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Energas a Manfredonia, Padre Moscone: “Un progetto ambiguo”

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La vicenda Energas di nuovo al centro dell’attenzione pubblica, ma non della popolazione manfredoniana, ancora molto indifferente, ma del suo arcivescovo, Padre Franco Moscone che ha centralizzato l’omelia di Natale proprio su questo tema. “Sono preoccupato per la vicenda “Energas” che, dopo un periodo di latenza, quasi a sollecitare la positiva sentenza del Tar pubblicata il 19 dicembre, è tornata in questi giorni al centro dell’attenzione pubblica. Eppure il territorio di Manfredonia è individuato nella normativa italiana tra i siti SIN: “Siti d’Interesse Nazionale, ai fini della bonifica, in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell’impatto sull’ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico”. Posto quanto detto le mie preoccupazioni e della Chiesa locale vanno in una doppia direzione. In primo luogo mi chiedo se veramente si tratta di un’iniziativa imprenditoriale al servizio della popolazione della città Manfredonia e del suo magnifico territorio. Faccio mia la preoccupazione usando le parole di Papa Francesco che, nell’enciclica 2 Laudato si’ sull’ecologia “integrale”, al n. 182 così si esprime: “La previsione dell’impatto ambientale delle iniziative imprenditoriali e dei progetti richiede processi politici trasparenti e sottoposti al dialogo, mentre la corruzione, che nasconde il vero impatto ambientale di un progetto in cambio di favori, spesso porta ad accordi ambigui che sfuggono al dovere di informare ed a un dibattito approfondito”. Mi chiedo se sulla bilancia di un possibile sviluppo economico, valga la pena promettere posti di lavoro (tra l’altro difficile da computare) compromettendo l’equilibrio di un delicato ecosistema, già largamente provato, mettendo a rischio sia la salute di un’intera popolazione, sia il mantenimento di numerosi lavori esistenti e che stanno funzionando in altri settori, dall’agricoltura, alla pesca e al turismo. Un’industrializzazione sana, in grado di portare autentico sviluppo creando lavoro, non può porsi né in concorrenza, né in alternativa ai settori del primario e terziario mettendoli a rischio! A tali dubbi vanno aggiunte domande serie circa le future generazioni a cui dobbiamo consegnare la città ed il territorio: che tipo di impatto avrà un tale impianto sul territorio e sul suo mantenimento e sviluppo? Quanta possibilità di futuro sostenibile è realmente presente in una scelta imprenditoriale di questo tipo? Manfredonia non può dimenticare il suo recente passato industriale di cui porta ancora evidenti e indelebili ferite causate da un inquinamento devastante che, in nome di un progresso economico abortito, ha diffuso malattie le cui conseguenze si continuano a pagare oggi senza sapere ancora per quanto tempo. Ricordiamoci che territorio e città non sono nostre, ma di Dio e delle generazioni future, noi ne siamo solo i “custodi” temporanei! La seconda direzione delle mie perplessità è di tipo socio-politico. Sono convinto che una decisione di tale portata non possa essere presa ignorando o addirittura andando contro il parere espresso dalla cittadinanza attraverso un referendum popolare che, nel novembre 2016, ha espresso il proprio no con una maggioranza schiacciante superiore al 90 %. Andrebbe almeno riproposta, con una nuova consultazione, la partecipazione pubblica, dopo aver evidenziato lo stato della questione alla luce delle nuove conoscenze scientifico tecniche emerse nell’ultimo triennio. Siamo in un paese democratico e la Costituzione all’articolo 1 afferma che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Credo sia opportuno, oltre che corretto, ascoltare la voce della società civile attraverso gli strumenti che questa ha per esprimersi in modo autorevole e responsabile. Pertanto invito tutte le parti interessate al progetto e la cittadinanza a riflettere sul rapporto costi-benefici, a conciliare il lavoro con la salute della popolazione, a custodire un patrimonio ambientale da trasmettere sano e non inquinato alle generazioni future. Condanno energicamente la logica di chi volendo approfittare di tale impianto, per tutelare interessi economici, antepone il profitto di parte al bene  comune di una intera popolazione e del suo territorio. Diversamente, mi sembra che si vada per una deriva che non solo è contraria al Vangelo, ma anche alla Costituzione italiana”.


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