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2 Luglio/ RIFIUTARE

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È inutile parlare molto quando si rifiuta di concedere qualcosa; l’altro sen­tirà sempre e solo il no.         

JOHANN w. GOethe

Accade a tutti di dover rifiutare un favore: non è detto che sempre lo si faccia di malanimo o per egoismo. Le ragioni possono essere fon­date e quindi si ricorre a un’argomentazione o a scuse motivate. Tut­tavia – ci ammonisce Goethe nel suo dramma Ifigenia in Tauride (1787), mirabile ripresa dell’omonima tragedia del greco Euripide – quel che rimane nell’altro che si era rivolto a te è il no, il diniego, il rifiuto. Na­scono, così, freddezze e recriminazioni non sempre giustificate. Di fronte a questo dato di fatto vorremmo fare due considerazioni.

La prima riguarda le domande di favori. C’è spesso una petulan­za, un’insistenza e una pretesa che diventano insopportabili. Molti sono sottilmente convinti che la loro richiesta sia quasi un diritto. C’è, poi, anche il fatto che spesso una concessione riservata a uno di­venti causa di rimostranze e recriminazioni da parte di un altro. Vol­taire (1694-1778) attribuiva questa battuta al Re Sole, Luigi XIV: «Tutte le volte che assegno una carica faccio cento scontenti e un in­grato». Un po’ di pudore e di discrezione nell’avanzare richieste sa­rebbe, perciò, salutare.

C’è, però, una seconda osservazione da fare. Talvolta il rifiuto na­sce da egoismo, pigrizia, disimpegno. E allora vale sempre il monito di Gesù: «Quante volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fa­telo a loro» (Matteo 7,12). La generosità è segno di carità e di animo nobile, soprattutto quando costa fastidio e fatica. «E più facile essere generosi che non rimpiangerlo» diceva lo scrittore Jules Renard.

Gianfranco Ravasi


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