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25 Maggio/ IL PIÙ BEL RISO

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Saltando fuor del letto, corse verso un altarino che quivi era, e togliendo il suo Crocifisso, lo sconficcò dalla croce e abbracciandolo stretto cominciò a correre in su e in giù per la camera dicendo: «Amore, amore; amore non amato e non conosciuto da nessuno…», facendo il più bel riso, con un giu­bilo che era una consolazione a sentirla.

MARIA MADDALENA DE’ PAZZI

Proprio come in questa giornata, nel 1607, si spegneva dopo bre­ve agonia la nobildonna Maria Maddalena de’ Pazzi, monaca car­melitana nel monastero del quartiere più povero della Firenze di al­lora. La sua era stata una vita di infermità e di sofferenze e la scena che abbiamo ritagliato dalla sua biografia I quaranta giorni è la testi­monianza dell’atmosfera mistica nella quale essa aveva vissuto la sua esistenza tormentata. Ciò che vorremmo sottolineare in questa descrizione, che nasce dalla testimonianza (trascritta da altri) di Maddalena, è l’intreccio tra amore e gioia.

Da un lato, c’è il tipico linguaggio dell’amore che predilige la ri­petizione: «Amore, amore; amore non amato…». L’autentica esperienza di fede è, certo, anche conoscenza, ma è soprattutto passione, idesione amorosa, comunione intima. Ecco, appunto, quell’abbraccio intenso col Cristo «sconficcato» dalla croce.

D’altro lato, però, la vera fede è festa, è letizia intima e assorbente, è gioia incontaminata. Significativo è quel «bel riso» che affiora sulle sue labbra, un riso che a dimenticare la sofferenza. Gesù stesso aveva amato i banchetti e aveva invitato i suoi discepoli a non sfigurarsi il viso per ostentare digiuno e penitenza. C’è nella fede genuina una lievità, una freschezza, una spontaneità che incantano. Anche di questo ha bisogno un mondo sempre più incupito o sguaiato.

Gianfranco Ravasi


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