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9 Maggio/ NEL CESTINO

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Quando avremo quarant’anni altri uomini e più validi di noi ci gettino pu­re nel cestino come manoscritti inutili.

FILIPPO TOMMASO MARINETTI

Qualcuno dirà: «Cosa mai gli è venuto in mente per proporre una frase così brutale e insensata?». È vero: ho esitato prima di proporla dopo averla trovata nella recensione di un’opera intitolata II secolo dei giovani. A scriverla è stato un autore stravagante e provocatorio, quel Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) che fu il fondatore del futuri­smo e che non esitò a celebrare la retorica bellicista e nazionalista ma anche ad aggredire alcuni valori tradizionali.

Tuttavia, lasciando per­dere il particolare della frontiera dei quarant’anni, c’è una riflessione che si può utilmente estrarre anche per noi, lontani dal fascismo e dal­l’enfasi degli anni in cui visse Marinetti.

In una società che esalta il benessere fisico, la bellezza esteriore, i «palestrati» e il silicone, l’attivismo e la frenesia nel fare e nel gode­re, è facile essere gettati nel cestino se si è appena un po’ avanti negli anni o inetti o malandati.

Certo, ci sono ricoveri e ospizi, anche di lusso, ci sono agenzie di sostegno e norme di tutela per disabili e per vecchi, ma c’è anche la fredda percezione che queste persone sono solo un peso a cui si destinano molti fondi ma poca comprensione, vicinanza, amore. Detto questo, vorrei però aggiungere un codicillo realistico: bisogna che anche l’anziano e il malato siano coscienti del loro limite e non diventino pedanti, pretenziosi, acrimoniosi.

Anche questo è un segno di dignità. Aveva ragione lo scrittore moralista francese La Rochefoucauld quando nelle sue Massime (1664) osser­vava che «pochi sanno essere vecchi».

Gianfranco Ravasi


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