ma una mezza dozzina di clan tra Manfredonia, Monte Sant’Angelo, Manfredonia, San Ni­candro, Vieste che si fanno la guerra. Quella odierna è l’undicesima visita in città della commissione parlamen­tare antimafia: la prima fu nell’autun­no dell’86, ben 33 anni fa, sull’onda del clamore suscitato dalla strage al cir­colo Bacardi del primo maggio ‘86. Già l’8 febbraio scorso peraltro il senatore Nicola Morra, nominato a novembre 2018 presidente della commissione an­timafia succedendo a Rosy Bindi, era stato a Foggia per un vertice in pre­fettura dopo 1’ escalation di attentati dinamitardi e incendiari in città re­gistrati a gennaio. Che l’organismo parlamentare sarebbe presto tornato a Foggia era stato ribadito in aprile, do­po l’omicidio a Cagnano Varano del vice comandante della locale caserma dei carabinieri, assassinato da un an­ziano del posto, delitto che peraltro non ha nulla a che vedere con dina­miche di criminalità organizzata. Cos’è cambiato rispetto all’ultima visita dell’organismo parlamentare in città (26 aprile 2017)? Che nei mesi successivi (9 agosto) c’è stata la mat­tanza di mafia con 4 morti sulla strada Pedegarganica legati ad una guerra tra clan garganici e che fece riaccen­dere i riflettori dell’opinione pubblica nazionale sulla situazione della Capi­tanata e la brutalità della mafia gar­ganica che pur di assassinare un capo clan rivale non esitò a uccidere il co­gnato che gli faceva da autista e due fratelli in transito in auto sul luogo dell’agguato. Ora questa nuova visita ufficiale per un monitoraggio della situazione. La commissione oggi sarà a Vieste per incontrare i rappresentanti dell’amministrazione comunale, dell’associazione antiracket e delle varie organizzazioni sociali ed economiche.


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