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28 Marzo/ IL LUPO DELLA STEPPA

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Quando attorno a te c’è quiete e tu ti fermi terrorizzato, quando il lavoro diventa una fuga dall’angoscia e dalla responsabilità, quando senti battere in te il cuore crudele e maligno del lupo della steppa, allora non cercare un narcotico nel rumore e nella fretta snervante. Fissa risolutamente la tua im­magine finché non avrai trovato il fondo.

DAG HAMMARSKJÒLD

Ospitiamo nella nostra oasi di riflessione la voce di un cristiano autentico che seppe testimoniare la sua fede anche nell’impegno so­ciale da una posizione diplomatica e politica alta: è lo svedese Dag Hammarskjòld, segretario generale dell’Onu, morto in un incidente aereo dovuto a sabotaggio nel 1961, mentre era in missione di pace in Congo. Dalle sue note Tracce di cammino traggo questa considerazio­ne sulla crisi interiore. Non sempre brilla nel nostro cielo la luce; non di rado ci sembra di essere piombati sotto un’eclisse e tutto perde co­lore e bellezza. Ciò che prima ci entusiasmava ora ci deprime.

La quiete che ci dava serenità ora ci angoscia. Il lavoro che riem­piva i nostri giorni ora è solo un modo per non pensare e per agire senza responsabilità. I viaggi che prima erano conquista e apertura d’animo ora sono evasione e frenesia.

La musica si fa rumore, le per­sone infastidiscono, il gusto sembra essersi regolato solo sul sapore della cenere. E‘soprattutto il cuore s’incattivisce come un «lupo nella steppa». Ebbene, in quel momento, anziché cercare un narcotico, chimico o spirituale che sia, è necessario – suggerisce Hammar­skjòld – fermarci e fissare noi stessi, scavando fino al fondo dell’ani­ma.

Una simile riflessione vale soprattutto nei tempi morti o in quel­li festivi o di sosta quando più forte è la solitudine e la nausea per chi è in crisi, ma quando è anche più facile stare in silenzio e guarda­re seriamente e pacatamente in se stessi.

Gianfranco Ravasi


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