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6 Maggio/ FILOSOFIA

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Un poco di filosofia inclina la mente dell’uomo all’ateismo, ma la profon­dità in filosofia lo avvicina alla religione.

Francesco Bacone

Quando non ho sotto mano un testo da proporre per una riflessio­ne morale ricorro ad alcuni autori fissi che hanno la capacità di esse­re incisivi senza essere banali. Tra costoro c’è il filosofo inglese Fran­cesco Bacone (1561-1626), Francis Bacon nell’originale. I suoi Saggi sono spesso costellati da aforismi e da ritratti della vita umana pub­blica e privata, immersi in un cristianesimo forse un po’ «laico» ma dalle radici solide. Così, sfogliando quelle pagine, ho trovato un’os­servazione che mi ha colpito anche per la sua attualità.

Chi scava in profondità nella realtà attraverso il pensiero scopre orizzonti sempre nuovi che lo conducono a essere molto più esitante nell’attribuire al­la ragione risposte definitive.

È solo chi si ferma sulla superficie che è convinto di avere in ma­no tutto, di non avere bisogno di nessuna esitazione, di non sospet­tare nessuna trascendenza e, così, di poter formulare giudizi ultima­tivi, spazzando via ogni Dio e ogni mistero. Il grande filosofo è sempre aperto a nuovi percorsi e a incontri insospettati.

Vorrei, allo­ra, lasciare la parola a un vero genio, Galileo, che nella sua opera II saggiatore, scritto rigorosamente scientifico, osservava: «Infinita è la turba degli sciocchi, cioè di quelli che non sanno nulla; assai sono quelli che sanno pochissimo di filosofia; pochi son quelli che ne san­no qualche piccola cosetta; pochissimi quelli che ne sanno qualche particella; uno solo, Dio, è quello che la sa tutta».

Gianfranco Ravasi


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