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20 Marzo/ GRANELLINI DI SENAPA

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Una madre si recò dal Buddha col corpicino del suo bambino appena morto e, costernata dal dolore, gli gridò: «Dammi una medicina per mio figlio!». Egli le rispose: «Va’ in città e portami un granellino di senapa da ogni casa ove non sia mai morta una persona». Ella andò, ma si accorse che in ogni casa era entrata la morte e allora concluse: «Sarà la stessa cosa in tutte le città. È la legge: tutte le cose devono passare».

«MAHABHARATA PURANA»

Questo apologo è presente in uno dei testi sacri buddhisti, il Mahabharata purana, e ben illustra l’atteggiamento radicale di accetta­zione e di distacco propria di quella religione che è espresso così in un altro passo: «Nessuna agonia angosciosa disturba il cuore fermo», che ha raggiunto il livello supremo del progresso spirituale, il nirvana. Cer­to, è questo un elemento significativo e realistico: «tutte le cose devono passare», proprio perché sono limitate e caduche. Il Salmista biblico osservava che «per quanto si paghi il riscatto di una vita, non potrà mai bastare per vivere senza fine e non vedere la tomba» (49,9-10).

Anche il cristianesimo conosce tutta l’impotenza della creatura di fronte alla morte: Cristo stesso ne sperimenta, come uomo, l’incubo e implora: «Padre, se è possibile, passi da me questo calice!» (Marco 14,36). Ma oltre la frontiera della morte egli riesce a penetrare perché in sé ha l’eternità del suo essere Figlio di Dio ed è per questo che, do­po l’ingresso di Cristo, la morte è stata irradiata di luce, ha ricevuto un fermento di vita, di eternità, di infinito. Morire, allora, non è un «passare» ma un «trapassare», ossia un andare oltre, sostenuti da quel lievito di vita, da quella divinità che si è imita alla nostra umanità.

Gianfranco Ravasi


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