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Vieste/ DE RERUM ORDINANZA RUMOROSA

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Salvo qualche lodevole eccezione, tutta una falange di fancazzisti (leggasi minoranza querula vs maggioranza silenziosa, fenomeno tutto italiano) è in fibrillazione isterica per via della recente ordinanza del sindaco che impedirebbe di potersela tirare fino alle 4 di notte sull’uscio di locali concept con lancette di orologio e volumi sonori ibernati alle 11 di sera.

E si, perchè molti di loro possono contare su orari di sveglie stile Jersey Shore posizionati più o meno intorno ore 12pm Central European Time, simulando che sono le 6 antimeridiane, ora di New York, per dire che anche loro sono working class tipologia early in the morning, cogito ergo sum fornaio prima dell’alba!

A scanso di equivoci diciamo subito che sarebbero bastati sottofondi lounge, qualche certificazione fonometrica, qualche orgogliosa dritta agli avventori del tipo “Guarda che il mio locale non è uno dei peggiori bar di Caracas e non ti confondere!” e l’aderenza a norme comportamentali decenti, scevre da troglodizie urlate ai tavoli, telefonate cafonal, risate smargiasse, parcheggi, accelerate, impennate e occupazioni da sfida all’Ok Corral e, come d’incanto, di quell’ordinanza non si sarebbe visto neanche il logo del Comune.

Anzi resteremmo anelanti di standard da “Florida del Sud” come definì allora felicemente la Puglia, Vieste inclusa, l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi. Allora sì che e a quel punto si sarebbe potuta tirarla fino allo spuntare del sole senza polemiche terzomondiste.

“Ma ci dobbiamo divertire!”, “Qui non ci divertiamo più! Ma che siamo in un Convento?!” gracchiano i farisei della Movida, nell’illuminante accezione descritta appena ieri egregiamente da Antonio Polito sul Corriere della sera. I più intellectual da Playstation (U Madonna mije!) o quelli alla Sky Q profilo Cattelan (Signor, mittic i men Tu!) rievocano financo che su Vieste sembra calato il sudario della Firenze di Savonarola e via iperbolando, ma non appena gli chiedi il significato vero della parola divertimento eccoteli colti da paresi facciale per cessata attività cerebrale.

Ma cerchiamo di essere costruttivi e inclusivi. Se fosse coltivata la best practice di accordi fra associazioni di categoria degne di rappresentatività definiti, aggiornati e sottoscritti regolarmente nella preseason turistica in un tavolo tecnico istituzionalizzato, ecco che molti aspetti controversi della vivibilità estiva potrebbero ambire a livelli di organizzazione nondico da Uefa Champions League, ma faremmo contenti Montecchi e Capuleti, Tramaglini e DonRodrighi, registratori di cassa e servizio ai tavoli.Un tentativo lodevole in tal senso è approdato alla recente adozione del Piano Strategico del Commercio. Basterebbe anche un po’ leggerlo per scorgervi segnali incoraggianti.

Il problema però è che una dinamica campionatura di questa città a parole invoca regole ma nei fatti ne rimane allergica se non aliena. Come perchè? perchè nell’arbitrio ci si spanza con i propri comodi dell’orticello, ci si fabbrica il makebyyourself in tutto e per tutto: dai volumi degli altoparlanti ai martelli pneumatici a servizio della propria casa, del B&B che deve aprire subito, rindondanti alle 2 del pomeriggio in una giornata bluechip -anche sabato o domenica- di luglio.

E’ filosofia trita & ritrita di una più che collaudata becera viestanità che trova anche la facciatosta di animarsi e ammantarsi di finto moralismo tra le pieghe dei social.

Il problema è anche che larga parte di questa minoranza porta le stimmate di chi cerca il senso dell’esistenza dalla mezzanotte in poi, scrutandoselo nel fondo di un bicchiere o di una bottiglia lasciata sui muretti di Piazzetta Petrone o sulla scalinata dell’ex Convento o di qualche bravata scalciasegnale, scalciacassonetto o smerda-l’aiuola come si usava una volta tra i tifosi del Millwall nel New Cross londinese, ora redenti.

Naturalmente è la schiera di chi, in larga parte, non ha il problema di alzarsi la mattina presto, come quel, suppergiù, 60% dei viestani, che ora et labora porta il pane a casa e lo porta come corrispettivo di un lavoro distante anni luce dagli stipendi welfare alla Lamborghini,immolato com’è fino all’ultima goccia di sudore dalla “illuminata” casta di certi datori overprofit che li apostrofa a suon di “cerca di andare a dormire presto la sera!” quando confondono il cappuccino col latte macchiato proprio perchè hanno dormito male causa Movida.

A tutelarne le poco legittime aspettative ti ritrovi anche campioni di sdottoreggiamenti sine titulo di vocazioni turistiche all’amatriciana (trends & standards & targets chewingano all-day-long non appena gli domandi qualche exit-poll sulle presenze) sul senso di un’ordinanza che in una località turistica con la “T” maiuscola, come quelle che cominciano a formicolare sulla dirimpettaia costa croata, non avrebbe -in quel caso si!- neanche avuto senso emanare. E sapete perche? perchè è norma di civiltà autoporsi, senza che te lo imponga l’autorità, limiti responsabili alla propria libertà per non incidere in quella degli altri, soprattutto se si va ad arare il campo delle tutele costituzionali (diritto alla salute, ergo diritto al riposo).Ma tant’è!

Un sondaggio degno della demoscopia più accreditata rilegherebbe il DNA di questa minoranza nei microscopi dei laboratori di analisi per la profilassi da streptococchi tardoesistenziali; a queste latitudini invece, lo ergiamo a pseudofonte del diritto di Ordinanza.

Resta vero il paradosso che spiegano alle scuole di giornalismo: di questi tempi in un bosco fa più notizia un albero che cade, e mai si menziona la virtù di quelli attorno: dritti, sani e rispettosi della vocazione naturale della foresta.

#decrescitafelice
#pertuttoilrestocemastercard
#succedesolodaMcDonald‘s

Carmine Azzarone Karazz


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